FAI-unadomanda: il tango di uno Stradivari.

La prendo un po’ alla larga così mi spiego bene. Chi sia Salvatore Accardo penso non ci sia bisogno di dirlo. O forse si? 😉

Torino 1986 – Foto by Piero de Marchis

Vabbè! E’ uno dei più conosciuti violinisti italiani: nato a Napoli nel 41, esordisce tredicenne eseguendo in pubblico i Capricci di Paganini, motivi che diventeranno la sua specialità. Vince concorsi prestigiosi, sale alla ribalta e, fra gli anni sessanta e ottanta, vive un’epoca di grande fama e splendore, portando il bel suono italiano in tutto il mondo.
I ricchi cachet gli permettono di comprarsi ben due Stradivari, i preziosi violini del liutaio cremonese:
precisamente sono l´Hart del 1727 (in passato appartenuto anche al grande violinista Zino Francescatti) e l’Uccello di Fuoco del 1718 (appartenuto a Saint-Exupéry …e qui ci sarebbero un mondo di cose da dire…).
Possedendo due capolavori come quelli, il mondo dei compositori non lo vede più come un mero violinista, e inizia a comporre pezzi proprio per lui!  Fra questi anche il nostro amato Astor Piazzolla. Per Salvatore ha composto la bellissima Milonga en Re, che QUI possiamo sentire suonata da Gidon Kremer.

Ma Astor e Salvatore furono legati anche da una profonda amicizia, non solo professionale.
Si erano conosciuti in Sudamerica alla fine degli anni sessanta, durante una torurnè. Ed erano sempre rimasti in contatto.
Racconta Accardo: “Con lui ho visto lo sbarco sulla luna. Una serata che ci ha catapultati nella modernità. Negli anni 70 andavo spesso in Sudamerica. Quando sentii la sua musica per la prima volta rimasi folgorato. Schivo e generoso era un uomo difficile ma capace di grande amicizia“.
Rimase colpito, tanto da incidere molti brani di Piazzolla e da inserirlo pressochè stabilmente nel repertorio dei suoi concerti. Tutti pezzi trascritti e riadattati dallo stesso Accardo, in modo che il violino, al posto del bandoneon, potesse mantenere intatte le varie sfumature emozionali, ma soprattutto la forza comunicativa e struggente delle opere di Piazzolla. Per chi lo volesse sentire, esistono tre CD (registrati per la Fonè il tecnologia SACD ibrida…roba da intenditori! Li dicono interessanti…) dedicati a Piazzolla: Le grand Tango, Oblivion e Adios Nonino.

Adios Nonino

Oblivion

Le Grand Tango

Ma ecco che arriva la domanda!
Accardo racconta: “Nel 1965 Piazzolla venne in Italia. Con lui suonava Antonio Agri. Aveva un violino bianco che sembrava comprato al mercato. Rimasi talmente impressionato dalla sua bravura che gli prestai il mio Stradivari del 1720 per incidere il disco con Astor».
Per la verità in altre fonti ho trovato scritto che Accardo prestò il suo violino ad Agri per registrare un disco, sempre in Italia, ma come solista.
Dunque la mia domanda è: cosa registrò Agri con lo Stradivari di Accardo? E soprattutto, ciò che maggiormente conta, avete da farcelo sentire? 😆

Intanto per ingannare l’attesa…

Accardo play Piazzolla

Un caro saluto
Chiara

Annunci

10 responses to this post.

  1. Posted by massimo on giugno 24, 2008 at 6:16 am

    Ad Accardo manca tutto! La sue soluzioni musicali, apparentemente improvvisate ma studiate, sono fuori da qualsiasi contesto piazzolliano. Del “TANGO”, manco a parlarne, pulsazione, compàs… Atroce questa esecuzione.
    L’unica cosa degna di “nota” è il dècolletè del primo violino!
    A me fu regalato un cd suo dove suona Piazzolla, 30 secondi per stiparlo da qualche parte.
    Quest’uomo, questa macchina da soldi dice che preferisce dirigere, perché per suonare dovrebbe studiare molto di più. C’è da credergli!
    Sarebbe ora che la smettesse di sentirsi l’enfant prodige di quando vinse il “Paganini” adolescente.
    Dovrebbe sentire De Caro, invece di credere di nobilitare il tango facendo venali ed esosissimi concerti dedicati al “preteso” amico.

