Archive for febbraio 2008

Zamba de mi esperanza

Nel 1976 Jorge Cafrune è ospite nella trasmissione spagnola “La hora” condotta dalla nostra Raffaella Carrà. Dopo una rapida e leggera intervista, Jorge si informa dove verrà vista la trasmissione e propone di suonare il bellissimo brano folcloristico “Zamba de mi esperanza” di Luis Morales. La nostra Raffa non poteva sapere che quella stessa Zamba sarebbe costata la vita a Cafrune.

Infatti nel 1977 il regime argentino vietò espressamente di cantare ed eseguire quel brano, insieme ad altri, perchè inneggiante alla speranza, la speranza di un paese libero, la speranza di una vita migliore. Ma Jorge, si rifiutò di sottostare ai dictat del regime e continuò a fare ciò che aveva sempre fatto. Accontentare il pubblico che gliela chiedeva.
Ma cantare una canzone proibita significava, spesso, sparire dalla circolazione… Vista l’importanza del personaggio, non era facile farlo senza destare sospetti, comunque gli fu più volte intimato di smettere di cantare il brano in pubblico.

Jorge verrà “casualmente” investito da un camion il primo febbraio del 1978, qualche giorno dopo aver cantato la Zamba al Festival Folcloristico di Cosquin, alla fine del concerto (QUI il racconto della fine di Jorge nel ricordo della figlia).

Zamba de mi esperanza

Zamba de mi esperanza,
amanecida como un querer,
sueño, sueño del alma
que a veces muere sin florecer
Zamba, a ti te canto,
porque tu canto derrama amor,
caricia de tu pañuelo que
va envolviendo mi corazón.
Estrella tu que miraste
Tu que esuchaste mi padecer
Estreya deja que cante,
Deja que quiera como yo sé
El tiempo que va pasando,
como la vida no vuelve mas,
el tiempo me va matando
y tu cariño será, será.
Hundido en horizontes.
soy polvareda que al viento va,
zamba, ya no me dejes
yo sin tu canto no vivo mas.

Io la trovo dolcissima. Una delle mie preferite, indipendentemente dall’infausto destino che le hanno appioppato.
Un caro saluto
Chiara

Ehi bella! Abballi?

A Cena con “Punto y Branca”

Siamo andati fino a Milano, in via Parenzo 7, alla Comuna Baires, per intervistarlo e con lui abbiamo trascorso una piacevole serata; prima a cena, scambiando due chiacchiere, poi in milonga: lui dietro la consolle, noi in pista a ballare le sue bellissime tandas.  Stiamo parlando di Jorge Vacca, in arte “Punto y Branca” !

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.….SE LLAMA TANGO Y NADA MAS…..

Dici “Il fumetto è nazional popolare”; dicono “il tango è un ballo popolare”. Quanto c’è del fumetto in un tango e quanto del tango in un fumetto? 
Credo che ogni forma di cultura popolare si contamini l’una con l’altra. Il linguaggio in cui si esprimono sono diverse, ma tutte riflettono quello che circola nell’aria; Iil messaggio diventa popolare quando è semplice ed efficace. Nel caso specifico del fumetto e del tango si può dire che sono cresciuti insieme. Tutte e due sono nati alla fine del secolo IXX, hanno fatto due strade paralelle incrociandosi ogni tanto, ritrovandosi, contaminandosi, per poi continuare ognuno per la sua strada con tanto rispetto uno dell’altro. Un tango ti racconta una storia in tre minuti, e un buon fumetto ti racconta una storia in tre pagine… Pensa che l’Argentina è conosciuta per il tango, i suoi fumettisti e la quantità di psicoanalisti: fa pensare, vero?

 Il nome che hai scelto come dj, Punto y Branca mi incuriosisce: Branca mi fa pensare a un omaggio al fumettista Daniel Branca; ma Punto? C’è di mezzo il lunfardo? 😉
Ha ha ha. Vedi qui c’è un ottimo esempio di contaminazione POP!! La storia un pò lunga…Inizialmente Punto y Branca eravammo in due (Giovanni Peritore ed io) allora poiché uno era assiduo bevitore di Punt eMes e l’altro di Fernet Branca e a quel tempo era appena uscito il primo disco della Fernandez Fierro (Conservado en origen) in cui uno dei brani ha il titolo Punto y Branca, ci è caduto cosi, dal cielo. Anche perchè per noi due la Fierro in quel momento ci ha illuminato, come John belushi in blues brothers. Inoltre ci siamo riconosciuti molto nella intensità del brano: “es un tangazo!”. Ma il brano che è di Julian Peralta ex direttore della orchestra allo stesso tempo è un omaggio a Pugliese, che all’epoca aveva fatto il tango Punto y Banca ( un gioco di carte). Essendo anche il fernet la musa della Fierro, pensa che l’orchestra prima si chiamava Fernandez Branca, con loro ci siamo subito trovati. Hai visto che non era semplice…..; ) Tempo dopo la Fierro in visita a milano viene a trovarci a “La Cueva”, così abbiamo chiesto “ufficialmente” a Julian il permesso per l’uso del nome al che ci ha risposto “che era un’onore”. Ti raccomando di ascoltare il brano è stupendo, ogni volta che posso lo metto in milonga.

