Archive for novembre 2007

Le irregolari: Buenos Aires horror tour

L’ultimo libro che ho letto me lo ha passato mia mamma, dicendomi “ti piacerà”. E aveva ragione … come sempre…
E’ stata la ciliegina sulla torta di questi giorni. E’ da un pò che, come mi giro, trovo notizie, articoli, libri, spettacoli teatrali, musica, tutto, con un unico comun denominatore: il dramma dei desaparecidos. Il libro, che consiglio caldamente, è stato scritto da Massimo Carlotto, patavino di nascita e sardo di adozione, e tratta in forma autobiografica uno dei temi più scottanti degli ultimi vent’anni quello appunto dei 50.000 (e più) sudamericani (argentini e non solo), rapiti, torturati, barbaramente uccisi o comunque scomparsi. In una parola i Desaparecidos.

La storia racconta di Massimo che si reca come turista a BsAs, anche per trovare notizie di suo nonno. Il nonno, emigrato in Argentina, una volta tornato a casa, non aveva più raccontato nulla di quegli anni alla sua famiglia.
Inocencio, il gestore dell’albergo dove Massimo alloggia, sin dal primo giorno capisce che Carlotto non è un turista come gli altri, e lo indirizza ad un’altra forma di turismo: un viaggio nella memoria, un viaggio per conoscere e per non dimenticare. Il traghettatore di Massimo in questo inferno è Santiago, un autista di bus, che ogni sera ripercorre le strade di BsAs visitando i luoghi dell’orrore (da cui il sottotitolo del racconto). Passa dalle case dei giovani rapiti, snocciolando nomi, date, e descrizioni; ritrova i campi clandestini dove venivano portati i ragazzi, campi “ospitati” in scuole, officine, magazzini; racconta le storie degli aguzzini, dei comandanti, degli uomini ancora al potere grazie all’amnistia governativa copri-orrori. Nel tour non mancano le visite alle case delle ragazze, mogli, fidanzate, in attesa di un bambino, torturate e tenute in vita fino al parto per poter vendere o regalare il neonato al miglior offerente. Ovviamente Massimo entra in contatto con il gruppo delle nonne (le Abuelas de Plaza de Mayo) che cercano questi nipoti mai conosciuti; conosce i gruppi delle mamme e dei figli dei desaparecidos, anch’essi impegnati a scoprire che fine hanno fatto i loro cari, almeno per trovare le loro ossa e sapere dove mettere un fiore; ne ascolta le storie quando, come ogni giovedì, sfilano in Plaza de Mayo perchè nessuno dimentichi. Tra i vari personaggi, Massimo entra in contatto anche con Estela Carlotto, una delle fondatrici delle Abuelas e scopre che, oltre al cognome, ha anche molto di più in comune.  

Estela Carlotto

Ovviamente la colonna sonora del libro è il tango, e come potrebbe essere altrimenti se l’autore fa un tour a Buenos Aires? Troviamo il tango nei dischi che gli ufficiali si litigano quando spartiscono il bottino di un saccheggio, nelle case dei prelevati; c’è il tango di Homero Manzi, suonato e ballato al Cafè Tortoni, ma spiato da dietro le quinte, perchè “l’unico modo per capire BsAs è spiare dal buco della serratura. La facciata è giusto una truffa per i turisti di passaggio…”; c’è il tango improvvisato da Massimo quando lo spirito del nonno si appropria delle sue gambe.
E c’è il tango, una milonga, Milonga de un triste, scritta da Ricky Gianco e da Maurizio Camardi per protestare contro il capitano Alfredo Astiz, detto l’angelo della morte, che nonostante le atrocità commesse, continua a sostenere fermamente la loro necessità. (Trovate altre info su autore, libro e musica QUI)

Milonga de un triste
Balla il capitano
felice incrocia i piedi con la sua signora
io lo guardo dalla vetrina del caffè
e il dolore mi scende un po’ più a sud dell’anima

