Maestro unico o pluralità docente?

Le polemiche di questi giorni sulla riforma della scuola mi suggeriscono una riflessione e soprattutto fanno sorgere alcune domande:

DIFENDIAMO L'ISTRUZIONE PUBBLICA da marinayeri.

– può un unico maestro insegnare tutti gli stili di tango?

– è vero secondo voi che chi insegna troppi stili non può farli bene tutti?

– meglio avere un unico riferimento didattico o cercare diverse esperienze/conoscenze?

A voi il dibattito… buona discussione 🙂
Deborah

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72 responses to this post.

  1. @Deborah… CHE DOMANDE!

    – può un unico maestro insegnare tutti gli stili di tango?
    R: certo che no!

    – è vero secondo voi che chi insegna troppi stili non può farli bene tutti?
    R: idem c.s.

    – meglio avere un unico riferimento didattico o cercare diverse esperienze/conoscenze?
    R: come dice la pubblicità, “meglio cambiare, neh!

    Personalmente credo che, per imparare a ballare bene, cambiare maestro dopo un po’, sia fondamentale, come è fondamentale cambiare ballerina: per non fissarsi in schemi stereotipati, posture inadeguate, atteggiamenti fissi, tecniche rigide.
    Altrettanto fondamentale è uno stage ogni tanto… (meglio in piccole dosi, non solo per il bene del portafoglio, ma anche perché bisogna pur rispettare i tempi di apprendimento, no?)

    Cambiare STILE? mi sembra sia cosa “oltre l’orizzonte”: ho scelto tango salòn e vedo che ci sono tanti modi di interpretarlo, e altrettanti di insegnarlo. Mi basterebbe impararlo bene nei prossimi anni, poi, se ne avrò voglia, magari cambierò stile… chissà quale stile, e chissà quando…

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  2. Onestamente mi sembrano domande un po’ troppo generali 🙂
    Posso raccontare la mia esperienza.
    Onestamente mi è capitato raramente di incontrare maestri che padroneggino bene più stili, ma ce ne sono e anche di qualità, sia come ballerini che come didatti.
    Per quanto riguarda l’avere o meno un’unica guida, dipende da chi ti ritrovi come didatta 🙂
    Io ho studiato con molti maestri e ognuno di loro è riuscito a darmi qualcosa, ma credo che se si ha la fortuna di avere una buona guida, si possa affidarsi anche a una sola persona (o coppia) per andare in milonga e sentirsi soddisfatti. Certo, se a un certo punto il proprio tango comincia a richiedere qualcosa di più serio della capacità di muoversi in sala, allora l’esigenza di sentire più campane diventa maggiore 🙂

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  3. Io dubito fortemente dei tuttologi. Già il tango è difficile…poi insegnarne tutti gli stili mi sembra ancora più complicato. Quindi diffido dei tuttologi e mi affido ad esperti di quello stile piuttosto che di un altro.

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  4. Posted by Andy on ottobre 28, 2008 at 9:21 am

    Penso che un principiante debba seguire un unico maestro o una unica maestra o un’unica coppia….poi quando ha sviluppato un suo tango ed ha cominciato ad avere capacità di giudizio…cominciare a guerdarsi in giro più per una questione tecnica che di stile….lo stile se lo deve fare personalmente….

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  5. Posted by deborah on ottobre 28, 2008 at 5:48 pm

    Vi dico la mia esperienza: i maestri con cui studio adesso (coppia di argentini) insegnano tango milonguero, milonga, salon e nuevo e sono bravissimi in tutti gli stili, sia come insegnanti che come ballerini (lo posso dire con cognizione di causa perchè negli ultimi anni ho fatto stages con un lungo elenco di argentini). Una parte della concorrenza gelosa dice che “fanno troppa roba” ma il successo che stanno avendo smentisce ogni commento. Insomma l’esigenza di cambiare non l’avrei ma ciò non toglie che anche a me piaccia uscire dal gruppo e provare altri maestri, sentire altre campane e aprire i miei orizzonti…

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  6. Vabbè.. Deborah, sei fortunata… ma sinceramente tu ti metteresti a studiare contemporaneamente salòn e nuevo? e se no, a che ti serve che i maestri sappiano l’uno e l’altro? Basta che facciano bene quello che ti interessa, no?

    La mia esperienza invece è che – restando strettamente nell’ambito salòn – ci sono maestri diversi che insegnano cose diverse: c’è chi è bravo a insegnarti le meccaniche dei passi e delle sequenze, c’è quello che è fissato con la postura e l’atteggiamento, quello che ci tiene particolarmente alla musicalità e al ritmo, c’è quello più bravo con le donne e quello consigliato ai maschi…
    In una parola, dovrei frequentare 4 o 5 corsi diversi per imparare bene un solo tipo di tango… meglio cambiare ogni tanto!