La scelta di pubblicare autori come Miguel Angel Martin, quanto è dettata dal tuo desiderio di percuotere i cervelli, sempre più addormentati? Pensi che la cultura del tango possa aiutare altrettanto, seppur per altre vie?
La scelta di pubblicare Martin è stata dettata più che altro dalla sua bravura, sia come disegnatore che come narratore. Un altissimo senso estetico, e anche etico, che non è poco. Però, come dice lui stesso, in uno dei suoi fumetti “L’intelligenza fa sempre paura”. Penso che ogni tipo di cultura possa scuotere i cervelli addormentati, se uno vive nel suo bastione di pregiudizi, è ovvio che sempre avrà paura di quello che non conosce. Il tango, come ogni cosa nella vita, può servire per aprirti ad altri, a altri mondi, ma anche può servire per chiudersi e chiudersi sempre di più fino a credersi l’unico portatore sano della tradizione da salvaguardare. Alle volte in milonga vedo tanta mancanza di rispetto, e anche se non è il mio compito, dal microfono gli tengo che ricordare ” che il tango è la musica dell’incontro e non dello scontro”.

Ho visto che pubblichi l’argentino Oesterheld. Cosa pensi degli altri fumettisti argentini, magari famosi nel mondo tipo Quino, Alcatena, Mordillo, Altuna, Gimenez, Trigo, Breccia, … solo per nominarne alcuni e magari ancora in vita…. Quale stimi maggiormente? Chi ti piacerebbe pubblicare?
Ha ha ha, tutti quelli che ha nominato sono amici di vecchia data. Ero collaboratore della mitica rivista Fierro agli inizi degli 80. Con il vecchio Breccia avevo un rapporto molto speciale, per me è stato quasi un padre. Quello che el viejo sapeva di tango era impressionante, ne ho conosciuti pochi cosi. Ma era uno che lo viveva, tutti i suoi fumetti sono impregnati di tango. Uno che a quasi ottanta anni continuava a sperimentare. Frank Miller (autore e co-regista di Sin City e 300) ha detto che il fumetto si divide in prima e dopo Breccia. Poi chi mi ha portato – in un certo senso – in Italia è stato Hugo Pratt, l’autore di Corto Maltese. Stimo tutti, è come chiedermi quale tango mi piace…. Pubblicare mi sarebbe piaciuto tanti, ma ho avuto l’onore e me lo porto come come un fiore al occhielo con orgoglio di aver pubblicato “Che” la storia di Che Guevara fatta di Alberto e Enrique Breccia e Hector Oesterheld (Il più grande sceneggiatore argentino e…..tra quelli pochi bravi al mondo e oggi uno dei 30.000 desaparecidos). Alberto Breccia mi l’ha regalato per la pubblicazione. Ma la storia di quel libro è unica. Arrivati i militari al potere in Argentina, l’editore riceve delle minacce; altrettanto Alberto e Enrique; Oesterheld scompare. Breccia prende tutte le copie in suo posesso e gli originali e li brucia. Tranne una copia che soterra nel suo giardino. Otto anni dopo andati via i militari decide di disoterrarla e la fa pubblicare da un editore spagnolo. E dopo per l’edizione italiana sceglie me. Allora puoi capire cosa ha significato per me?