    Rispondi

  2. Sai Max
    anche a me l’esecuzione del video non è piaciuta. Ma ho pensato a una casualità.
    Confesso di non aver sentito altro (di tango) suonato da lui. Mi fu consigliato da un amico, ma non ne ho mai avuta l’occasione!
    Invece mi piacerebbe sentir suonare Agri con uno Stradivari…non che saprei apprezzare la differenza di sicuro…ma per curiosità!
    E noi donne papere siamo molto curiose! 😉
    Bacetti

    Rispondi

  3. Posted by maniacus on giugno 24, 2008 at 7:03 pm

    mi associo alla paperazza anche io sono un maniaco ossessivo curioso

    Rispondi

  4. Posted by Paperina on giugno 24, 2008 at 9:36 pm

    invece io mi associo a Max…. e alla sua lucida e precisa recensione di questa orrenda esecuzione. Chiara ma come fai a dire che esistono 3 bellissimi CD di Accardo che suona Piazzolla e poi proporre questa schifezza? ma li hai ascoltati almeno i CD? sono davvero belli?

    Rispondi

  5. No! Ho detto che non li ho ascoltati (solo anteprime…e non erano uno schifo come il video)
    E tu li hai ascoltati? Che ci sai dire? 😉

    Il “bellissimi” è sulla fiducia di ciò che mi ha detto un amico e delle recensioni di gente che ci capisce (forse non tanto di Piazzolla….).
    E poi per me tutti i cd son bellissimi … anche i cd di Julio Iglesias sono bellissimi!
    😆
    Chiedo scusa se a volte mi lascio “trasportare” nelle descrizioni….ora correggo il post! Ma vorrei pareri di chi li ha ascoltati.
    🙂

    Rispondi

  6. Posted by massimo on giugno 25, 2008 at 9:34 am

    L’unico intervento di un musicista “classico” nel tango, che fino ad ora mi ha un pò colpito è il cd di Daniel Barenboim (piano) con Rodolfo Mederos. Una “discreta” esecuzione di Don Agustin Bardi e A Fuego Lento. Anche se il cd risente di un certo conformismo musicale che non è nè carne nè pesce, nè tribalità nè sublimazione stilistica del fraseggio, sembra in qualche modo “funzionare”, sia per l’ascoltatore, sia per il ballerino. I pezzi citati li sto studiando personalmente dalle partiture di Salgàn. E ti assicuro, per quanto Salgàn è forse l’unico che riesce a mettere 3 note in verticale sul pentagramma e rendere “sinfonico” un tango anche con il solo pianoforte, tutto questo non basta se l’esecutore non ne carpisce l’essenza. Quell’essenza fatta di estrema conoscenza del tango e della sua evoluzione storico-musicale. Quella conoscenza delle orchestre e delle loro “strutture”, che deve necessariamente infilarsi nell’imbuto cerebrale del musicista fino a diventare braccio, metacarpo, dito, polpastrello. Il musicista “colto” deve porsi di fronte alla partitura del tango spogliandosi della sua sapienza, perché questa potrebbe rivelarsi addirittura un ostacolo davvero insormontabile. A nulla serve la sua grande “tecnica” se non ricomincia “daccapo”. E te lo dice uno che sta trovando serie difficoltà nel suonare tango, nonostante abbia suonato in pubblico Rachmaninov, Liszt, Brahms per una vita.
    Iniziai a studiare il piano perché avrei poi voluto suonare il Jazz, e invece la prassi escutiva “classica” mi ha portato (forse per mie incapicità) ad avere accentuazioni e modi di fraseggiare tendenti alla vittoria del bene sul male, a risolvere con cadenze che noi impariamo come scatolette, e ad avere accentuazioni quasi neutre. Il tango è un’altra cosa. Si convive con il bene e il male, in tensioni spesso eterne ed irrisolvibili, bestialità e santità umana si intrecciano quasi a diventare irriconoscibili. Quello che per i musicisti di Tango e Jazz (stili di certo molto meno evoluti della musica classica che è 300 anni avanti) è logico, sotto il profilo stilistico, per noi può essere imprevedibile. Un’orchestra sinfonica è una protesi storico-scientifica, dove il singolo musicista DEVE in qualche modo oggettivizzarsi e conformarsi al capolavoro. Un’orchestra di tango è una protesi storico-emozionale fatta di elementi di cui le storie musicali soggettive fanno l’orchestra stessa, ricreano il capolavoro ogni volta. Bahia Blanca di Osvaldo Fresedo docet.
    Mizzica ma che ho scritto!?
    max

    Rispondi

  7. Ma perchè mi sono già sposata???
    🙂
    Mannaggia ammè!
    😉
    Vuoi mettere stare tutto il giorno a sentirti strimpellare, mentre cerchi di tirare fuori il Tango da uno spartito?
    Eh! Sospiro!
    😆

    Rispondi

  8. p.s. Per Barenboin non vale…Con un Maderos come quello al bandoneon … il tango viene fuori anche se non lo vedi!!! 🙂
    Baci novello Osmar! 😉

    Rispondi

  9. Posted by massimo on giugno 25, 2008 at 11:36 am

    Maderna?
    Mi accontenterei di un Nicolas Ledesma…

    Tuo…Mutante

    Rispondi

  10. L’esperto ci ha dato una bella risposta.

    Leggetela QUI

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: