Intervista ad Esteban Moreno e Claudia Codega

Voglio ringraziare entrambi di cuore. Hanno dimostrato una grande professionalità e simpatia, oltre a dire cose veramente interessanti, che mi hanno veramente arricchito di stimoli e curiosità.

Faccio anche tantissimi complimenti ad Esteban, in attesa di diventare papà tra poco.

 

 

 

Cosa pensi del tango nuevo?

 

Secondo te cos’è il tango nuevo?

 

Uno stile con modalità di ballo diverse, con dinamiche più aperte, che segue una musica parzialmente diversa, molto elettronica (rispondo con qualche goccia di sudore che mi cola dalla fronte). Ho detto giusto?

 

Secondo me no. Secondo me non è uno stile. E’ una ricerca, un’esperienza di analisi forse più interessante del risultato finale del movimento, ed offre molti spunti diversi.

Il tango nuevo è una grande esperienza, discute gli stili e li reinterpreta e non è ancora finito come spazio di ricerca e di studio, ma soprattutto è ancora piuttosto una modalità di pensare il ballo. Che tra l’altro è sempre esistita. Voglio dire,  ci sono sempre state persone che in questo senso facevano “tango nuevo”. Ma adesso è diventato un marchio per bisogni di mercato.

Bisogna innanzi tutto capire che cos’è uno stile. E’ formato da un insieme di tante cose: passi e movimenti, con una logica coreografica che li unisce (non tanto nella coreografia quanto nell’improvvisazione), una musica che li accompagna, ed infine una componente fortissima di elementi tradizionali e rituali. Ad esempio cambia nel tempo il concetto di eleganza: non fa parte della necessità di movimento, ma degli elementi sottintesi allo stile che cambiano nel tempo, ed ogni stile ne ha un concetto diverso.

Oramai non basta più affermare, semplicemente ed istintivamente, come si faceva una volta :”il petto marca”. E’ una definizione arcaica, che va spiegata molto meglio e che deve trovare precisazione in un lavoro di analisi, di messa alla prova dei risultati possibili.

Nel cosiddetto ”tango nuevo” puoi essere fermo e ballare, con pochi passi puoi costruire il tuo ballo. Ma questo si poteva fare già prima.

Ma il lavoro di analisi, allo stesso tempo, ti offre migliaia di aperture diverse: una importante è basare il lavoro sull’improvvisazione, per capire veramente il sistema di comunicazione nel modo più completo.

Un’altra è la costruzione del movimento meno basata sul giro della donna, quanto su una circolarità di movimenti reciproca.

L’uomo poi riesce a dare molte più informazioni alla gamba libera della donna, vi è quindi la costruzione di molte possibilità a partire dal fuori asse.

I movimenti fuori asse esistevano già in altri stili, ma derivavano da altri fattori, dall’eleganza, dal contatto ma non dal movimento come ora.

C’è una ricerca più profonda di musicalità.

Poi una tendenza a studiare le dinamiche in linea, circolari, di livelli.

Il rischio è che il risultato finale si trasformi in un ballo meno sociale, più elaborato, ma io penso, alla fin fine, che questo rischio non ci sia. Me lo prova il fatto che la gente normale, quella che balla, raramente applica un unico stile quanto piuttosto riesce a fondere in un proprio, personale modo di ballare, spunti che derivano da tanti stili diversi.

 

E’ molto interessante quello che dici, ma mi sembra che tu e Claudia stiate cercando di applicare queste dinamiche nuove. Come procede la vostra ricerca nell’ambito del tango più nuevo (per la serie: se ho sbagliato prima, forse con qualche giro di parole ci arrivo meglio! sig…)?

 

Non mi ritrovo nella domanda, principalmente per il fatto che non mi ritrovo in uno stile vero e proprio (e vai…lo sapevo che cannavo di nuovo..).

Noi siamo conosciuti più in uno stile salon perché siamo partiti da questo, non nel suo modo più ortodosso ma in quello un po’ più aperto.