Mi incuriosisce molto il destino degli uomini. Uno può fare chilometri, attraversare l’oceano, ma ritrovare sempre le stesse situazioni, forse perchè la vita ha un messaggio per lui. Mi ha colpito molto la tua storia. Lasci una certa situazione in Argentina, arrivi in Italia e ti ritrovi a fronteggiare temi come la libertà di parola e stampa, il sequestro probatorio, processi, istigazione qui, istigazione la …. Coincidenze?
 No. Un vecchio amico diceva “l’idiozia è universale” ha ha ha Senza dubbio per me è stata una sorpresa, pensa che parliamo di fumetti !!!! Non mi sarei mai immaginato una situazione così kafkiana per il solo fatto di pubblicare fumetti, per lo più, vietato ai minori di 18 anni! Una settimana prima del sequestro erano stati in mostra, e con tutti gli onori, a Castel Sant’Elmo a Napoli con tanto di Comune, Regione, ecc. Assurdo, vero? Ma d’altra parte tutto questo aveva creato un gran trambusto e parte della cultura italiana si è mossa, proprio per la libertà di stampa e di pensiero. Da Oliverio Toscani, i 99 Posse che addiritura hanno fatto dei concerti per il finanziamento degli avvocati, a Enrico Ghezzi, Giuliano Ferrara (?!), Milo Manara, solo per citarne alcuni, perchè sono stati in tatissimi. Mi ha colpito il giorno in cui ho aperto il “Manifesto” e ho trovato una pagina intera a tutto titolo: Chiedo scusa alla Topolin Edizioni a nome dell’Italia intelligente”, un’appello firmato da Aldo Busi. Per fortuna tutto sie è risolto nei tribunali, perchè il reato non sussisteva. In tutto sono passati 6 anni e quello purtroppo ha comportato la chiusura della casa editrice. E’ stata una vera esperienza! 6) Hai scelto Milano che sicuramente è una grande città, ma la metropoli è altra cosa… Come risponde questa città alle tue “provocazioni” culturali? Quanto si fa sentire la mancanza di Baires? Ma in realtà non è mai stata mia intenzione provocare, non ho la vocazionedel martire, figuriamoci ! “Non sono cattivo, è che mi disegnano così” ; ) Cmq a Milano avevamo aperto La Cueva (No-Art Gallery) dove è stata fatta ogni sorta di sperimentazione artistica e culturale: plastica, musicale, tetrale, ecc ecc e Milano ha risposto benissimo, creandolo subito come luogo di culto. Pensa che il primo “maestro” di tango che ha avuto La Cueva è stato Josè Muñoz (famosissimo maestro di fumetti conosciuto in tutto il mondo). Lui che insegnava a fare i primi passi di tango ai punk! Chi era presente in quel momento non poteva credere a i suoi occhi!! La Cueva è stato un punto di riferimento culturale importante non solo per Milano. Buenos Aires mi manca sempre, in ogni cosa che ho fatto ho cercato di portarla sempre con me.

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In un tuo post sul tuo blog scrivi che c’è il rischio che si stia burocratizzando il tango, cosa vuoi dire ?
 Sarebbe un discorso troppo lungo e con qualche implicazione politiche. Dico solo, per esempio, che non si può fare una serata da musicalizadòr e pretendere di dargli una etichetta come se fosse scatola di carne da comprare al supermercato. Basta cercare in Wikipedia, oppure in un semplice dizionario il termine burocrazia, e li si potrà capire meglio quello che voglio dire. Bisogna lasciare esprimere a chi ha la competenza secondo il modo di sentire in quel momento:in definitiva “se llama tango, y nada mas”.

Cosa ti piace di più del lavoro di musicalizadòr ?
Tutto, per me è un vero lavoro: è il mio lavoro. L’atmosfera che si respira prima, durante e dopo una serata in milonga. Sto facendo una collezione di foto di tutte le console delle milonghe presso cui musicalizo. E’ un lavoro solitario: magari c’è una ragazza che ti guarda per tutta la sera…..e poi quando scopre che non sai ballare, sparisce !!! Poi è un lavoro di profonda concentrazione e incessante comunicazione.

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Mettere musica può dare le stesse emozioni che ballarla, o da emozioni diverse ? Che tipo di emozione si prova a far ballare gli altri ?
In questo lavoro c’è poco spazio per le emozioni pero sono presente en cuerpo y alma. Sono sempre molto concentrato e alla fine ho un vero calo di tensione: devi decidere in pochi secondi cosa mettere, visto che mai ho preparato una playlist, è tutto deciso al momento. Poi quando la pista è piena cerco di farla svuotare un po’ perché altrimenti il rischio e che ci sia casino e basta: è come avere a che fare con un puledro che devi domare quando va al galoppo e devi incitare quando è al trotto, una continua modulazione della presenza della gente in pista, è questo il metro che uso costantemente nella scelta dei pezzi. Durante una serata non mi lascio trasportare emotivamente, e un continio feedback con la pista, alle volte decidono loro, altre decido io. E un rapporto complesso che non garantisce la riuscita della serata, alle volte capita una pista senza “onda” e lì potrai mettere i brani più belli, ballabili, ecc ma questa continua lì impassibile. Se vedo una coppia che abbandona la pista nel momento in cui questa dovrebbe essere piena, allora mi preoccupo. La maggior parte delle volte Capita che mi concentro su una donna o singola coppia e la seguo tutta la serata. La serata va dedicata interamente a lei o loro. Sai quante donne sono inconsapevoli della riuscita di una serata indimenticabile? Quando poi vado in una milonga e vedo che riesco a far ballare la gente che sa ballare con una ronda composta questo di da grande soddisfazione. E’ il mio unico lavoro, è un vero mestiere che svolgo ormai da sette anni e non è facile perché oggi ti chiamano e domani non si sa, è un lavoro molto precario e per questo cerco di farlo al meglio. Tornando alle emozioni, quelle le devo mettere un po’ da parte perché devo concentrarmi a far bene il mio lavoro però spesso mi capita di mettermi a cantare sui tanghi .

