Tango a Venezia. Espressioni di un rito

Lucia De Marchi e Donatella Davanzo

È una notte d’eTango a Venezia. Espressioni di un ritostate veneziana. L’ora non ha importanza. D’estate a Venezia la notte ha un solo unico, lungo sapore, che muta col salire e scendere della marea; un unico colore, che dal tramonto all’alba prende mille sfumature, mille iridescenze, ma è uno solo, indissolubile. Non puoi frazionarlo in minuti, scomporlo in scansioni temporali. D’estate, a Venezia, le notti non hanno tempo. Possono durare un palpito, o recare con la brezza il senso – e il peso – di una vita intera.
In questa notte senza tempo, un vaporetto della linea uno in arrivo dal Lido scivola pigro nell’acqua piatta. Transita davanti allo stupore di San Marco, illuminata di bellezza, e senza fretta imbocca il Canal Grande, lasciandosi a sinistra la meraviglia di Punta della Dogana e a destra una lunga teoria di palazzi assopiti uno contro l’altro. Ma non tutto dorme: nell’aria, ripulita dal calore del giorno, si spande una musica che il clangore del motore tenta per qualche istante di sovrastare, uscendone sconfitto. Una musica esotica eppure familiare, che penetra dentro man mano che si fa più chiara e va a toccare corde profonde prima che si riesca non tanto a contrastarla, ma anche solo ad accorgersene.
Un tango! L’occhio corre alla basilica della Salute. Le note arrivano da lì, dove un gruppo di persone si sta muovendo al ritmo della musica. Il vaporetto procede nella sua corsa onirica, mentre i corpi seguono con eleganza le geometrie disegnate dalla melodia. I movimenti e i suoni sono un tutt’uno con l’architettura. E quella non è più Venezia, o Buenos Aires. È immediatamente un luogo altro, in cui la potenza dell’evocazione ti trasporta in un solo istante.
Un film? No, le figure sono sole, illuminate dalla luce di sempre. Il vaporetto accosta al pontile. Nessuno scende, nessuno sale. Stanno danzando per il solo piacere di farlo. Assistiamo tutti allo spettacolo. I ballerini seguono concentrati il loro percorso, il pubblico improvvisato ne segue altri, più intimi e inaspettati, prima che il marinaio suggelli la visione con il colpo metallico del barcarizzo che si chiude, per un altro viaggio che da quel momento ricomincia.
Ecco il mio incontro con il tango a Venezia. Penso che la condivisione di questo momento sia la miglior introduzione che possa offrire al lavoro di Lucia De Marchi e Donatella Davanzo. Perché se Venezia è la non forma di tutte le forme, e porta in sé la traccia di tutto ciò che l’uomo ha vissuto, sta vivendo e vivrà, è altresì vero che il tango e la milonga sono la colonna sonora ideale per questa inafferrabilità che tanto attrae, e che tanto amore suscita. Un movimento libero all’interno di una struttura ferrea. Pura improvvisazione dentro a regole auree. Così è il tango. Così è Venezia. Danza della carne e danza dell’anima, tutto in uno.
Alberto Toso Fei
ISBN 978-88-88475-38-7        18 euro       Maggiori informazioni a info@francopuzzoeditore.it

Tango a Venezia di Donatella Davanzo (424 x 600)TANGO e VENEZIA, cos’hanno in comune? Molto, a giudicare dall’opera di Lucia De Marchi -antropologa nonché tanguera trevigiana – e Donatella Davanzo – antropologa e fotografa triestina.
Il Romanticismo, il mistero, l’intimità, il tempo sospeso è ciò che appare sfogliando le immagini suadenti del libro, colte nella scena di danza del tango argentino ballato a Venezia.
Le autrici hanno percorso la notte veneziana per scoprire l’intrigante connubio di due realtà che trapelano entrambe mistero e intimità. Da un lato la città con i suoi scorci architettonici unici e dall’altro il tango argentino, ultimo baluardo del Romanticismo, ballato nei campi, campielli, chiese sconsacrate e saloni di splendidi palazzi da più di vent’anni.
Donatella Davanzo commenta: “Mi sono lasciata coinvolgere dal clima pieno di fascino che il movimento dei tangueros trasmette a chi osserva”.
Ma non è affatto facile né scontato cogliere dall’esterno quella particolare dimensione, quasi magica, che s’instaura tra i ballerini. Avvolgersi in un abrazo e piroettare sulle note melodiche di un tango assorbe totalmente le coppie di danzatori, i quali interpretano le note tra vari, passi, adorni e figure, dimenticandosi completamente della realtà esterna per vivere un momento intimo, del tutto personale e unico, nel tempo di una canzone.
Donatella Davanzo è riuscita, nei suoi scatti, a penetrare questo nobile linguaggio del corpo, immortalando dei particolari molto significativi. Ha saputo interagire con lo spazio veneziano, comunicando emozioni che solo Venezia dà, specialmente nella veste notturna, e soprattutto ha creato quel dialogo visivo tra luogo e danza.
Così, anche una volta terminato il viaggio suggerito dal testo e dalle foto, continua a riaffiorare l’ombra dei ballerini sulla Chiesa della Salute come l’espressione languida e appagata in un primo piano di ballerina con copricapo, che ricorda un quadro di Vermeer.
Carla Crevatin
Presidente Triestetango – Circolo del tango argentino di Trieste

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2 responses to this post.

  1. Grazie mille per la segnalazione! A chi volesse vedere alcune delle foto del libro, segnaliamo il catalogo online della mostra dedicata al progetto: http://tangoavenezia.wordpress.com/catalogo-tango-a-venezia/

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  2. Reblogged this on tangoavenezia and commented:
    Segnaliamo con piacere i commenti di Alberto Toso Fei e Carla Crevatin pubblicati dalla redazione di Faitango. it

    http://www.faitango.it/index.php?option=com_content&view=article&id=576%3Atango-a-venezia-espressioni-di-un-rito&catid=32%3Aprimo-piano&Itemid=74

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