Balla il capitano
con passione bacia la sua signora
io lo guardo dalla vetrina del caffè
e ricordo le tue labbra il primo bacio di mattina
Ti incontro mille volte al giorno
nei dettagli di altre donne
camminano veloci senza mai voltarsi indietro
Buenos Aires non finisce mai
En la noche cierro los ojos pero sueño despierto
leo tus viejas cartas
palabras de amor jovencito
otra vez me quedo dormido abrazado a mi soledad
Ti cerco nella nostra piazza
mi passi accanto insieme agli altri
hai lo stesso profumo di tua madre
da vent’anni non lo cambi mai
Nello specchio frugando tra le mie
cerco di immaginare le tue rughe di oggi
il capitano ha voluto che tu rimanessi per sempre giovane
gli è bastato un vago cenno della mano
Dicono che hai guardato verso sud
nessuno ricorda il mio nome tra i tuoi denti
dicono che fosse aprile o forse maggio nessuno ricorda dove
Buenos Aires non finisce mai
Si te paso al lado levántate por favor
háblame dulcemente como un tiempo
yo sigo viviendo para no olvidarte
y no perdono al capitán.

Non vi racconto più nulla e vi lascio con le parole dell’autore:
«Scendendo mi fermai sul secondo gradino: «Quanto è lungo questo tour?». Il conducente alzò le spalle: «Non ti basterebbero tutte le notti della tua vita. Buenos Aires non finisce mai».

Massimo Carlotto – Le irregolari:Buenos Aires horror tour – Edizioni tascabili e/o Roma

Un caro saluto
Chiara

Tango en Seattle

Il tango della Bellucci

Avete presente il tango che Antonio Banderas balla nel film Take the lead (QUI)? Si tratta del brano Asi se baila el tango dei Bailongo (QUI); presto diventerà molto conosciuto.
Pare infatti che Gabriele Muccino lo abbia scelto come colonna sonora per lo spot ai reggiseno della linea Intimissimi, girato in questi giorni in Portogallo, e interpretato dalla nostra Monica Bellucci.

Nello spot, che si intitola Heartango la Bellucci ci mostra interessanti lingerie che sbucano da tenute in pelle da sexy- motociclista, oppure da quelli di una temeraria taxista alla guida di un vecchio taxi; ma il clou ce lo offre la minisottoveste con cui la bella tifernate balla un tipico tango d’albergo con l’attore Josè Fidalgo.

Monica Bellucci Gabriele Muccino

Il belloccio ci voleva, altrimenti noi che guardavamo?! 🙂
Pare che l’attrice italiana abbia preso anche qualche lezione di tango per girare la scena, e rendere al meglio. Vedremo presto gli spot in TV e al cinema, con il risultato di tali lezioni. E chissà che alla Bellucci non sia rimasta la voglia di imparare per davvero il tango … magari ce la ritroveremo in milonga!

QUI il video in anteprima, dal sito di intimissimi.

Un caro saluto
Chiara

Intervista ai Medialuna Tango Project

 I Medialuna Tango Project sono un gruppo milanese costituito da Alessandra Fossati (Voce), Gianluca Pozzi (Piano, tastiere, Composizione e arrangiamento brani) e Gianfranco Panighini (Chitarra, tastiere, Composizione e arrangiamento brani).

Il 23 11 2007 è uscito il loro primo album dal nome ‘Una Flor y Dos Corazones’