Per i giovani che si avvicinano a questo mestiere: qual è il percorso per diventare bravi musicalizadòr ?
Ascoltare, ascoltare e poi ancora ascoltare. Ma non meccanicamente 500 brani uno dietro l’altro, un tango devi farlo tuo, devi interiorizzarlo. Capire le sue sfumature, i suoi testi, la crudeltà di ogni singola nota, deve farte del male…e poi dire: Tango, que me hiciste mal, y sin embargo te quiero! ha ha ha 

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Cosa pensi delle cosiddette Tande miste ?
Va al criterio di ognuno, alla sensibilità artistica del musicalizadòr. Se tre o quattro pezzi vanno bene assieme perché no ? L’importante è che siano artisti tra di loro affini.

Cosa pensi delle cosiddette “marcette” ?
Che saranno pure marcette ma sono bellissime.

Credi nella onda ?
Credo assolutamente nella energia che è cerniera delle anime di una milonga. E’ questo che mi piace di questo lavoro, l’energia che si sprigiona dalla pista quando la gente balla.

Non ti chiediamo qual è il tango che ti piace di più perché sarebbe fin troppo banale e poi è praticamente impossibile eleggerne solo uno a “più bello”, comunque c’è qualcuno che hai particolarmente a cuore ?
E’ vero quello che hai detto, tantissimi tanghi sono belli ed è difficile sceglierne uno comunque uno che mi è molto simpatico è Amablemente perché dovete capire che i tanghi non sono solo musica, ma sono anche testi, un tango è schietto, ti dice quello che è, come stanno le cose e non usa mezzi termini. Il tango a cui faccio riferimento si chiama “amablemente” e parla di un marito che torna a casa dalla moglie e la trova a letto con un altro uomo. Allora dice all’uomo di andarsene e con molta calma dice alla moglie di preparargli qualcosa, dopo le da un bacio sulla fronte e la ammazza con 34 pugnalate. Per me è molto ironico e divertente!

Amablemente
Milonga
Música
: Edmundo Rivero
Letra: Iván Diez

La encontró en el bulín y en otros brazos…
Sin embargo, canchero y sin cabrearse,
le dijo al gavilán: “Puede rajarse;
el hombre no es culpable en estos casos.”
Y al encontarse solo con la mina,
pidió las zapatillas y ya listo,
le dijo cual si nada hubiera visto:
“Cebame un par de mates, Catalina.”
La mina, jaboneada, le hizo caso
y el varón, saboreándose un buen faso,
la siguió chamuyando de pavadas…
Y luego, besuqueándole la frente,
con gran tranquilidad, amablemente,
le fajó treinta y cuatro puñaladas. 

Come hai iniziato?
Casualmente. Come dice Goyeneche…”non sei tu a scegliere il tango ma è il tango che sceglie te”. I miei genitori erano ballerini di tango e quand’ero piccolo ascoltavo 24 ore su 24 tanghi e ogni sera di nascosto andavo ad ascoltare per la radio i Beatles. Ho cominciato a musicalizare qui a Milano alla Cueva, sui Navigli, mettendo tanghi per i punk in una cantina. Abbiamo coinvolto molta gente e tra questi alcuni che sentivano i tanghi che mettevamo hanno cominciato a chiamarci per delle serate.

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“Jorgito”

 

C’è un musicalizadòr che stimi in particolar modo ?
Felix Picherna!! Un grande. Non conosco molti musicalizadòr perché non ballo e non ho tempo di andare in milonga, mi è capitato qualche volta di andare in qualche milonga e ascoltavo proprio per capire cosa non dovevo fare.

Sei uno dei primi che dedica una intera serata al tango elettronico (2 volte al mese il lunedì alla Comuna Beires): pensi che questo genere abbia un futuro ? Secondo te è un “genere” ?
Non lo so, sono un poco pessimista perché le cose che stanno producendo non mi piacciono, non sono belle. E’ musica elettronica con il bandoneòn. Tra tutti i gruppi più importanti solo gli Otros Aires mi danno fiducia, credo che loro possano veramente creare un nuovo genere. Se devo essere sincero ho più fiducia nelle orchestre giovani che non nell’elettrotango.