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  7. Pure io pensavo che fosse possibile ma ci vuole veramente molto impegno e tanto ma tanto tempo per studiare due stili diversi anche con gli stessi insegnanti… Poi mettere troppa carne al fuoco non mi piace. Sarà che io mi accontento del poco ma buono. Deb è fortunata ma è l’eccezione o la regola ?

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  8. Posted by Andy on ottobre 29, 2008 at 9:10 am

    mi fa un po’ strano leggere questi interventi….A mio avviso bisongnerebbe prima vedere il livello di chi apprende.Un principiante … e molto spesso anche tanti che si definiscono esperti…devono inmparare la giusta tecnica che nel ballo ha delle caratteritiche universali(pesi..asse…uso delle articolazioni…spalle ,piedi ecc….)poi sviluppare o un proprio stile o affrontare altri generi…mi fa strano anche che degli argentini insegnino “nuevo-salon_milonguero” avrei preferito”tango-vals-milonga”…al limite dovrebbero insegnare l’interpretazione dei differenti brani….adesso comincio a capire gli scontri in pista e le litigate…(peccato che sia diventato un businness…ma cosi’ doveva essere…c’est la vie)

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  9. Posted by lucy on ottobre 29, 2008 at 10:00 am

    concordo con andy. il linguaggio dei diversi stili è universale: di più! è il linguaggio della danza a parlare anche nel tango. se non sai stare in asse e per te l’espressione è una cosa che hai sentito ma non sai realizzarla o riconoscerla come realizzata/non realizzata in chi balla con te, che fai? ti metti a fare fuori asse ad arte come nel tango nuevo? farai uno scimiottamento del f.a. e così via. la danza contemporanea “spacca” sapientemente la precisione e la pulizia della danza classica e mostra corpi che sembrano muoversi casualmente nello spazio. ma quel casualmente è frutto di un processo di sottrazione-aggiunzione molto pensato. l’arte nasconde lo sforzo fino a diventare un tuo modo di muoverti “naturale”. credo che per mollare il maestro unico ci voglia un po’ di pazienza. nei fatti i molti stages o scuole frequentate non mi sembra che si vedano in pista. il processo di apprendimento fa i conti con alcuni elementi di fondo sempre, qualunque sia la disciplina: le conoscenze dell’insegnante e le sue capacità di trasmissione, i prerequisiti dell’allievo e la sua ricettività, la costanza di questo, la sua fiducia nell’ abbandonarsi al proceso di apprendimento. per alcuni anni, a meno di non incappare in un “cattivo maestro” (e uno lo capisce da sè chi ha davanti: non ci sono regole), un maestro anche non stratosferico, ma onesto, che insegna cose realistiche e pulite, che insiste con metodo su questioni basilari non dimenticando qualche incursione negli stili per far capire la vastità della “materia”, che dichiara apertis verbis quali sono le sue propensioni e non fa del terrorismo nei confronti di generi che egli non pratica, ecco, un maestro così è bene che sia unico. se è una persona onesta e coerente, sarà lui stesso a proporre nella sua scuola degli stages coerenti con il suo indirizzo e avrà il coraggio di consigliare-sconsigliare la frequentazione troppo precoce di stages tematici o di uno stile lontano dal suo. dico SE: infatti il grande problema è se uno fa il maestro di tango perché ha una passione smodata o perché ha sgamato il biz. a quel punto è inutile discutere. ma se ricorrono le circostanze che ho descritto, quel maestro/maestra/coppia di maestri vanno bene per almeno tre-quattro anni. dopo di che sappiamo tutti che l’allievo scalpitante che parte e va in argentina, potendoselo permettere, solo dopo tre mesi, si fa fuori tutti i festival dell’orbe terracqueo è una realtà-entità (inquietante) che alligna a tutte le latitudini. e come parlano bene e come bacchettano tutti! poi magari non sanno andare sulle diverse musiche neanche se li prendi a calci ritmici, oppure partono esattamente al ritorno del compàs “matematico” non in un momento qualunque della sequenza ritmica, sapendo cioè che fare in levare piuttosto che in battere, con ciò intralciando la pista…ma, fa niente, sono sottigliezze.
    1 – continua (?) 😉

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  10. Posted by Andy on ottobre 29, 2008 at 11:19 am

    Lucy….ma chi sei? finalmente ho trovato una persona che la pensa come me….penso anche che chi abbia capito questo ha capito il TANGO…quello che…quando vai in pista te lo godi…quello che arriva perchè deve arrivare senza andarlo a cercare ovvero quando c’è una “figura” o un determinato movimento è perchè in quel momento c’è… in maniera naturale …è lui che è arrivato e non l’ho né pensato né cercato….(fa piacere sentire finalmente parlare di battere e levare )

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  11. Posted by Niky on ottobre 29, 2008 at 11:51 am

