Intervista ai Fervor de Buenos Aires

Questa volta pubblico un’intervista che non è fatta da me, ma da Susi di Cesena, dell’associazione Medialuna, che ha approfittato di un recente viaggio in Argentina per chiacchierare con questo gruppo e ci ha mandato generosamente l’intervista da pubblicare.

Buenos Aires, Corrientes y Callao, 22 marzo 2008

INCONTRO CON I FERVOR DE BUENOS AIRES: Intervista a JAVIER GINGUA, leader dell’orchestra.

Susy: Siamo nel 2008: perchè vi presentate con una ‘Orchesta Típica’?
Javier: Perchè abbiamo preso l’essenza degli anni ’40, che fu l’epoca d’oro delle orchestre nel Rio  de La Plata: oggi nel 2008 è una grande sfida intraprendere un progetto di questo tipo.

Susy: Come avete scelto il nome “Fervor de Buenos Aires”?
Javier: Sulla base del libro del  maestro Jorge Luis Borges e il suo “Fervor de Buenos Aires”.

Susy:  Voi proponete lo stile di Di Sarli. Perchè avete scelto proprio questo stile?
 Il modo di ballare il tango è evidentemente cambiato negli ultimi anni. Si stanno  sfruttando al massimo le potenzialità di movimento che esso contiene. La vostra  musica come si inserisce in questo contesto?
Javier: Abbiamo scelto lo stile di Di Sarli per varie ragioni. Perchè le nuove orchestre hanno
 ripreso lo stile del maestro Osvaldo Pugliese, e questo ci ha in qualche modo costretti a ricercare e riscoprire, nella musica e nel ballo, il sentimento del maestro Di Sarli. Abbiamo cominciato suonando gli stessi temi classici della sua orchestra per poi continuare il percorso, adattandolo a questo  nuovo secolo (e al nuovo millennio), alle nuove generazioni di ballerini, di musicisti,di poeti e di spettatori che di giorno in giorno stanno scoprendo il sentimento  tanguero.

Susy: L’ancoraggio forte alla tradizione che la vostra musica propone è una scelta per dimostrare qualcosa, per potere dire qualcosa oppure “si suona perchè la gente balli”?
Javier: Per entrambe le cose.

Susy:  L’Argentina è una terra molto tradizionalista e nazionalista. Come pensate si possa esprimere attraverso la musica un’esigenza di rinnovamento e di sviluppo?
Javier: In questi ultimi cinque anni i giovani hanno incontrato di nuovo il tango, non so se perchè è di moda e fa tendenza, o per qualche altro motivo, però so che ogni giorno si  formano nuove orchestre, nuovi gruppi minori, fioriscono nuove milonghe dove si  insegna  a   ballare e  molti posti dove si stimola la diffusione del tango; ci sono inoltre gruppi rock che propongono ogni tanto un tango nel loro repertorio: tutto ciò non nasce all’improvviso, per caso; al giorno d’oggi è incredibile vedere quanti giovani vanno in milonga e la quantità di musicisti che si rivolgono al tango. Noi di Fervor veniamo quasi tutti dall’ambiente del rock.

Susy:  I maestri di tango e i ballerini argentini adorano la vostra musica, amano ballare la vostra musica e soprattutto quelli che più di altri hanno espresso  volontà di innovazione   nel  tango. Come spiegate questo?
Javier: Il fatto di essere un’orchestra composta da musicisti giovani già ci dà un’aria rinnovatrice; per fortuna stanno nascendo molte orchestre di musicisti giovani, ma la cosa più  importante secondo me è il sostegno del pubblico: quando incontri ancora molte persone   che hanno vissuto  gli anni ’40 e che cercano di paragonarci a quelle orchestre e al modo di vivere quegli anni (a quel tempo tutto era tango, c’erano milonghe e orchestre, caffè, locali da ballo e clubs dove si ballava con orchestra dal vivo dal martedì  alla domenica), noi sappiamo bene che quei tempi non ritorneranno; noi siamo il rinnovamento del tango assieme alle altre orchestre e ai ballerini adattati al modo di vivere del 21° secolo.

Susy: Cos’è che rende ancora vivo e pieno di energia un brano di Di Sarli, oggi?
Javier: E’ difficile da spiegare…; come musicista mi trasporta in mille luoghi, è una forza inspiegabile.