Niky: c’è una domanda che vorresti farci ?
Jorge: perché hai deciso di intervistarmi ?

Niky: perché sono gay !!! 😀 Scherzoooo !!! Tranquillo…  😆

Abbiamo deciso di intervistarti perché sei diventato un personaggio, perché ci sei simpatico e perché sei una persona appassionata di tango come noi.

Una rondine fa primavera?

Oggi ho visto la prima rondine in cielo, a Rimini!!! Mi pare incredibile!

Golondrinas de un solo verano
con ansias constantes de cielos lejanos….
Tierras lejanas te vieron pasar;
otras lunas siguieron tus huellas,
tu solo destino es siempre volar.

Rondini di una sola estate
con desiderio costante di cieli lontani…
Terre lontane ti han visto passare;
altre lune han seguito le tue traccie,
il tuo unico destino è sempre volare.

Golondrinas – Carlos Gardel y Alfredo Le Pera – 1934
QUI il post con la traduzione integrale e gli ascolti

Cartoline da BsAs

I quadri di Alicia

Alicia Toscano è una pittrice argentina, ma anche decoratrice di vetri artistici e murales. Si è diplomata alla Scuola Nazionale delle Belle Arti Manuel Belgrano y Prilidiano Pueyrredón e ha avuto numerosi famosi maestri del settore. Potete trovare maggiori informazioni su mostre, premi, concorsi vinti, ecc. nel suo SITO.
Tra le sue opere non mancano omaggi a Buenos Aires, al suo ballo e ai suoi grandi artisti.

Sotto, un omaggio all’Obelisco di BsA, uno dei monumenti più rappresentativi, e, in questo caso, coinvolto in un appassionato passo di tango.

Imagen portena

Questo invece un omaggio al grande Carlos Gardel e alla sua indimenticabile Volver (QUI la sua indimenticabile versione)

Volver - Omaggio a Gardel

Infine un omaggio al bellissimo tango di Federico e Exposito, Percal (QUI la versione di Troilo cantata da Fiorentino)

Percal

Percal…¿Te acuerdas del percal?
Tenias quince abriles,
anhelos de sufrir y amar,
de ir al centro, triunfar
y olvidar el percal. Percal…

Trovo i suoi lavori molto romantici e evocativi. Mi è piaciuto osservare i suoi lavori ascoltando il giusto tango. Grazie per le emozioni!

Un caro saluto
Chiara

Mujeres mirando al tango

<<Che bella! Guarda i piedi di lei!…>>
<<Mah! Con un ballerino così anche io farei faville!…>>
<<Ma chi vuoi prendere in giro? … Che nemmeno stai in piedi! …>>
🙂

Il punto T, scrigno del tangasmo femminile …

Ho letto su Tangueros una mail di Piero e, siccome l’ho trovata interessante, la voglio condividere con tutti voi, anche a quelli che non sono iscritti alla storica Mailinglist.  ;-)

Piero riceve dal Prof. Pedro Pugliese, antropologo dell’Università di Buenos Aires, e invia dopo rapida traduzione.

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Fotografato il punto T, scrigno del tangasmo femminile.

Il punto T (T spot) esiste, anche se non tutte le tangueras ce l’hanno. La prova ecografia del dilemma che da decenni appassiona esperti e profani frequentatori delle milonghe, è arrivata da un’equipe argentina, dell’Università di Cordoba. Ne parlano quasi tutti i principali quotidiani di Buenos Aires.

Il punto T è situato sulla parte anteriore dello sterno, al centro del petto, a 6-8 millimetri di profondità nel sottocute e appare come un ispessimento del tessuto nervoso sensoriale: si tratta di barocettori per la percezione di sensazioni quali la pressione e lo sfregamento.

«Un ecografo ben posizionato – riporta il Clarín – è riuscito a catturare l´elusivo scrigno del tangasmo femminile. “Alcune donne lo hanno dalla nascita. Altre non lo hanno. Anche quando è presente, la sua grandezza è influenzata dagli ormoni in circolo dell’organismo” spiega Leopoldo Arduh, docente di tangologia medica all’Università di Cordoba. Lo studio che il tangologo di Cordoba e alcuni colleghi della Università di Buenos Aires pubblicano oggi sul Journal of Tango Medicine spacca il mondo femminile a metà. Ci sono ballerine cui la natura ha riservato il dono di un tangasmo milonguero. E altre cui questa via del piacere è stata preclusa».