    Infatti con la Lucy si balla un gran bene !!! 😉

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  12. Ciao raga.
    Più che un problema di stili io ne farei un problema di postura.
    Quando balli un tango più “antico” ti fa comodo una certa postura, mentre quando passi al “moderno” te ne fa comodo un’altra. Cambia l’abbraccio, il modo di relazionarsi col ballerino, l’appoggio del piede, la morbidezza/rigidità delle gambe…
    Trovare un buon compromesso che vada bene un pò per entrambe le cose è complicato e richiede molto lavoro, soprattutto di andare tanto a ballare … e con tutti!
    E cosa ci stanno a fare le milonghe?
    😀

    p.s. Andy la Lucy è una grande…non ti stupire perciò se dice le cose con il cuore e con la testa! 🙂
    Ah! e poi anche lei ha avuto il maestro unico (vedi vignetta!) 😀

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  13. Posted by lucy on ottobre 29, 2008 at 2:14 pm

    grazie delle gentilezze!
    respingo invece QUELLA maestrina unica, quella “maestrina dalla penna rossa” e tutti i maestrini unici nel senso che si pensano/sono pensati come unici depositari del sapere.
    non voglio andare OT, ma sono molto preoccupata.

    Rispondi

  14. Posted by pietro on ottobre 29, 2008 at 2:41 pm

    Ciao Lucy!!! 🙂

    Bah… mi sa tanto che, presto, per raggiunti limiti d’età e di comprendonio, nonché per l’aumento generale del caro-vita, ecc., ecc… abbandonerò il tango e mi dedicherò al tresette e/o alla briscola… 😳

    Besos,
    Pietro

    Rispondi

  15. Posted by lucy on ottobre 29, 2008 at 3:24 pm

    ciao pietro! ma perché abbandoni? l’età è un valore aggiunto: non c’è ansia di imparare, c’è umiltà, più tendenza alla riflessione, spazio per altri contenuti umani favorevoli al tango, che non sempre si incontrano tra i più giovani e rampanti. e poi, finché si balla non si è vecchi: si è maturi!!!(anche se io sono la prima a fare autoironia su questo fatto del maturo—>marcio).
    🙂

    Rispondi

  16. Posted by Andy on ottobre 29, 2008 at 3:41 pm

    Nè vecch né maturi ma….tangueri….anzi è proprio bello arrivati ad un’età… rinnovarsi e poter pretendere altro…dal corpo e dalla mente…

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  17. Posted by pietro on ottobre 29, 2008 at 3:50 pm

    Riciao Lucy,
    sei sin troppo rincuorante e carina. M’hai convinto, non abbandonerò il tango, sebbene ogni tanto debba avvalermi d’una stampella…
    Eppoi, non troverei alcun sollievo al bar: i soliti invidiosi, mi ripetono instancabilmente “Non imparerai mai a giocare a tresette! E vattene a ballareeee! Forse, ti riesce meglio…”. 😳

    Un bacione,
    Pietro

    Rispondi

  18. Posted by pietro on ottobre 29, 2008 at 4:23 pm

    Ciao Andy,
    grazie per la comprensione.:-)
    A dire il vero, non mi sento vecchio: ho solo 59 anni, dopotutto.
    El que me duéle mas es que no sé si me serà posible, dentro de los próximos diés años, aprender algo de los estilos tangueros (milonguero, salón, nuévo, escenario, liquido…).

    😉

    A presto! 🙂
    Pietro

    Rispondi

  19. Posted by Andy on ottobre 29, 2008 at 5:29 pm

    Hai ragione è tutto un casino….io aspetto i corsi di…lap-tango-dance….
    Ciao Pietro

    Rispondi

  20. Posted by pier aldo on ottobre 30, 2008 at 1:17 am

    Ciao ragazzi!
    Mi pare che la domanda se un docente può insegnare diversi stili sia mal posta, per lo meno nel tango.
    Non essendo il tango una danza standardizzata, non esistono nemmeno degli stili ben definiti, e ogni “maestro” di tango, se è maestro davvero, ossia in senso rinascimentale, non di scuola elementare, insegna cose sue. Per cui l’esigenza di passare attraverso diverse esperienze didattiche non è tanto legata ai diversi stili (un maestro per il tango salon , uno per il milonguero, eccetera…)ma perché vari maestri ci arricchiscono anche se scegliamo uno stile solo. Lo scopo finale è quello di fare il “nostro” tango, non di essere una copia carbone di un maestro, e questo può essere aiutato dall’ incontrare molti maestri.
    Se una coppia di maestri insegna diversi stili, insegna la propria visione di quelli stili, quindi questo non “esime” chi voglia costruirsi il proprio tango, dall’andare in cerca di altri “input”. Qui a Buenos Aires, dove mi trovo da un paio di mesi, questa ricerca è più facile perché esempi da prendere come riferimento si incontrano in tutte le milonghe, basta avere occhio, e ottimi milongueros si sono formati senza prendere nemmeno una lezione…
    Un abbraccio a tutti
    Pier Aldo

    Rispondi

  21. Posted by andy on ottobre 30, 2008 at 10:40 am

    Ciao Pier Aldo…è vero che il tango non è standardizzato,ma determinate caratteristiche tecniche della danza come dello sport,sono universali.Coltivarle bene all’inizio vuol dire poi facilitare il resto…meglio un buon insegnante all’inizio per imparare bene queste cose(penso anche che tanti ne abbiano bisogno anche dopo)tecniche che poi aiutano in seguito a facilitare la continuazione dello studio…e allora si’ che bisogna cominciare a guardarsi in giro…creandosi un proprio stile ed una propria anima…

    Rispondi

  22. Riguardo a quanto detto da Deborah al(5), ed ai commenti che ne sono susseguiti, in quanto frequentatore delle lezioni degli stessi maestri, vorrei precisare che si tratta di un ciclo intensivo di lezioni di perfezionamento, in cui vengono affrontati i vari stili, e non del classico corso annuale..
    Esiste un programma con l’argomento delle varie lezioni, ed uno è libero di scegliere se frequentarle tutte o una parte..
    Il ciclo di lezioni ha durata di 2 mesi e si ripete 2 volte all’anno (autunno e primavera).
    Una formula ideale per chi balla già da qualche anno, oppure da affiancare al corso annuale.
    Io la consiglio.

    😉

    Rispondi

  23. Posted by deborah on ottobre 30, 2008 at 1:38 pm

    Grazie Franco per la precisazione che in effetti era doverosa, la stavo preparando e tu mi hai preceduta. Il classico corso annuale è ben altra cosa, è vero. Giustamente è meglio non mettere troppa carne al fuoco soprattutto all’inizio ma sentire altre campane penso faccia bene da subito. Penso questo soprattutto da quando alcuni amici e conoscenti mi hanno riferito di essere andati per un anno intero dallo stesso maestro e hanno poi fatto una gran fatica a togliersi i difetti presi…

    Rispondi

  24. Posted by lucy on ottobre 30, 2008 at 7:54 pm

    i difetti “presi” sono come i quattro a scuola… sarà mica sempre colpa degli insegnanti, no?

    Rispondi

  25. Hei là ragazzi dico la mia…. dove vado io ad imparare quando si chiede che stile si insegna la risposta è ” tango, perche il tango è uno solo “.

    Poi si fanno i soliti discorsi che c’è il nuevo c’è il salon, il milonghero…. ma poi, quando è finita la lezione…. per amor di chiacchiera…. il mio insegnate è così unico che insegna anche la parte femminile… fa tutto lui…. non so se stò imparando anche i difetti però ho notato che quelli della mia scuola ballano con tutte invece molti maschietti di scuole più “nuevo” ballano più che altro con le donne della loro scuola…. “perche lo stile è diverso” dicono….
    In pratica volevo dire che se una scuola fa troppe cose e male o una soltanto ma male anche quella poi negli allievi si vede, se non su se stessi (che è difficile essere obiettivi) almeno nei compagni di corso…. e viceversa..
    cioè vai in milonga e siediti a guardare…. e mentre guardi ascolta la musica….
    forse sono OT ma mi è uscita sta roba qua….
    adesso saluto che vado a guardare…. opss pardon a ballare…

    Rispondi

  26. Posted by pietro on ottobre 30, 2008 at 9:05 pm

    Ossignùr Lucy, che argomento delicato! 🙂

    Partendo dal presupposto che “insegnare” è oltremodo difficile, oggigiorno e in qualsiasi ambito, penso varrebbe la pena di analizzare anche quali sono le aspettative, le richieste e/o le pretese degli allievi… e di chiedersi se, e in che parte, i cosiddetti “difetti presi” siano da addebitare all’insegnante o se non fossero, invece, e in buona parte, preesistenti (negli allievi).
    Perché, di insegnanti un po’ “cani” e “approfittatori”, in circolazione, ce ne saran pur tanti… ma, accipicchia!, la specie “canina” è ben presente anche tra gli allievi (io mi ritengo un “meticcio”). 🙂

    Insomma, io voglio diventar più bravo di Gavito e bagnare il becco a tutti, in tutti gli stili esistenti (milonguero, salón, nuevo, liquid, nuevo-milonguero ecc.) ed in quelli a venire. Claro??? 🙂

    Besos,
    Pietro

    Rispondi

  27. Posted by Andy on ottobre 31, 2008 at 9:03 am

    Anche per me …il tango è uno solo….poi si interpreta la musica….penso che se una scuola si presenta come nueva…o …vecia…o….giovincella…o ….ragazzotta ecc…. sia meglio “schienarla”….i difetti tante volte uno se li porta dietro proprio perchè …a mio avviso…manca l’insegnamento di quella struttura che, come già detto, all’inizo è universale…poi c’è chi è più o meno portato all’apprendimento…guerdarsi in giro in seguito fa sicuramente bene…ma bisogna vederci bene e non guardare alla cieca…..

