Archive for aprile 2008

Sondaggio d’Opinione: Il “Vero” Tango ?

Ultimamente un post mi ha fatto riflettere su questa vicenda di cui, sicuramente in salse diverse, si sarà già discusso altrove. Esiste un modello supremo di tango argentino o “tutto è tango” come qualcuno sostiene ?
Per me il vero tango esiste ed è quello interpretato dai musicisti della guardia vieja e guardia nueva(fatte salve le recenti orquestas tipicas). Finito questo periodo che ha avuto il suo culmine nella decade d’oro, un tale, di nome Astor Piazzolla ha sublimato il tango e lo ha portato sui palchi, sui set cinematografici e nei teatri. Ciò non vuol dire che non lo si possa ballare, ma non in milonga, bensì secondo ben studiate coreografie. Lo so la mia visione è molto “ortodossa” e forse poco aperta ai nuovi gusti contemporanei, ma parte dall’idea che questi compositori pensassero prima di tutto a far ballare il tango alla gente comune e nelle milonghe. Posso sbagliarmi e per questo voglio sentire le vostre opinioni in merito, certo che commentatori più autorevoli di me possano chiarire questo quesito. Avete facoltà di massacrarmi. 😀
Ancora: chi potrebbe dire che Gardel non cantasse dei tanghi… ma il vero tango ballato non era certo quello che lui cantava (infatti nessuno si azzarderebbe a mettere Gardèl in una milonga).
Vi dirò di più anche Bajofondo, Tanghetto, il Tango Turco (non me ne voglia DJ Morokal) per me non sono il “Vero Tango” anche se poi li mettiamo in milonga e li balliamo con i passi del tango.

L’Immagine non è l’oggetto

Socrate

Tango: amore mi manchi.

¡No estás! Te busco y ya no estás.
¡Qué largas son las horas ahora que no estás!…
Qué ganas de encontrarte después de tantas noches.
Qué ganas de abrazarte, ¡qué falta que me haces!…
Si vieras que ternura que tengo para darte,
capaz de hacer un mundo y dártelo después.
Y entonces, si te encuentro, seremos nuevamente,
desesperadamente, los dos para los dos.

Non ci sei! Ti cerco ma ancora non ci sei.
Quanto son lunghe le ore quando non ci sei!…
Che voglia di incontrarti dopo tante notti.
Che voglia di abbracciarti, cos’altro mi puoi fare!…
Se vedessi che tenerezze conservo per te,
sarei capace di creare il mondo e poi di regalartelo.
E allora, se ti incontro, saremo nuovamente
inaspettatamente, l’uno per l’altro.

Que falta que me hacés – Armando Pontier, Miguel Caló y Federico Silva
QUI la versione di Leopoldo Federico cantata da Sosa
QUI la classica versione di Calò…con tanto di presentazione!

Ma quanto è bello questo tango! Lo dedico a due cari amici: se li vedo in pista, non posso non mettergliela!  😉

Caroline da BsAs

Suipacha 384 – Buenos Aires – Argentina by Metempsycose

I Tanghi che mi Piacciono: Ventarròn

Ventarrón
Tango
1933
Música: Pedro Maffia
Letra: José Horacio Staffolani
 

Por tu fama, por tu estampa,
Per la tua fama, per il tuo aspetto,
sos el malevo mentado del hampa;
sei chiamato malandrino dal crimine organizzato,
sos el más taura entre todos los tauras,
sei il più audace tra gli audaci,
sos el mismo Ventarrón.
sei proprio tu Ventarròn.

¿Quién te iguala por tu rango
Chi ti pareggia nel tuo ruolo
en las canyengues quebradas del tango,
nei canyengue quebradi del tango,
en la conquista de los corazones,
nella conquista dei cuori,
si se da la ocasión?
se ti si da’ l’occasione ?

Entre el malevaje,
Nelle riunioni malandrine,
Ventarrón a vos te llaman…
Ventarròn a voce ti chiamano…
Ventarrón, por tu coraje,
Ventarròn, per il tuo coraggio,
por tus hazañas todos te aclaman…
per le tue prodezze ti acclamano…

A pesar de todo,
Col dispiacere di tutti
Ventarrón dejó Pompeya
Ventarròn lasciò Pompeya
y se fue tras de la estrella
e se ne andò attraverso la stella
que su destino le señaló.
che il suo destino gli indicò.