«Le donne che ammettono di avere un tangasmo milonguero sono nate con il punto T – spiega Arduh – Il punto T esiste ed è quello che permette il tangasmo milonguero: quel piacere che la donna prova indipendentemente dalla posizione delle braccia nel ballo. Cioè quel piacere che dipende dal contatto diretto. Avere o meno il punto T è una condizione congenita. Non sappiamo, per ora, quante frequentatrici delle milonghe ce l’hanno. Rimane da capire se il famoso punto del piacere sia in qualche maniera “condizionabile”. Sappiamo che la diversa anatomia delle donne dipende anche dall’effetto degli ormoni sessuali e stiamo analizzando il ruolo del tangosterone (l’ormone prodotto ascoltando brani della decadas de oro), che sembra avere un ruolo determinante nell’aumentare il piacere milonguero femminile. Nelle tangueras ha l’effetto di far irrobustire il punto T».

(Fonti: Clarín, pag. 23. – La Nación, pag. 11. – Buenos Aires Herald, pag. 13. – La Prensa, pag. 17. )

Medialuna Tango Project: Tango Tres

Ve ne ho parlato la prima volta nella loro intervista e adesso che è uscito un video di Tango Tres girato da Lulamiao presso la milonga della Galleria Meravigli a Milano, non potevo esimermi dal proporvelo.

Ciao Lulita e grazie

http://www.medialunatango.com/

Tango enigmistico

Eh si! Il tango è di moda! E’ finito pure sulla settimana enigmistica! Oddio! La posa non è delle migliori e non ci fa una buona pubblicità, ma….  Io la soluzione l’ho trovata … ma c’è un premio per chi la indovina per primo!

Rebus
Settimana Enigmistica N° 3961 del 23 febbraio 2008

Tango en la playa

Però tango … da cani! 🙂

Il tango è assertivo?

Un tanghero qualche tempo fa mi spiegava la sua opinione…. alla ballerina si deve imporre il comando… la marca…. con un’atteggiamento tipo “devi fare così !” e se lei va da un’altra parte, portarla praticamente a forza nella figura che avevi intenzione di farle fare….

Il mio insegnante, quasi a ogni lezione, ci ripete le tre qualità che deve avere un buon ballerino, decisione, chiarezza, pazienza, in particolare la pazienza necessaria ad ascoltare la donna se ha compreso l’invito che abbiamo fatto (se siamo stati abbastanza decisi e chiari).
Assecondare un movimento nato da una piccola incomprensione nella guida mi pare del tutto naturale, anzi spesso proprio cosi nascono figure e passi alternativi.
Ho pensato che questo tizio avesse un punto di vista non in armonia con lo spirito del tango, che fosse qualche pregiudizio non ancora sfatato tipo che il tango è macio che l’uomo invita (comanda) e la donna segue (ubbedisce) e cavolate del genere …

Ragionandoci un pò sopra mi è venuta in mente la parola assertività, applicandola al tango si potrebbe dire che se usi le braccia non sei assertivo, mentre se avvolgi lo sei.
In altre parole se cerchi si spostarla spingendo con gli avambracci la vuoi gestire, come dire “parli solo tu” , se invece l’avvolgi nel movimento rotatorio e l’accompagni nella figura proposta ponendo attenzione a come lei ti segue ecco che c’è il “dialogo“…..

abbraccio

Quindi avrei liquidato tutta la faccenda con un “caro tizio balli da tanto ma hai le idee ancora confuse “…… ma un’amica mi ha confidato che preferisce di gran lunga i ballerini che hanno una guida decisa, anche al limite della violenza, piuttosto che una guida leggera magari precisa ma poco energica …allora forse non ho capito io qualcosa…

Come dice un’amico che non conosce la geografia ma ha girato il mondo, “quando non sai chiedi”, e allora chiedo:

Tu ballerina di faiblog che ne pensi ?
Meglio un ballerino deciso e “delicato” o deciso ed “energico”?
Perche mi pare chiaro che se non è deciso, se non sa esattamente dove portarti, finisce o che fate pause a raffica o che guidi tu…

Mandi
Alberto

Le sedute in milonga

Un simpatico video che propone una soluzione al problema dei posti in milonga! Per vedere il video clicca sul titolo “Sedia di cartone”

La CINA è viCINA!

🙂
Un caro saluto
Chiara

Souvenir de Buenos Aires

“Il Tango è arte non Moda…”

Il nostro amico Maniacus ci ha segnalato una lettera inviata al quotidiano Unione Sarda in cui, un indignato tanguero, rispondeva a un articolo di qualche giorno prima in cui, attraverso i soliti stereotipi, si cercava di fare della pubblicità al tango, come fenomeno di costume.