    Rispondi

  28. Bravo Andy ……. non so cosa darei per poter “schienare” una scuola guardandola cecamente negli occhi …. 🙂 🙂

    Rispondi

  29. Posted by motogio on novembre 1, 2008 at 5:28 pm

    Andy: cecamente nel senso slavo? e poi perché non “appecorina”? 🙂
    Saluti leggeri. Giò

    Rispondi

  30. Posted by lucy on novembre 1, 2008 at 8:55 pm

    io sono un po’ schienata, dicono le commesse dei negozi di abbigliamento. è brutto? 😦

    Rispondi

  31. Posted by Andy on novembre 2, 2008 at 9:44 am

    Lucy…vorresti dire che hai un bel fondoschiena?:-)

    Rispondi

  32. Posted by lucy on novembre 2, 2008 at 10:39 am

    no, c’ho un bel c…(nel senso di ampio)! 😉
    ma, davvero: che significa “schienare”?

    Rispondi

  33. Posted by Andy on novembre 2, 2008 at 2:00 pm

    Praticamente…girarsi di schiena e…andarsene…..oppure”alzare i tacchi”…..

    Rispondi

  34. Posted by lucy on novembre 2, 2008 at 2:41 pm

    da cui deriva che “schienare guardando negli occhi” o è un paradosso o lo potrebbe fare regan, ne “l’esorcista”. 🙂
    grazie per il contributo linguistico, sono sempre molto curiosa delle espressioni gergali.

    Rispondi

  35. Posted by motogio on novembre 2, 2008 at 3:37 pm

    ehm, Andy, non imbrogliare una dolce pulzella e spiega bene, habbi (con l’acca) il coraggio delle tue espressioni!

    :-))

    Rispondi

  36. Posted by Andy on novembre 2, 2008 at 4:32 pm

    Motogio’….. se io capirei quello che dici lo scrivessirei sicuramente…..

    Rispondi

  37. Posted by lucy on novembre 2, 2008 at 5:04 pm

    grazie giò per il dolce e per la pulzella! 🙂 smak!

    Rispondi

  38. Posted by motogio on novembre 2, 2008 at 6:03 pm

    schienare: portare l’avversario al suolo con la schiena per terra. Utilizzato nella lotta libera, judo, vre-sti-ling (trad. vedi queste boccacce), ecc.

    Con chiare allusioni erotiche è l’operazione che orizzontalizza una fanciulla, come premessa per lo svolgimento di kamasutra da pag.21 a pag.25. Da cui il mio precedente suggerimento (scusate) con riferimento ovino…

    Cara Lucy, sai che i miei apprezzamenti sono sinceri e spontanei- ri-smak :-*

    Rispondi

  39. Posted by Franco on novembre 3, 2008 at 11:43 am

    ok.. ma il riferimento “ovino” sulla scuola..(28) che c’azzecca? (leggi “ciazzecca” 😆 )

    Rispondi

  40. Posted by Andy on novembre 3, 2008 at 2:40 pm

    Ok prof.gio’….hai ragione….oltretutto io ho praticato….nello sport….nel Kamasutra(non te lo dico)ma nel gergo comune si usa anche per evitare qualcuno o qualcosa…poi se devi puntualizzare…e cavolo…è bello anche poter scrivere senza dover puntualizzare….se non lo hai mai sentito dire in altre situazioni… scusami(ora lo sai),ma il riferimento era evidente(comunque sei un bel…vitellone)

    Rispondi

  41. io avevo pensato solo alla schienatura tipo lotta libera… di cui la possibilità di guardare negli occhi, ma con un totale disinteresse, per cui cecamente….. e metaforicamente parlando con il termine scuola intendevo la filosofia dell’insegnante che viene promulgata di solito in tale contesto….
    Ma se cerchiamo un altra interpretazione e consideriamo che gli alunni stiano alla scuola come i fedeli alla chiesa allora è tutt’un altra faccenda…… ecco che pur essendoci qualche scolara di “pregio” sappiamo che per schienare, questa volta in senso biblico, la maggior parte delle frequentanti, si abbisogna una cecità pressoche totale… in special modo per i componenti di sesso maschili i quali semmai verrebbero panciati… con tutte le difficoltà del caso, e qui forse ci verrebbe in aiuto il riferimento “ovino”.
    Ma ad ogni modo resta un quesito fondamentale… cosa centra tutto questo con il tango?

    Una cippa !! io direi….

    scusate la puntuale dissertazione…

    Rispondi

  42. Posted by Franco on novembre 4, 2008 at 11:52 am

    @Alberto:
    Non so se si era capito, la mia (39) era in riferimento alla spiegazione di giò..
    Condivido la tua “dissertazione”.