unaflorcover.jpg

Una flor y dos corazones 4:28
(Gianluca Pozzi/Gianfranco Panighini) tango

Alfonsina y el mar 3:54
(Ariel Ramirez/Falucho Luna) zamba

Tango tres 4:01
(Gianluca Pozzi/Gianfranco Panighini) tango

Fragilidad 4:19
(G. Sumner) tango

Milongút 3:05
(Gianluca Pozzi/Gianfranco Panighini) milonga

Vals de medialuna 3:17
(Gianluca Pozzi/Gianfranco Panighini) vals

Vuelvo al sur 4:24
(Astor Piazzolla/Fernando E. Solanas) tango

Chromatango 3:36
(Gianluca Pozzi/Gianfranco Panighini) tango

Quanto ti ho amato 3:19
(Nicola Piovani/Roberto Benigni) vals

Come e quando sono nati i Medialuna Tango Project, parlateci un po’ della vostra storia.
Gianluca:
Il progetto Medialuna nasce un po’ per caso. Una sera di aprile del 2007, mi trovavo con mia moglie, Luis Castro e Claudia Mendoza a cena, dopo uno stage di musicalità svolto a Crema. Avevo da tempo voglia di regalare qualcosa di personale a questi due meravigliosi insegnanti Argentini. Alessandra Fossati (nella foto in basso, la voce femminile che ha inciso le cover del disco di ale.jpgUna flor y dos Corazones), venne da me con l’idea di registrare un pezzo di folklore Argentino: Alfonsina y el Mar. Brano che al dire il vero all’epoca non conoscevo, ma subito suscitò in me al primo ascolto una grande emozione. Decisi così di riarrangiarlo in una versione più ballabile rispetto a quella cantata da Mercedes Sosa. Quella famosa sera di aprile regalai a Luis e Claudia quel singolo brano registrato nel mio studio, per ringraziarli della loro amicizia. Il giorno successivo Luis mi chiamò e mi fece un sacco di complimenti. Mi disse che dovevo assolutamente fare un disco con altri brani e che avrebbero volentieri appoggiato questo nuovo progetto, magari ballando alcuni di queste nuove composizioni. A questo punto mi misi al lavoro alla stesura di altri pezzi, ma sentivo che mancava qualcosa a livello compositivo e melodico. Nacque qui la collaborazione più importante con il musicista Gianfranco Panighini, chitarrista e compositore professionista.
Gianfranco: Io e Gianluca ci conosciamo praticamente fin da bambini, è capitato qualche volta di trovarci a fare una piacevole suonata, ma a una certa età ci siamo persi di vista, io diventato padre mi sono trasferito, lui nel frattempo, ha intrapreso seriamente un percorso di studio di pianoforte, nonostante il suo lavoro fosse impegnativo e abbia poco a che fare con la musica. Questa è vera passione. In questo modo è rimasto puro, non dovendo scendere a compromessi per vivere di musica come invece ho dovuto fare io. Tornando a noi, questi brani che ha preparato erano le prime cose sue che sentivo dopo anni; scevri da velleità commerciali, e prodotto di puro gusto. Un lavoro veramente ben fatto. Me li ha sottoposti perché avrebbe voluto, su Vuelvo al sur una parte di chitarra solista. Guarda caso però nel corso di questi anni io mi ero appassionato alla musica di Piazzolla e mi sarebbe piaciuto provare a scrivere dei brani. Così abbiamo trovato entusiasmante questa idea che è diventata avventura, e ci siamo messi in gioco per sperimentare la nostra creatività compositiva nell’ambito del tango. Non ci siamo risparmiati per niente, e sfornavamo idee a raffica, spinti anche dalla presa di coscienza, che ne stava uscendo un sound originale.

Il vostro sound come si colloca nel panorama musicale del tango, vi ispirate a qualche “orquesta” o artista in particolare ?
Gianluca:
Per quanto mi riguarda ho studiato per molti anni jazz con il maestro Massimo Colombo. Il tango è entrato a far parte della mia vita grazie a mia moglie. Il modello che ci ha sicuramente influenzato per la realizzazione di questo progetto è Astor Piazzolla. Anche se abbiamo cercato di rendere più fruibile il disco da un pubblico comunque attento alla qualità, ma comunque meno di nicchia, lavorando sull’aspetto ritmico e la particolare cura delle melodie. Questo ci ha portato a creare un sound personale che sta a metà tra la tradizione del tango classico e i risvolti ritmici più lounge ed elettronici. Sicuramente uno sguardo al passato è stato comunque rivolto, non si può esimersi di ascoltare, prima di scrivere Tango, le grandi orchestre come quelle di Carlos Di Sarli, Anibal Troilo, Osvaldo Fresedo, Miguel Calò, Juan D’Arienzo e Osvaldo Pugliese.
Gianfranco: Avvalorando e volendo entrare nel dettaglio di quanto detto da Gianluca direi che, ancor più che stare a metà tra il tango classico e quello elettronico, il nostro disco abbraccia completamente i migliori aspetti, a nostra opinione, di ambedue: la cura delle melodie che si è un po’ persa nel tango elettronico, l’abbiamo efficacemente recuperata, e l’uso dei grooves già positivamente testato da Gotan Project e simili, rende l’ascolto gradevole anche a un ascoltatore non necessariamente appassionato al tango. Questa è un analisi post produzione, cioè non è stata pensata a tavolino prima di cominciare, ci siamo resi conto durante il lavoro, che si delineava questo sound come se avesse vita propria.