Unione Sarda

La lettera dice:

<< Il Tango è arte non Moda… Da imparare lentamente. Un cenno di capo – cabezeo – vuol dire: “Balli?”.
E’ il tango: non occasione per veline o tronisti dall’abito “in” e i capelli impomatati come i vecchi tangheri di Buenos Aires. Lei accetta e… vedi la differenza.
E’ Vero che sorgono come funghi le scuole di tango, che ora insegnan tutti in tante milonghe. Ma c’è una passione che traspare nitida e contagiosa, in chi, come noi vecchi allievi, prima di affrontare una figura, un boleo, fiocco o quant’altro, ha passato settimane a imparar che il tango è prima dentro, che è una disciplina del corpo, la ricerca dell’asse, della complicità, sinuosità, la grazia e la sensualità. …
Anni fa, se dicevi:” frequento il tango agentino” rischiavi che ti ridessero in faccia, oggi è una moda, oggi si balla il tango rock, e gli svolazzamenti di gambe si sprecano. A difesa di questa arte soave e sensuale insieme, noi vecchi (ma di esperienza) sorridiamo fischiettando note di Piazzolla e Gardel, senza fissarci, godendo anche di altro si intende.
Per favore non uccidete quest’arte dicendo che “è un occasione per agganciare…”. Poi, chi lo vuol far, ben gli vada!
Siempre en el corazon.
>>

El indio
Foto by Maniacus

Ottimo spunto di discussione. Cosa ne pensate?
Un caro saluto e grazie a Maniacus.
Chiara

Tai-chi chuan tango…

Tango in Pekino

Le 7 meraviglie di Piazzolla!

Finalmente ho potuto ascoltare dal vivo l’operetta Maria de Buenos Aires di Piazzolla di cui abbiamo parlato anche  QUI. Giovedì sera, Laura Escalada, la regista e vedova del maestro, era, con il suo stuolo di musicisti e cantanti, al Teatro Rossini di Pesaro. Una ghiotta occasione da non lasciarsi scappare. E infatti il teatro era pieno pieno.

Si spengono le luci e una voce fuori campo chiede di non fare foto, di spegnere i cellulari e di non applaudire fra un quadro e l’altro, per non spezzare la magia dell’opera; dicono per facilitare a tutti la comprensione…. Obbedisco a ques’ultima richiesta ma con grande fatica. A ogni finale la voglia di applaudire per me è fortissima, soprattutto quando ho due dita di pelle d’oca per l’emozione. Come fai a dire a un bambino che si trova davanti a un banco di caramelle e giocattoli colorati di non fare esclamazioni e di non battere le manine?  😉
Non vi racconto i particolari, ma dico solo che musicisti e cantanti, dal primo all’ultimo, mi son piaciuti tantissimo. E chi ha scritto questa musica era Piazzolla, mica uno qualsiasi! 🙂
Durante l’esecuzione, seppure un pò a fatica per il buio, son riuscita a leggere il testo dei brani, che mi ero stampata nel pomeriggio. Leggendo, qualcosa in più son riuscita a capire, anche se era comunque bellissimo guardare i musicisti, il pizzicato dei violini, il canyengue del contrabbasso, gli effetti speciali del percussionista, le pose di Maria, del Duende e del Payador (Lucy ti sarebbe piaciuto…un gran bel pezzo di ragazzo con una voce stupenda…).

Finita l’esecuzione si son accese le luci e ci siamo sfogati con gli applausi. E’ stato commoventissimo vedere i musicisti, i coristi, i cantanti e Laura, visibilmente incantati dalla bellezza di questo teatro cosi colmo di gente; ci fotografavano dal palcoscenico!
Mentre uscivamo ordinatamente dal teatro, ci accompagnavano le note di Santa Maria del Buen Ayre (QUI) dei Gotan Project. Allora scherzosamente mi son diretta verso il palcoscenico per fare le mie rimostranze ai musicisti che stavano smontando gli strumenti. “Dopo Piazzolla i Gotan? Ma vogliamo scherzare?” 🙂
Ne ho beccati un paio che carinamente si sono avvicinati: ovviamente hanno dato la colpa al tecnico del suono e anche loro eran concordi sul fatto che la scelta non fosse la più felice. Abbiamo parlato un pò con loro e con l’autista che li sta scarrozzando per l’Italia in questo mese di tour. I complimenti son stata la prima cosa, poi  ci hanno detto che li ha stupiti questo amore così diffuso in Italia per Piazzolla e hanno paragonato il Rossini al Teatro Colon! Senza nulla togliere al Rossini, direi che sono un bel pò ruffiani questi argentini! 😉
Nel frattempo Deborah era fuori a farsi fotografare con Laura … ormai la foto con i vip è un “must”! Poi magari ci racconterà cosa si son dette!