Cerchiamo di conservare queste basi e trasmetterle nel momento in cui insegniamo.

Ma siamo anche in una fase di esperienze nuove, e nel nuovo tentiamo di non perdere quello che ci piace del salon, pur non insegnando ne l’uno né l’altro nella sua forma più pura. Vogliamo mantenere piuttosto una fusione tra gli elementi che ci piacciono dei vecchi stili, come l’abbraccio, la linearità, certe esperienze ritmiche del milonguero, e quelli nuovi che man mano sperimentiamo.

Io e Claudia stiamo cercando di trovare un nostro stile ed un nostro percorso passando attraverso diversi stadi: l’analisi, l’evoluzione e poi il recupero, infine il tentativo di trasmettere agli altri quello che si è appreso.

Non sappiamo a priori che cosa rimarrà di questa ricerca, dal momento che non cerchiamo solo di perpetuare delle forme, quanto di provarle. Noi proviamo una forma ed una dinamica: se funzionano la teniamo, altrimenti la buttiamo via e ripartiamo.

 

Dove fate questa ricerca?

 

Il nostro centro principale di riferimento rimane Buenos Aires, dove torniamo a rielaborare stili e coreografie, ma un po’ per circostanze e necessità, un po’ per scelta, non scegliamo un metodo unico ma piuttosto cerchiamo un modo diverso di evolvere, momento per momento. Vivendo in Europa, infatti, siamo costretti a tornare a B.A. quando il tempo e le circostanze ce lo permettono… E comunque B.A. è a tutt’oggi il luogo principale per fare ricerca e studio di tango.

 

La fate da soli o anche con altri?

 

Questa ricerca la portano avanti anche altri, principalmente nostri coetanei. Purtroppo abbiamo perso, per scelte di vita e di trasferimenti, i nostri vecchi punti di riferimento, e quindi dobbiamo arrangiarci da soli tra quello che rimane dei vecchi punti di riferimento storici (diciamo in memoria) ed il lavoro nuovo. Comunque lavoriamo molto insieme ad amici e colleghi, molto spesso nei festival o quando facciamo spettacoli. Il tempo che dedichiamo alle prove lavorando in gruppo è speciale, ricco, stimolante.

 

Vi piace vivere in Francia (per la serie: prima o poi ce la farò a trovare un argomento neutro dove non faccio brutta figura…)

 

Claudia dice: La Francia è un buon punto di partenza per l’Europa.

Riparte Esteban,: abbiamo trovato Lione come base, e da lì viaggiamo molto per lavoro. Questo ci crea molta libertà mentale.

Al di là di questo, abbiamo avuto la fortuna di aver trovato in quella città un ottimo rapporto con un tessuto culturale, che ci ha permesso di produrre due spettacoli con rischi economici molto grossi.

Abbiamo infatti ottenuto una coproduzione con un teatro, che ha guidato nel periodo di creazione.

Quando ci siamo conosciuti, infatti, hanno deciso di investire con noi: gli abbiamo fatto la prima proposta nel 2000, e loro ci hanno detto di sì per il 2005. Dal 2000 in avanti è stata tutta opera di organizzazione e di formazione per noi…

La cosa che abbiamo sentito e ci è piaciuta è che siamo diventati parte di un vero e proprio progetto culturale.

 

Con chi lavorate lì in Francia? Solo con questo teatro o anche con altri?

 

Collaboriamo anche con un’associazione, Tango de Soie, per la diffusione e la creazione di un progetto culturale per il tango a Lione e in rete con altre realtà tanguere.

 

Saltando argomento, la scorsa estate vi ho visto a Parma in uno spettacolo..

Lo spettacolo che hai visto è nato da una richiesta dell’ATER, associazione teatrale dell’Emilia Romagna, che voleva uno spettacolo semplice e lineare, da organizzare in tempi brevi.