Muchos años han pasado
molti anni sono passati
y sus guapezas y sus berretines
e le sue gesta da guappo e le sue ostinazioni 
los fue dejando por los cafetines
le lasciò per i caffè
como un castigo de Dios.
come un castigo di Dio.

Solo y triste, casi enfermo,
Solo e triste, quasi intermo,
con sus derrotas mordiéndole el alma,
con l’anima affranta per le sue sconfitte,
volvió el malevo buscando su fama
tornò il malandrino cercando la sua fama
que otro ya conquistó.
che un altro ormai aveva già conquistato.

Ya no sos el mismo,
Ormai non sei più lo stesso
Ventarrón, de aquellos tiempos.
di quei tempi, Ventarròn.

Sos cartón para el amigo
Sei un tonto per l’amico
y para el maula un pobre cristo.
e per il pusillanime un povero cristo.

Y al sentir un tango
E al sentire un tango
compadrón y retobado,
compadròn e ribelle
recordás aquel pasado,
ricorderai quel passato,
las glorias guapas de Ventarrón.
le glorie guappe di Ventarròn.

Ascoltiamo le versioni di Francisco Canaro y Ernesto Famà Qui; della Orquesta TIpica Victor Qui; di Adriana Varela Qui; dell’Orquesta Tipica Imperial Qui.

Ricordi dal Caño 14

Il Caño 14 è un mitico locale notturno: venne inaugurato nel 1964 da Atilio Stampone (il cugino di Hector) e nel giro di poco tempo diventò un tempio del tango. Era conosciuto da tutti anche perchè fra i soci c’erano l’ex calciatore del “Terceto de Oro” del ’46 Rinaldo Martino (grazie alle origini italiane, giocò anche nella Juventus) e l’attore Pedro Aleandro. Insomma come se nella nostra capitale avessero aperto un locale Totti e Claudio Amendola!  

Hugo Jordan – su amigo – Oscar Benavidez – Hector (Chupita) Stampone – Cacho Ramos (cachito Ben Ben)

Negli anni settanta era un vero e proprio riferimento per gli amanti del genere, anche perchè il tango stava entrando un pò in crisi. Dopo una breve chiusura, nel decennio della dittatura, ora ha riaperto ed è punto di riferimento per molti turisti della capitale.

Cachito Ben Ben – Anibal Troilo – Oscar Benavidez

Nel corso degli anni ha visto passare sul suo palco le migliori formazioni e i più grandi artisti del tango. Uno dopo l’altro ci son passati tutti: tantissimi e applauditi anche i poeti più famosi. Ma forse proprio tutti tutti no: credo che Piazzolla non sia mai stato invitato; per lo meno durante la gestione di A. Stampone. E’ risaputo che fra i due non corressero buoni rapporti dopo l’esperienza di Stampone nell’Ottetto di Piazzolla. Probabilmente sarà stato invitato nella seconda riapertura…a fine anni ottanta era un vero lusso poter ospitare Piazzolla! Ma questo ce lo possono confermare gli esperti di Piazzolla.

Oscar con la sigaretta – Jorge Maciel in smoking – Lito Scarso in basso – 5 camerieri del locale

Era uno dei club notturni con l’arredamento più scarno, a metà strada tra una “cave esistenzialista” e l’odierno centro sociale. Per averne un’idea, basta guardare la foto qui sopra! Comunque più frequentato per ascoltare, bere e guardare che per ballare. Grazie ai nomi che ospitava, attirava anche la società “bene” che magari prima era stata nei teatri della vicina Avenida Corrientes, e verso l’alba passava al Caño 14 per ascoltare un Tango insieme ai porteñi. E questo capitava anche agli artisti: qualche cantante di fama (Susana Rinaldi, Roberto Goyeneche,…) magari prima si era esibito a pagamento in qualche teatro o club e poi passava di la, regalando un ultimo tango agli avventori.