Susy: La tecnologia e la musica: come vivete questo rapporto? Che futuro c’è per la musica
  e quindi per il tango?
Javier: La tecnologia ha fatto enormi progressi negli ultimi anni, oggi si possono fare molte cose che solo cinquant’anni anni fa nemmeno si immaginavano (senza parlare poi delle origini del tango, quando non c’erano le registrazioni ad aiutare il musicista). Noi oggi registriamo alla maniera antica, tutti assieme allo stesso tempo per creare l’effetto reale (per suonare come dal vivo), ma con la tecnologia di oggi.

Susy: Cosa rappresenta per voi la tradizione? Un luogo storico o artistico?
Javier: Entrambe le cose…

Susy: Bene Javier, in fondo la storia delle emozioni non cambia, semmai si amplia. Ascoltare la vostra musica è davvero un piacere, e sicuramente ciascuno ballerà le vostre note romantiche con la propria storia. Buona fortuna, ragazzi

Vi ricordo che l’Orchestra inizia tra poco un giro in Europa e qui in Italia si esibirà a Cesena il 1° Maggio, nel bellissimo Teatro Verdi, a Udine (Fagagna per la precisione) il 2 maggio, il 30 aprile a Milano.

Qui trovate il link al libro citato nell’articolo, e qui potete rileggere quello che Nick aveva pubblicato su questa orchestra nel nostro blog.

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14 responses to this post.

  1. Posted by Niky on aprile 20, 2008 at 3:02 pm

    Brave, è sempre un piacere ascoltare Fervòr de Buenos Aires…

    Visto che mi cimento anche come musicalizadòr devo dire che non tutti i ballerini capiscono questo genere di musica: qualcuno mi chiede chi sono, come si chiama il pezzo E.G.B., che metto spesso, qualcun altro si lamenta dicendo che non gli piacciono, che non lo fanno impazzire e allora non sempre dedico loro l’attenzione che meritano.

    L’ho già fetto e lo ripeto: la loro versione di Loca mi fa imazziiiiire e quando la metto faccio sempre un saltino in pista.

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  2. In particolare una sera in cui misi Fervòr, Tipica Imperiàl e El Arranque verso tarda seerata, una ballerina prima di andare via è venuta a salutarmi e si è congedata dicendomi che sono meglio le orchestre classiche….de gustibus dico io, comunque queste osservazioni, spesso colte comunque in modo costruttivo, mi fanno riflettere….

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  3. Anche a me il disco non fa impazzire, ma non vedo l’ora di andarli a sentire dal vivo. Penso che rendano molto di più! E poi il Verdi di Cesena è stupendo e ci passo sempre delle splendide serate!
    🙂

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  4. Beati voi che ce li avete lì…
    Sai di altre date italiane ???

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  5. In fondo all’intervista….

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  6. Mi era sfuggita la data di Milano, grazie.
    Sarebbe bello andarci…mami sa’ che ho una serata….sigh cercherò di spostarla.

    Tornando a Fervòr, da te li apprezzano in pista ?

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  7. Così cosà, non tutti; in compenso non si sentono molto. E comunque in Romagna siamo per il pluralismo musicale! Una tanda per uno non fa male a nessno!
    🙂

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  8. E quunate ore avete in una serata, otto ???
    Io devo rinunciare sempre a qualcosa anche perchè mi piace fare tandas di quattro tanghi.

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  9. Io personalmente faccio tutte tandas da tre (tanghi, milonghe e vals).
    Generalmente una milonga dura cinque ore … fai un pò tu i conti!
    E comunque quello che non ci sta oggi…ci sta domani!
    🙂

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  10. Posted by deborah on aprile 21, 2008 at 2:36 pm

    Allora giovedì 1 Maggio tutti al teatro Verdi a Cesena. Lavoratori in pista!
    Brava Chiara, le preferisco le tandas da tre.

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  11. Posted by Niky on aprile 21, 2008 at 2:59 pm

    A me una volta hanno fatto l’appunto che facevo tandas da tre e da allora le faccio sempre da 4 anche perchè in questo modo, mi hanno spiegato, i ballerini hanno il tempo di scegliere la dama con cui ballare. Comunque de gustibus 😀

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  12. Posted by deborah on aprile 21, 2008 at 3:10 pm

    Verissimo, però 4 milonghe sono un pò troppe, soprattutto se ti capita un ballerino non gradito. Va bene più tempo ai barones per scegliere, ma alle mujeres che non sanno dire di no chi ci pensa? 🙂

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  13. Infatti mi riferivo ai soli tanghi non ai vals e alle milonghe le quali che io sappia, sono sempre fissate rigorosamente nel numero di tre.

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  14. Posted by BOBO on luglio 14, 2008 at 10:44 am

    si sono divisi………….
    😦

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