 Alla vostra sinistra Gianluca Pozzi, alla vostra destra  Gianfranco Panighini

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È uscito il primo album, ‘Una flor y dos corazones’, farete una tournee ? Avete in mente un nuovo progetto musicale ???
Gianluca: No… questo progetto nasce come progetto realizzato in studio, non escludiamo a priori un attività live ma per ora non è prevista. Stiamo già lavorando al secondo album. Gianfranco: Mi associo.

Di questo nuovo album quali sono i vostri pezzi preferiti ?
Gianluca: Sicuramente i brani che preferisco sono Una flor y dos Corazones, Tango Tres, Vals de Medialuna.
Gianfranco: Una flor y dos corazones di sicuro, ho chiesto a Gianluca che fosse il primo pezzo del disco, secondo me il brano che più ci rappresenta. Qui si sente veramente la nostra potenzialità, sia individuale che sinergica. È il brano fatto a due cuori, ognuno ha messo quello che meglio sa fare. Gianluca crea delle ambientazioni formidabili dove creare una melodia è veramente stimolante. Sono molto legato poi a Chromatango che per me è un tributo all’enorme Piazzolla. Mi piace molto poi, come Gianluca riarrangia o meglio ripensa (mi piace di più il termine) le cover che al mio ascolto, trovo appaganti talvolta più dei nostri pezzi, questo nonostante il riscontro degli ascoltatori che sembra apprezzino di più i nostri brani originali.

E se doveste scegliere tre pezzi da suonare come cover, dal vivo, quali scegliereste (ditemene almeno 3)
Gianluca: Sicuramente quelli che preferisco …. ribadisco Una flor y dos Corazones, Tango Tres, Vals de Medialuna.
Gianfranco: stavo pensando ad un elenco, ma vengono fuori tutti i brani. Amo suonare, e tutti i pezzi del disco mi darebbero emozione.

Pensate di mantenere la stessa linea musicale o sono previste innovazioni nella musica così come nel gruppo ?
Gianluca: E’ un progetto in costante evoluzione non ti saprei rispondere in questo momento, sicuramente la linea compositiva sarà questa. Magari se ce ne sarà necessità aggiungeremo ulteriori elementi acustici.
Gianfranco: La nostra collaborazione è giovane, e sicuramente quello che abbiamo capito, è che funziona, può solamente maturare, e siamo sulla strada giusta per equilibrare le nostre capacità individuali in funzione di uno scopo comune. Inoltre le nostre influenze musicali vanno oltre il tango, quindi chi puo dire?

Secondo voi, tra quelle moderne, qual è l’Orquesta tipica de tango che vi convince di più ?
Gianluca: I Medialuna Tango Project 🙂 no a parte gli scherzi… L’orchestra Color Tango, i Tangoseis, Beba Pugliese, l’orchestra di Leopoldo Federico.
Gianfranco: mi associo.

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Niky: ho ascoltato a lungo i vostri brani e quello che mi ha colpito di più e che mi fa’ ballare di più è Tango Tres, ma l’album è tutto bello, i nostri complimenti e…largo ai giovani !