Normalmente sono abituato a creare con calma un progetto completo in tutti i suoi aspetti.

Questa volta ho realizzato una cosa più semplice, quasi artigianale nel metodo, curando comunque l’aspetto qualitativo basato anche e soprattutto sulla serietà degli altri partner. Il risultato è stato quindi uno spettacolo che metteva in risalto non solo il gruppo, ma anche le singole personalità nel ballo.

 

La cosa che mi è piaciuta molto di quello spettacolo è stata che voi non facevate la parte dei leoni. Mi spiego meglio. Si vedeva che eravate sul palco insieme agli altri, e non sugli altri.

 

Non abbiamo bisogno di risaltare come stelle dello spettacolo. Noi lavoriamo già molto per conto nostro, e quindi ci buttiamo in avventure teatrali quando incontriamo persone che ci piacciono, di cui ci convinca lo sguardo.

 

Cosa pensi degli spettacoli di tango in generale?

 

Penso che lo spettacolo di tango tradizionale stia arrivando al suo esaurimento, ma allo stesso tempo che lo stile nuevo non sia ancora pienamente formato.

Quello che succede quasi sempre è che si copiano le strutture tradizionali, che comunque hanno un riscontro di pubblico, e non si provano e finanziano cose nuove.

Infatti nel circuito off iniziano ad esserci cose nuove ed interessanti, ma per poter arrivare al grande pubblico avrebbero bisogno di finanziatori che investano su di loro. Ma questo non avviene perché è rischioso, e non ha ritorno certo di pubblico.

Quindi l’effetto finale è che il tango show è al suo limite, ma il nuovo non abbia trovato ancora la sua via.

 

Ma, secondo te, da cosa nasce questo esaurimento?

 

Per me è provocato dalla stessa,identica, forma intrinseca che si ripete costantemente.

Mentre invece il nuevo deve ancora svilupparsi sotto l’aspetto musicale, coreografico e teatrale.

 

Come potrebbe migliorare la situazione?

 

Potrebbe migliorare se gli organizzatori cercassero per i loro eventi l’elaborazione di una politica culturale seria. Non a caso i festival che funzionano di più sono quelli che riescono a creare un legame culturale….

Interviene Claudia: Guarda che lo spettacolo tradizionale attira ancora, soprattutto il grande pubblico. La maggior parte della gente vuole vedere quella che è la sua idea del tango, che trova comunque una buona dimensione nel tango tradizionale.

 

Visto che siamo a fini chiacchierata, posso chiedere una cosa a Claudia? Tu parli poco in generale: sei timida o c’è qualche altro motivo?

 

Claudia risponde: Io sono una persona timida.

Riprende a parlare Esteban: Lei è una persona sintetica e riservata, mentre io sono l’estroverso che chiacchiera, chiacchiera.. Magari ci ritroviamo insieme ad un appuntamento con una persona e io parlo, parlo… Poi improvvisamente lei dice una sola cosa, ma è quella perfetta che riassume in pieno la situazione.

E’ una persona incredibile.

 

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4 responses to this post.

  1. Bella!
    Grazie Auri.

    Rispondi

  2. Posted by aurorabeli on aprile 18, 2008 at 11:58 am

    Grazie Chiara
    🙂

    Rispondi

  3. è sempre molto interessante il punto di vista di chi lavora e vive di Tango, ancora una volta mi pare di capire quanta difficoltà vi sia nel definire l’etichetta di “tango nuevo”, e quanto questo sia poi necessario solo ai fini pratici di utilizzare un termine che riassuma alla meglio un fenomeno che andrebbe descritto con un paio di frasi…. sui manifesti non cè abbastanza spazio ….
    Intervista non facile… Brava Aurora!

    Rispondi

  4. Posted by Niky on aprile 18, 2008 at 12:57 pm

    Siete le mie bloggeresse preferite tu e Chiara !!! Un grosso Smacccck

    Rispondi

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