    😉

    Rispondi

  43. Posted by lucy on novembre 4, 2008 at 2:07 pm

    mi par di capire che si vorrebbe una “pluralità decente” più che docente! 😉

    Rispondi

  44. Posted by deborah on novembre 4, 2008 at 3:58 pm

    Giusto Lucy 🙂 Come direbbe il Prof. Pazzaglia (chi se lo ricorda?) meglio tanti insegnanti bravi che uno scarso.

    Rispondi

  45. Posted by lucy on novembre 4, 2008 at 8:32 pm

    era il prof. pazzaglia o massimo catalano?

    Rispondi

  46. Posted by Franco on novembre 5, 2008 at 9:31 am

    a me pare catalano.. 😀

    Rispondi

  47. Ciao a tutti!

    Oggi ho scoperto questo sito cercando il testo di una canzone… complimenti, sito utilissimo!

    In ogni caso questo post mi ha incuriosito e anche se mi pare che le risposte stiano divagando dal tema principale, vorrei darvi un ulteriore spunto di riflessione.

    Secondo me i nostri dubbi dovrebbero esseri risolti alla radice: pensando agli stili.
    Il tango è un ballo sociale e per questo si sviluppa naturalmente in uno stile milonguero. Esibizioni, competizioni e soprattutto l’insegnamento hanno portato alla necessità di formalizzarlo e scomporlo in passi, più comodi da apprendere per chi non ha imparato a ballare vivendolo ogni giorno.

    Questioni economiche spingono molti a cercarsi un proprio spazio nel mondo del tango, e magari a differenziarsi dalla concorrenza attraverso uno stile preciso. Però il tango vero è superiore a queste classificazioni, a mio avviso.
    Il tango è un’esperienza estremamente intima che si crea per una manciata di minuti, allorché un uomo e una donna si fondono con la musica, ciascuno a modo suo e rispettoso del modo dell’altro. E insieme con le altre coppie, rispettosi di chiunque balli vicino. Se tutti avessero presente questo concetto, non credo che servirebbe distinguere fra stili.

    Ogni maestro dovrebbe spiegarti come muovere il corpo correttamente, con naturalezza, perchè ogni passo è conseguenza di come sposti il tuo corpo. E ciascuno lo fa attraverso quello che è il suo modo personale di sentire il tango.
    E per rispondere all’ultima domanda: sì, è bene cercare nuove esperienze di insegnamento, perché il confronto con gli altri ci accresce sempre. Però conviene che gli allievi scelgano criticamente quei maestri che insegnano con responsabilità.

    Questo il mio pensiero.
    In conclusione, mi permetto di citare uno dei più bravi milongueros, Carlos Gavito, in proposito: “O es tango o non es tango. Perdoneme la muchachada pero no creo en los narcotango…”

    Rispondi

  48. Posted by papallo on dicembre 2, 2008 at 9:08 pm

    ma sei proprio sicuro che gavito fosse un milonguero puro?

    Rispondi

  49. Posted by orchidoclastopatico on dicembre 2, 2008 at 10:51 pm

    Che palle, Papallo…

    Rispondi

  50. Posted by lucy on dicembre 3, 2008 at 2:45 pm

    a me gavito non garba punto, mi noja.
    mi clasta le gonadi e ci patisco. eppur son milonguera.
    so ben che dal parer dei più mi tolgo…

    Rispondi

  51. Tuttavia è necessario sottolineare la diversa clastodinamica delle cripto-gonadi…

    Io infatti non mi prendo molto a cuore la controversia “Gavito SI Vs Gavito NO”, essendo piuttosto preso da tematiche del tipo “Rojas WOW! Vs Rojas Bleah!”… che sia per colpa del mio orchido-apparato?

    Rispondi

  52. Wow ragazzi, quanto poco uso internet… non sapevo neanche che venisse data tanta importanza a questa “controversia Gavito”.

    Però mi pare che non abbiate capito molto dove volevo arrivare, se vi siete persi su questo dettaglio.

    Papallo, io non sono sicuro che Gavito fosse un milonguero puro: esibizioni esperienza e fantasia lo avevano portato a sviluppare uno “stile” tutto suo.

    Però si parlava di maestri vero? Permettimi di citare Gavito solo a mo’ d’esempio e parliamo di insegnamento allora.
    Bèh io penso che l’insegnamento di Gavito puntasse sempre a rendere consapevoli delle radici milonguere del tango. Non aveva a cuore il business o la figura (il passo) specifica, ma il corpo, il ballo di coppia e le regole della pista.
    Anche altri (più in su nella discussione se non ricordo male) hanno notato che invece di solito chi insegna nuevo sposta l’importanza su altro. Non è un insegnamento responsabile a mio avviso, perché spinge alla categorizzazione in stili laddove non ce n’è necessità. E poi i risultati si vedono in pista dove ogni coppia ha bisogno di metà stanza per ballare, le coppie sembrano ballare un’altra musica e ci si fa male!!! Quante tacchettate o spallate… ma che importa: io ho imparato a fare quella figura e la devo finire!