Per saperne di più:

Link al sito ufficiale: www.medialunatango.com

Link myspace: www.myspace.com/medialunatangoproject

Tango: cartoline da BsAs

Yo soy parte de mi pueblo y le debo lo que soy;
hablo con su mismo verbo y canto con su misma voz….
… Barracas, La Boca, Boedo, Belgrano, Palermo, Urquiza,
Pompeya, San Telmo, Montserrat, Villa Crespo, Lugano ….
… cada uno me trae un recuerdo, cada uno me da una emoción…

Io sono parte del mio popolo e gli devo ciò che sono:
Parlo con la sua stessa parola e canto con la sua stessa voce…
… Barracas, La Boca, Boedo, Belgrano, Palermo, Urquiza,
Pompeya, San Telmo, Montserrat, Villa Crespo, Lugano ….
… ciascuno mi porta un ricordo, ciascuno mi regala una emozione…

Los cien barrios porteños – Rodolfo Sciammarella y Carlos Petit – 1945 – Vals
QUI la versione ovviamente di Alberto Castillo

Barrio San Telmo

Foto by Maniacus (BsAs 2007)

Tango lesson … in famiglia

Sondaggio by Maniacus

Il nostro amico Maniacus, ormai nostro spacciatore di foto porteñe, ci ha proposto un interessante sondaggio. Chiede:

Preferite milonghe affollatissime dove si cammina a malapena o sale semideserte dove poter dar sfogo a tutto il repertorio di passi acquisito?
O in subordine
Preferite arrivare all’inizio di una serata quando c’è poca gente e quindi ballare per pochi intimi oppure aspettate la fine della serata quando ormai non c’è più nessuno?

Milonga portena

Foto by Maniacus (BsAs 2007)

Ovviamente la foto fa parte della sua collezione! 😉
Un caro saluto
Chiara

Tango: cartoline da Buenos Aires

… Nada hay más lindo ni más compadre
que mi suburbio murmurador,
con los chimentos de las comadres
y los piropos del Picaflor….

… Non c’è nulla di più bello nè familiare
del mio quartiere pettegolo,
con le chiacchere delle comari
e i complimenti dei dongiovanni…

Tres esquinas – Ángel D’Agostino, Alfredo Attadía y Enrique Cadícamo – 1941
QUI la versione di Dobalo Pisano, voce e bandoneon, una delizia!

chiacchere di donne

Foto by Maniacus (BsAs 2007)

Hombre carpeteando al tango

Sondaggio d’Opinione: “La Scelta”

“Cosa si fa’ ? Dove si va ? Questa sera….” recitava una vecchia canzone di Eros Ramazzotti…
Mettiamo allora il caso che nella vostra città ci siano tre milonghe che danno rispettivamente:

a) Esibizione di ballo;

show.jpg

b) Musica dal vivo;

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c) Entrambe le cose;

 

 Cosa scegliete (a parità di musicalizadòr) ???

Scelgo a) perchè adoro le esibizioni;

Scelgo b) perchè adoro la musica dal vivo e posso ballare tutta la sera;

Scelgo c) perchè sono un ingordo/a e più spettacolo c’è… più mi diverto !

Tango: cartoline da BsAs

Yo soy un hombre ya veterano,
conozco el mundo como el mejor…
Y así paso mis noches bacanas
porque yo no nací pa’ sufrir.
Y a las cuatro de la matina…
con la mina me voy pa’l bulín….

Io sono un uomo piuttosto esperto
conosco il mondo al meglio …
E così passo le mie notti libertine
perchè non son nato per soffrire.
E alle quattro della mattina…
porto la donna nella mia stanza…

Tiburón – Julio Pollero, Luis D’Abraccio y Enrique Dizeo
QUI un assaggino dell’orchestra di Domingo Federico

El tiburon

Foto by Maniacus (BsAs 2007)

Anche mia nonna conosceva il tipo e diceva: “Di notte leone, di giorno coglio…!” Certe cose non cambieranno mai, nè con il passare degli anni e nemmeno con la latitudine! 🙂

Tango: non basta mai…

Un greco a Buenos Aires

E non un greco qualunque! Infatti parliamo di Aristotele Onassis, giovane emigrante arrivato in Argentina con pochi denari in tasca, per sfuggire alla rivoluzione di Ataturk nella Turchia degli anni venti.

