Archive for the ‘discussioni’ Category

La guerra dei Maestri /2

Maestro unico o pluralità docente?

Le polemiche di questi giorni sulla riforma della scuola mi suggeriscono una riflessione e soprattutto fanno sorgere alcune domande:

DIFENDIAMO L'ISTRUZIONE PUBBLICA da marinayeri.

– può un unico maestro insegnare tutti gli stili di tango?

– è vero secondo voi che chi insegna troppi stili non può farli bene tutti?

– meglio avere un unico riferimento didattico o cercare diverse esperienze/conoscenze?

A voi il dibattito… buona discussione 🙂
Deborah

Piccoli tangheri crescono

Dopo la lieta notizia della nascita del bimbo di Niky ho scoperto che diversi blogghisti sono genitori e mi incuriosisce sapere che rapporto c’è tra voi e i vostri figli, piccoli o grandicelli che siano.

Foto by Jazk

Non tanto sapere come fate a conciliare il tango con la famiglia, anche questo molto interessante, ma piuttosto sapere se e come cercate di avvicinare i vostri pargoli al tango.

[YOUTUBE=http://www.youtube.com:80/watch?v=BXcF3VXqXK8]

Fate loro ascoltare dei tanghi in casa? Fate vedere qualche passo? Parlate della vostra passione? Stimolate la loro curiosità nella speranza di contagiarli? Oppure non li coinvolgete affatto nel vostro mondo del ballo e per loro siete solo la mamma e il papà?
Chi ha voglia di raccontarsi?

Tango di stagione

C’è secondo voi una stagione per il tango?

 Foto by Nathy Silva

Non intendo stagione della vita, ma periodo dell’anno. Questa curiosità mi è nata dopo aver sentito una sera d’estate questo commento: “ma il tango è invernale!”.
Sinceramente dopo tante definizioni questa mi mancava.

Qual è la vostra idea in merito? Per voi è più un’attività estiva da godersi nelle calde milonghe sotto le stelle o preferite abbracciarvi al chiuso nelle fredde serate invernali?

Personalmente non sento alcuna differenza tra estate e inverno, quando la passione è tale da diventare un bisogno non è certo il clima a cambiare le cose.

Al pianoforte…sulla spiaggia.

Ieri mi sono regalata una intera giornata di mare. Visto che son di Rimini, si potrebbe pensare che sia normale, ma da buona riminese non è così. Il mare è sempre li, ma ti deve chiamare. E ieri mi ha chiamata: un cielo terso e azzurro dopo una serata di pioggia; la sabbia fresca, non ancora completamente asciutta, compatta, contrariamente al solito le impronte restano a lungo, un’aria frizzante….

Come di rigore, ogni volta che faccio una cosa del genere, prima c’è il salto in libreria. E la scelta del libro per queste giornate deve essere casuale. Non posso leggere un libro che ho già a casa. Mi lascio guidare dall’istinto e dall’umore della giornata.
Appena entrata in libreria, il tendone del porto, la mia attenzione è stata catturata da una raccolta delle Edizioni Einaudi in bella mostra di se. Di solito le collezioni non le guardo nemmeno, con quei libri tutti uguali, ma stavolta è stato diverso. Mi attirava proprio il loro ordine. Ho scorso i titoli e l’occhio ha scelto “Al pianoforte” di Jean Echenoz. Mai sentito. Proviamo mi son detta!

 

Il libro non parla di tango, ma di musica e amore, e potrebbe però essere la storia narrata in un tango.
La colonna sonora, in cuffia, mentre lo leggevo non poteva che essere il tango: una splendida selezione di Mosalini, in particolare un “Adios Nonino” (QUI imperdibile) ascoltato e riascoltato in un repeat senza fine, immaginando Max al pianoforte.
😉
Max Delmarc è il protagonista del romanzo e suona il pianoforte, lo stesso pianoforte del titolo. L’autore lo porta in scena così:
“…si era appena sfilato l’impermeabile e a un tratto, quando meno se lo aspettava, Bernie gli diede un’energica spinta sulla schiena proiettandolo oltre il sipario, e i flutti allora si trasformarono in tempesta ed eccolo li, il pianoforte. Eccolo li il terribile Steinway, con la sua lunga tastiera bianca pronta a sbranarti, quella mostruosa dentiera che ti stritolerà con tutto il suo avorio e il suo smalto, che ti aspetta per ridurti in brandelli…..Ci si sedette davanti, il direttore brandì la bacchetta, subito scese il silenzio ed ecco, ci siamo, non ne posso più. Questa non è vita. Ma non esageriamo. Sarei anche potuto nascere e morire a Manila, venditore di sigarette al pezzo, lustrascarpe in Bogotà…E allora forza, visto che siamo qui, primo movimento, op. 21 di Frederic Chopin!”    (pag 9).