    Ultima riflessione. Nessuno vieta ad un milonguero di ballare “molto figurato”, purché lo faccia secondo le regole della pista, quindi purché sia in grado di farlo in milonga. Starà comunque ballando il tango argentino, che non può prescindere dalla sua origine sociale.

    Spero di essermi chiarito.
    Spero di non sollevare controversie su Gavito, lasciamolo riposare.
    Spero non scoppino faide fra stili (amo il tango perché per primo ho amato il nuevo anche se non lo direste)

    Un caro saluto a tutti

    Rispondi

  53. Posted by orchidoclastopatico on dicembre 14, 2008 at 1:54 am

    Che repalle, Re…

    Rispondi

  54. Posted by lucy on dicembre 14, 2008 at 3:08 pm

    O.C.P: cùrati le pa…tologie!
    non sei obbligato a leggere.

    Rispondi

  55. Posted by papallo on dicembre 15, 2008 at 11:02 am

    Re
    ti ringrazio per la precisazione e concordo pienamente con te sotto tutti i punti di vista.
    Da parte mia nessuna intenzione di sollevare controversie ne su stili o su interpreti, niente guerre di religione.

    Lucy: OK!!!

    Rispondi

  56. Concordo con Re.
    Riguardo allo stile milonghero, credo che in Italia la confusione sia dovuta al fatto che varie scuole lo insegnano come un modo di ballare molto statico..
    Ricordo invece che i miei maestri argentini, quando affrontarono la lezione sullo stile milonghero, fecero una premessa, spiegandolo come un’evoluzione del tango salon adattata alle milonghe affollate di BA, dove non essendoci gli spazi in pista le coppie ballavano in uno spazio molto esiguo.. Da qui l’abbraccio molto chiuso, passi contenuti, bolei bassi, cambi di fronte repentini, molta dinamica.. e tutt’altro che statico.

    Rispondi

  57. Posted by lucy on dicembre 17, 2008 at 6:32 pm

    franco: devo ballare con te! assolutamente! ma…quando!
    sante parole, le tue.
    ;-)*

    Rispondi

  58. Lucy.. ballare con me..?
    Mi sento onorato!
    🙂
    Franco

    Rispondi

  59. Posted by orchidoclastopatico on dicembre 18, 2008 at 7:23 pm

    Davvero pensate che queste sono cose che interessano a noi lettori?
    Non fate meglio a mandarvi delle email o degli SMS?

    Rispondi

  60. Toh.. ma chi abbiamo acquisito.. una new entry sparasentenze..?
    Ogni tanto sdrammatizza, smorza i toni e scendi da quel piedistallo..
    Esiste anche l’amicizia tra persone che si conoscono, su questa e altre pagine, da più tempo..

    Rispondi

  61. Posted by papallo on dicembre 20, 2008 at 5:56 pm

    franco lascia perdere, sai com’è: Una parte per il tutto

    Rispondi

  62. SONO QUESTIONI IMPORTANTI.
    Siccome il tango e`uno unico(S.Arce), ma si puo ballare in molti modi, la cosa migliore e´sapere di tutto(tutti stili) per poter poi interprettare la musica come viene(come la si sente) al momento e con cio come combinazione possibile del tutto….Il che e´ l`ideale. Ma ci vuole molta conoscenza, essere aperti, adeguarsi al`ambiente.
    – può un unico maestro insegnare tutti gli stili di tango?
    R: certo che no!(ce ne sono di eccezioni, ma e´troppo rischioso per chi non e´un vero maestro!!!-si vede di tutto)

    – è vero secondo voi che chi insegna troppi stili non può farli bene tutti?
    R: idem c.s.

    – meglio avere un unico riferimento didattico o cercare diverse esperienze/conoscenze?
    R: cambiare, cambiare, cambiare,anche se si puo avere uno di riferimento con il quale ti senti bene.

    Personalmente credo che, per imparare a ballare bene, cambiare maestro dopo un po’, sia fondamentale, come è fondamentale cambiare ballerina: per non fissarsi in schemi stereotipati, posture inadeguate, atteggiamenti fissi, tecniche rigide.
    Altrettanto fondamentale è uno stage ogni tanto… (meglio in piccole dosi, non solo per il bene del portafoglio, ma anche perché bisogna pur rispettare i tempi di apprendimento, no?)

    Cambiare STILE? Non si tratta di CAMBIARE stile, ma di saper adoperare tutte le varianti al momentogiusto. Il modo di ballare migliore e´quello nel quale ti senti bene. MA! Senza il Miloguero non si impara e conosce bene il TANGO. Con Questo ed il Salon si puo ballare su tutto. Con il tango nuevo(che amo e mi piace veramente) non si puo ballare su tutto o almeno non nelle milonghe quando gli altri ballano Salon…

    Rispondi

  63. Posted by papallo on dicembre 27, 2008 at 6:53 pm

    una milonga, se non la balli alla milonguera, non è una milonga!