Cacho Ramos – Hugo Jordan – Roberto Goyeneche “disseta” Oscar

Le foto che accompagnano questo articolo sono prese dal blog di Oscar Benavidez  (il mio maestro) che per quattro anni ha lavorato nel locale come ballerino della compagnia di J.C.Copes. Sono state scattate nella sede estiva di Mar del Plata: a fine stagione, ogni anno, il locale si trasferiva in una località turistica per l’estate. Ogni estate cambiava la sede: capitò anche che si trasferisse all’estero, come nel 1970, anno in cui fu in Punta dell’Este in Uruguay.
 

in prima fila: Un cantante ??? – Hugo Jordan – R. Goyeneche – Willie Fernandez – Oscar Benavidez – Cachito Ben Ben

Io trovo queste foto bellissime: dopo lo spettacolo, nel momento di relax, vedi tutta l’umanità di questi grandi.
E a far da sottofondo a ogni foto, un arredamento veramente essenziale, quasi a sottolineare che per divertirsi basta la qualità e non tanti fronzoli!
Certo che però era una gran qualità! 🙂

Un caro saluto
Chiara

Un tango una storia: “Al compás del corazón”.

E’ un gotan bellissimo! Penso immancabile in ogni milonga. Anche Nick ce ne ha regalata tempo fa una traduzione (QUI con l’ascolto di Calò e Beron, l’accoppiata vincente).
Io aggiungo l’ascolto della versione di Racciatti: particolare ma interessante (QUI), tanto per cambiare!

L’orchestra di M. Calò

Ma veniamo alla storia del suo debutto.
L’autore, Domingo Federico, suonava il bandoneon nell’orchestra di Miguel Calò. Siamo nel 1942 e Federico era entrato da poco a far parte della prestigiosa orchestra. La storia di questo tango ce la racconta Sara Ribot in una intervista del 1990, pubblicata sulla rivista “Tango y Lunfardo“.
Federico un giorno portò con se gli spartiti di questo tango e chiese ai compagni dell’orchestra di provare a suonarlo. Ai musicisti piacque molto e lo volevano suonare; però i cantanti Raul Beron e Alberto Podestá dubitavano, perchè non conoscevano bene le parole di H. Exposito. Così non se ne fece nulla. Un giorno però i musicisti si misero d’accordo per suonarlo senza il permesso di Calò: a loro piaceva molto! E come cantante si offrì Enrique Mario Francini, uno degli entusiasti del brano.
Approfittando del fatto che Calò quasi sempre arrivava un pò tardi nella confiteria dove suonavano, la proposero un pò di nascosto, prima di iniziare la vera e propria serata.
E così il tango debuttò, con grande successo di pubblico. E il pubblico (incuriosito da chi l’aveva sentito e raccontava) a metà serata chiese allo stesso Calò di poter risentire il nuovo pezzo. Calò, che non sapeva nulla, chiese spiegazioni. Che pezzo era questo che chiedevano? Così glielo fecero sentire e piacque anche a lui, che da quella sera lo integrò nel suo repertorio.

Non legato a questo tango, ma comunque molto pittoresca, alcune parole di Federico che descrivono i costumi dell’epoca! Ci dice:<<“In quegli anni c’erano tre tipi di pubblico. Una parte che veniva solo per ascoltare e un altra composta dai ballerini: le proporzioni di questi cambiavano a seconda dell’orchestra. Poi c’era un settore universale: le mamme! Le mamme erano un cordone che racchiudeva la sala da ballo: più visibile nei piccoli club di quartiere e meno nei grandi saloni, però sempre presenti. La cosa comica però era che se all’uscita da un ballo sfioravi un capello alla figlia, ti uccidevano, mentre ballando potevi abbracciarla finanche “sposartela”!>>

Forti ste mamme. Bello sarebbe intervistare una di loro, non sempre e solo i grandi milongueros! 😉 Sapete se qualcuno lo ha fatto?

Un caro saluto
Chiara

 

Tango grafiti

Grafiti en La Boca – Foto by Judith Knight