Prosegue poi descrivendo le senzazioni provate dal protagonista in quel momento. Mi son sembrate molto simili a quelle che, bene o male, possono accompagnare il primo tango della vita:
Dalla sala, perfino dalla prima fila, nessuno immagina quanto sia difficile. Sembrerebbe che non ci voglia niente. E in effetti, per Max, le cose decollano rapidamente. Quando l’orchestra attacca la lunga introduzione si sente più tranquillo. E non appena tocca a lui, non appena entra nel movimento, tutto va meglio. La paura si attenua in capo a qualche battuta, per svanire dopo la prima stecca, una bella stecca, in un passaggio veloce, di quelle che si perdono nell’insieme e non hanno alcun peso. Dopo la stonatura Max si sente liberato. Adesso ha la situazione in pugno, passeggia, ci sguazza. I semitoni lo ispirano, le pause di semiminima sono esatte, le successioni di accordi si posano come uccelli ballerini, vorrebbe andare avanti all’infinito ma ecco, fine primo movimento. Pausa.”   (pag 10)

Proprio così; il primo tango. Ti senti gli occhi addosso, hai paura di sbagliare, di annoiare, di non ricordare più nulla. Però se il tango ti prende, dimentichi tutto e voli sulla musica con lui. Magari non proprio al primo tango, ma prima o poi succede!!! E sei preso! 😉

Max vive con la sorella e da sempre ama e insegue una donna. Una donna che non conosce, ma che osservava di nascosto ai tempi del conservatorio. Una donna troppo bella per tentare di avvicinarla. Una donna troppo bella da essere solo sognata. Una donna partita per chissà dove alla fine degli studi.
Max la sogna ancora ogni sera, nonstante siano passati tent’anni: pensa a lei ogni giorno, crede di vederla in molte occasioni, prova a inseguirla scoprendo che non è lei… Sogna di averla ai suoi piedi mentre suona il pianoforte…. Ma non ha idea di dove possa essere.

Monumento a Chopin – Parc Monceau – Paris
“Bernie seguì Max rassegnato verso il cancello sud del parco, premurandosi comunque
di evitare, per principio, il monumento a Chopin – che lo ritrae al pianoforte, in piena
azione, intento a strimpellare chissà quale mazurka mentre l’immancabile fanciulla
seduta sotto lo strumento, i capelli ricoperti da un velo e curiosamente dotata di
piedi enormi, concentratissima, si copre gli occhi con una mano in preda all’estasi
<<Cazzo ma questa musica è troppo bella>> o all’esasperazione
<<Cazzo non ne posso più di quest’uomo>>.”
   (pag. 31)

Colpo di scena: la prima parte del libro si conclude con l’uccisione di Max durante una rapina; la seconda parte è ambientata in una specie di “Centro di Orientamento specializzato” dove il protagonista aspetta di conoscere il suo futuro: tornerà sulla terra, nella sua città, per l’eternità, ma con un nuovo aspetto, sotto un’altra identità, con l’obbligo di cambiare attività e l’assoluto divieto di contattare persone conosciute da vivo, di farsi riconoscere, di riallacciare vecchi rapporti. Pena grandi sofferenze: l’inferno, un inferno dell’anima.

Il ritorno al mondo avviene a Iquitos, nel sud dell’America, dove Max viene mandato per crearsi la nuova identità. Nuovo nome: Paul; nuovo lavoro: barista in un Hotel di Parigi; nuova vita, ma vecchi i ricordi. Ancora sogna di lei… e il caso vuole che in questa “rinascita” finalmente la incontri. Proprio lei, la donna dei suoi sogni, la sempre amata. Finalmente l’ha ritrovata … cerca di contattarla, contravvenento alle regole del Centro. Così arriva il suo inferno: nemmeno in questa vita potrà averla: lei è di un altro. Potrà solo continuare a sognarla, a immaginarla, a guardarla in segreto, a desiderarla … e questa volta sarà per l’eternità ….

Dite se non è una storia da tango. Una storia d’amore struggente, solo promessa, solo sognata, solo accennata, impossibile come quella che dura i i tre minuti di un tango o per l’eternità.

JEAN ECHENOZ – AL PIANOFORTE – EINAUDI

Una lettura insolita sotto l’ombrellone 😉
Un caro saluto
Chiara

Metti una sera in milonga

E’ una sera di quelle cha fa caldo, molto caldo, in cui ogni tango ti regala gocce di sudore. Ma non puoi star fermo.
E’ una sera d’estate, l’aria è ferma, e ogni tango ti regala una sorpresa, un incontro. Non puoi farlo aspettare.
E’ una di quelle sere che balli e non sai nemmeno tu cosa stai facendo. La musica ti suggerisce i passi. La ballerina ti vola fra le braccia.
E abbraccio dopo abbraccio, incontro dopo incontro, tango dopo tango, si fanno le tre.
Restano poche coppie in pista e la dj sperimenta nuove sonorità.

La testa ti dice di andare, sei stanco; ma i tuoi piedi vogliono restare, vogliono disegnare ancora tango.
E allora perchè non farlo in modo naturale, senza costrizioni.
Perchè non sentire l’energia del piso sulle piante dei piedi, ormai stanche?
E partono le scarpe, una dopo l’altra, e parte il tango: un tango tribale, un tango contagioso, un tango a tierra…

A piedi nudi nel Tango – Foto by Chiara

Il bello del tango è che regala ogni volta nuove emozioni. E per dirla alla Felix:Gracias parejas de bailarines!”.

Le vacanze e il tango

Eccomi di ritorno da una splendida settimana di vacanza tangosa! Il posto era magico (il Monte Conero) … mi sono divertita un sacco. Tanto relax con panorami mozzafiato, un pò di studio e il tango quanto basta la sera 😉

Sto preparando cosette per voi, ma intanto vi lascio con una domanda: ma il tango anche in vacanza? 🙂