    Rispondi

  64. Posted by paola on gennaio 14, 2009 at 2:03 pm

    bene. da maestra unica e modulata a voi tutti: mi dispiace, io il tango lo sto imparando ballando. me lo insegna:
    1) il mio cuoricino in sintonia col partner
    2) l’intuito
    3) l’improvvisazione.
    stasera ho lezione di tango. fino alla prossima milonga, per fortuna tutte le domeniche, esclusi gli extra, potrò dire di non aver imparato NULLA!!!!

    Rispondi

  65. Posted by deborah on gennaio 16, 2009 at 10:58 am

    Concordo con gli interventi di Franco (n.56) e di Lucioocho (n.62). Le domande del mio post erano volutamente provocatorie per stuzzicare la voglia di raccontarsi 🙂 mi piace come l’avete fatto.

    Rispondi

  66. Posted by deborah on gennaio 16, 2009 at 11:10 am

    In sintesi “sapersi adattare”. Parole sante Lucioocho. I maestri argentini che menzionavo insegnano anche questo, mi ritengo davvero fortunata.

    Rispondi

  67. Ciao Deb,

    Posta un nuovo argomento di discussione, che qui il blog, da quando se ne sono andati La Chiara e Niky, langue..

    Confido in te 😉

    Rispondi

  68. Io penso che sia meglio la pluralità di insegnanti. C’è poco da fare, come ognuno di voi ha una predilizione per un genere musicale e quindi anche di ballo, così anche i maestri, che sono essere umani quanto noi. Per cui diversificare, anche per vedere stili diversi, non può che fare bene.

    Rispondi

  69. Posted by claudia on marzo 25, 2009 at 10:57 am

    Milonguero? Salón? Nuevo? Nuevo salón? Scusate ho dimenticato escenario!
    Sono solo delle definizioni. Domani potrebbe arrivare il nuovissimo o l’ultra nuovo! Chissá!
    La musica come il ballo sono e restano un’espressione popolare e come tali si evolvono! Non si puó pretendere di standardizzarle. il tempo non si ferma!!!
    Il milonguero nasce in milonga, é lo stile popolare per eccellenza. Il suo bello non sta nella tecnica quanto nella musicalitá e nella connessione fra due persone che ascoltano la musica e si trasmettono reciprocamente delle sensazioni. Quando il tango esce dai sobborghi e arriva nella societá borghese deve darsi una ripulita e l’abbraccio si allarga ( non sta bene che una signorina balli stretto stretto…). Quando l’abbraccio si allarga si allargano le possibilitá di movimento…. e apriti cielo!!!! Non solo: é l’epoca delle grandi orchestre!
    Musica e ballo si tresformano, insieme! Allargano l’abbraccio si comincia a studiare il movimento. E necessario ballare in modo ” autonomo” assia ognuno sul proprio asse! Da qui la ricerca e la contaminazione con altre danze insieme all’ evoluzione della musica fanno il resto!
    Tutto questo per dire che il Tango é uno, ma é un mondo!
    Puó un solo insegnante e dico insegnante e non maestro che in spagnolo ha un significato molto piú specifico, insegare tutto? Se ha studiato molto e continua a studiare tutte le evoluzioni e si mette in gioco ogni giorno, per me si puó farlo! é come dire puó un insegnante di italiano insegnare in prima media e anche al liceo? Se é un buon insegnante…. Poi per l’universitá…. quanti di noi sono pronti per l’universitá!!!!

    Rispondi

  70. Posted by claudia on marzo 25, 2009 at 3:11 pm

    Poi se vogliamo disquisire se come allievo per imparare sia meglio restare sempre con lo stesso insegnante o cambiare.?.? Per me si può sperimentare tutto! E bello provare nuove energie e musicalità, mi piace prendere lezioni o fare stage con altri ballerini che non siano i miei insegnanti, c’è sempre qualcosa da imparare! L’importante è che diventi parte del mio ballo, che faccia parte della mia espressività. Non mi piace prendere una sequenza tale e quale e ripeterla pari pari anche perchè non ho lo stesso fisico, esperienza, orecchie, sentimenti ecc. ecc. ecc. di chi me lo insegna. Di solito diffido di chi si sente portatore di verità assolute su cosa sia milonguero, salòn o nuevo. Nello stesso tango posso avere una musicalità milonguera con un abbraccio salòn e metterci pure qualche energia “nueva”, o diversamente mescolati ed in proporzioni diverse a seconda della musica, dell’umore e della proposta del partner.
    Di solito se hai un bravo insegnante è il primo ad essere contento se frequenti stages o prendi lezioni con altri.

    Rispondi

  71. Condivido tutto Claudia, tranne l’ultima frase che modificherei in..
    “..un bravo insegnante “dovrebbe” essere primo ad essere contento se frequenti stages o prendi lezioni con altri..”.

    Rispondi

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