Deborah con Laura Escalada

Ma veniamo al titolo del post. Il sette (Meri Lao dove sei???)  🙂

Nel leggere i testi di Ferrer durante l’esecuzione, mi ha molto stupito il continuo ricorso al numero sette, in tutta l’operetta.
Nella Balada para un organito loco si dice: “… la Niña María creció en siete días…” e fin qui ci siamo. Poi Ferrer aggiunge il biblico “Settanta volte sette”: “Setenta veces los siete vientos del Sur, la han alzado…” e ancora “Setenta veces los siete asombros le habrán robado…”; ma non è finita.

Nel Poema valseado si dice: “…oigo el arcángel de la prostibulería, frasear su acorde canallesco a siete voces que suenan siete y son siempre la mía….”

Nel Miserere canyengue de los ladrones antiguos en las alcantarillas dice: “… y abrimos al grito de siete bandolas
un séptimo sello lunfardo y maduro…”, ma anche “… bien hembra y bien sombra, sangrada por siete navajas de Sol”.

Nell’Aria de los analistas si dice: “…un bello remordimiento que hace su trágico intento con siete libriums impares”, e “…le ganaban con sietes y onces de risa”.

Infine in Tangus Dei dice: “Hoy es Domingo y atorran hasta los séptimos tangos”, “setenta reencarnaciones de un jesusito nonato se arrancara del los huesos del vientre, setenta clavos…”.

Allora chiedo aiuto a che ne sa di più. Sicuramente il suono di questa parola ha guidato la scelta del poeta Ferrer, ma credo che dietro ci sia di più, vista la magia e la sacralità di questo numero. Ancora non ho letto il Dizionario del sette di Meri Lao (ma è già uscito?) e dunque non so se abbia trattato o meno l’argomento; certo è che questa cosa mi ha incuriosito e ho pensato molto a lei durante la rappresentazione!!! Spero che voglia dirci qualcosa di più! E’ stata invitata alla discussione!  🙂

Un caro saluto
Chiara

Tango grafiti

Tango grafiti

I novantanghi di Emilio Balcarce

Mi sono persa i novant’anni di Mariano Mores, splendidamente compiuti lo scorso lunedì con una mega festa in Mar del Plata, ma non mi voglio assolutamente perdere i novant’anni di Emilio Balcarce, l’autore di uno dei miei tanghi preferiti: La Bordona (QUI, tanto per cambiare nella versione di Troilo)!

Emilio Balcarce inizia prestissimo a suonare il violino, ma anche con il bandoneon esprime al meglio le sue doti di musicista. Ha suonato e arrangiato tanghi per le più prestigiose orchestre tanguere (Aníbal Troilo, Alfredo Gobbi, Francini-Pontier, José Basso, Leopoldo Federico, Osvaldo Pugliese,….); ma il Balcarce che preferisco è quello degli anni sessanta/settanta con il Sexteto Tango (Osvaldo Ruggiero, Víctor Lavallén, Cacho Herrero, Julián Plaza, Aniceto Rossi e Jorge Maciel). Per capire l’incredibile creatività e la qualità della loro musica vi faccio ascoltare una Cumparsita (anche se non è il tema che meglio rappresenta ciò che volgio dire!) con tanto di introduzione di fischietti (QUI)!
Ha diretto fino a poco tempo fa l’Orchestra Escuela de Tango (che oggi porta il suo nome), nell’ambito di un progetto atto a creare un’orchestra come ai tempi d’oro del tango. Infatti grande è il suo lavoro di insegnamento e trasmissione del sapere sulle nuove leve e sui giovani musicisti. Grazie alle sue conoscenze, infatti, per i ragazzi che suonano nell’orchestra, son state create diverse occasioni per fare tango accanto ai grandi del 2×4, del presente e del passato.

Osvaldo Pugliese diceva di lui:«Tiene las esencias tangueras a flor de piel» e se lo diceva lui, c’è da credergli!   
Per chi vuole conoscere meglio l’artista, consiglio di leggere la bella intervista che gli hanno fatto José Pedro Aresi e Alberto Rasore su Todotango oppure questa in video.

Vedo lui; vedo Mores: due splendidi ed energetici novantenni e penso che il tango sia un vero elisir di lunga vita!
Auguri maestro! E grazie!!!

Un caro saluto
Chiara

Cartoline da Buenos Aires

Insegna
Tango??? Per di qua!
🙂