Donne e motori … tango e dolori!

Parliamo degli anni venti, gli anni del dopo guerra in Europa, gli anni del grande Boom prima del grande Crak in America. Sono gli anni della crescita economica argentina e del rinnovamento delle idee e dei codici morali. E cambia anche la donna porteña: si taglia i capelli, accorcia le gonne, usa creme, si trucca, fuma, beve, lavora e guida l’automobile!!!

Pola Negri, una delle regine del glamour di quegli anni

Poteva l’uomo argentino accettare questa situazione senza dire nulla? Molti misogeni si scatenano nelle critiche. Un esempio? José Bohr, il dandy avventuriero per eccellenza, nel 1924 scrive queste rime:

Antes femenina era la mujer, pero con la moda se ha echado a perder.
Antes no mostraba mas que rostro y pie, pero hoy muestra todo lo que quieran ver.
Hoy más que una niña parece un varón, fuma, toma whisky y usa pantalón.
Mas lo que me causa mas indignacion son esas melenas que usan las garçonnes.

Ecco la nuova mina; la troviamo  anche nel tango! Gli autori del 2×4 son spiritosi e della cosa provano a riderci su; son sempre pronti a fare caricature dei personaggi che girano per la città, a prendere in giro queste moderne papusas… soprattutto quando salgono in macchina! … Ma chi disprezza, compra! Si sa! 🙂

Il primo è Contursi che sulla musica di Scatasso, nel 1924 scrive “La mina del Ford” (QUI la simpatica versione cantata e commentata da J. Vidal)

…Yo quiero una cama que tenga acolchado…
Y quiero una estufa pa’ entrar en calor…
Que venga el mucamo corriendo apurado
y diga: ¡Señora! ¡Araca! Está el Ford…

Un altro è Cadícamo che sulla musica di R. Goyeneche (tío del Polaco), scrive nel 1927 le parole di “Pompas de jabon” (QUI un assaggino cantata da Goyeneche)

Pebeta de mi barrio, papa, papusa,
que andás paseando en auto con un bacán,
que te has cortado el pelo como se usa,
y que te lo has teñido color champán.

D’altra parte sempre nel 1927 Cadicamo descrive questa nuova mujer anche per la musica di Matos Rodriguez in “Che papusa oì!” (QUI cantata da Libertad Lamarque)

Trajeada de bacana bailas con corte
Y por raro esnobismo tomás frizzé,
Y que en un auto camba de sur a norte,
Paseas como una dama de gran cachet.

Ma anche José Rial con la musica di Rafael Rossi nel 1929 ci parlano di queste donne al volante, nel tango “Primero yo!” (QUI cantata da Gardel )

Para mí no has pelechado… Sos siempre la misma cosa
por mucho que galantees al pasar en tu Renault.
Transparentan tus modales una moral desastrosa:
podrás cambiarte de aperos, pero de costumbres, no.

Leggendo i testi di questi tanghi, si capisce bene che queste belle “papusas” emancipate, devono aver lasciato parecchi cuori infranti fra gli uomini del tempo!  😉
E l’orgoglio di un amore ferito si legge bene anche fra le righe di “Gloria“, scritto nel 1927 da Armando Tagini con la musica di Humberto Canaro (QUI cantata da Nina Miranda). E anche in questo caso i doppi sensi si sprecano! 🙂

Yo no quiero farras ni champán
ni vivir en un petit-hotel
y a la voituré que vos me das
yo prefiero un coche de alquiler.

Mi fermo qui, tanto ora avete capito il senso del titolo del post! Proprio così: donne e motori … tango e dolori! 🙂

Un caro saluto
Chiara

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