Tutti conosciamo la sua storia di armatore, iniziata come telefonista, assunto nella città di Buenos Aires; l’umile impiego gli permise di ascoltare le conversazioni di agenti di cambio e uomini d’affari e di cominciare a fare compra-vendite vantaggiose che lo portarono ben presto ad accumulare una fortuna.
Non tutti magari sanno che però, per sbarcare il lunario, iniziò come importatore di sigarette dalla Grecia. Aveva imparato il mestiere dal padre e tramite il padre stesso aveva mantenuto le conoscenze dei giusti canali. Faceva arrivare bastimenti carichi di tabacco che non tornavano in patria vuoti! E così facendo acquisì anche tanta esperienza sul commercio via mare. (Mi stupisce sempre come questi geni riuscissero a fare tutte queste cose senza internet e cellulari!)

Proprio in quel periodo, racconta H.A.Benedetti, il nostro giovane greco, conobbe Carlos Gardel. Infatti il cantante frequentava la “Confiteria La real” vicina al magazzino dove lavorava Onassis, e dunque spesso gli passava davanti. Il giovane sigarettaio, lo guardava con ammirazione e non osava neppure fargli un complimento. Però Gardel gli sorrideva e questo per il greco era già abbastanza. Poi una sera, non si sa come, Gardel gli fu presentato e Onassis gli potè stringere la mano. Ovviamente l’emozione non gli fece dire nemmeno una parola. Si racconta che quall’incontro fu fatale: Onassis collezionò tutti i dischi del cantante e anche nel tempo, quando era già ricco e famoso, ogni tanto si fermava a guardare una tazza della “Real“, rubata in quella sera speciale, proprio per serbarne il ricordo.

Altro aneddoto che non tutti conoscono della vita porteña del giovane greco è che per un certo periodo lavorò al ponte Nicolas Avellaneda, in fondo a Necochea, come traghettatore, facendo attraversare i passanti su una vecchia barchetta. Per i pedoni pigri il servizio è ancora disponibile a tutt’oggi, e chissà se il moccioso di turno sa del suo ricco collega del tempo che fu!

Un caro saluto
Chiara

Souvenir de Buenos Aires

Parejas

Foto by Maniacus (BsAs 2007)

Tango e gnocchi

Calma Dc! Non ho detto gnocche! 🙂
Parliamo di pasta e precisamente di un piatto tipico di molte regioni italiane: gli gnocchi.
Ho letto che anche in Argentina e in Uruguay se ne fa un largo uso e ancora oggi c’è la tradizione di mangiare gnocchi il giorno 29 del mese: LOS ÑOQUIS DEL 29.

Mi ha incuriosito la foto qui sopra, così mi sono informata. E’ una tradizione portata probabilmente in Sud America dagli emigranti italiani. La tradizione di servire gli gnocchi il 29 del mese, molto probabilmente deriva da una leggenda che risale all’ottavo secolo. Si deve a un giovane medico, chiamato Pantaleone, vissuto in Asia Minore, il quale, dopo essersi convertito al cristianesimo, peregrinó nel nord Italia. Fece numerosi miracoli di guarigione e la leggenda racconta che una volta, affamato e stanco, chiese del cibo a un contadino del Veneto. Questi, molto povero, condivise comunque il suo piatto di gnocchi con il Santo che, commosso, gli promise un anno di eccellente pesca e raccolti. La profezia si avverò. Pare che fosse il giorno 29 di un qualche mese e dunque il 29 si ricorda l’episodio cucinando questo semplice piatto.

Ma c’è anche un altro rituale che lo accompagna: mettere del denaro sotto il piatto, per simboleggiare il desiderio di nuovi guadagni, e, talvolta, mettere il santino di San Pantaleone, per chiedere la salute.
Ancora oggi in molti ristoranti della capitale argentina c’è nel menù il piatto di gnocchi nel giorno 29. Del resto anche da noi a Roma c’è il classico “giovedì gnocchi“.
Anche Gardel era grande estimatore di questo piatto e spesso si faceva invitare dai “colleghi” del tango che avevano la famiglia italiana (Lucio Demare era uno di quelli), per poter scroccare un bel piatto di gnocchi . Molte milonghe, quelle dove si cena a prezzi popolari, propongono per il 29 il binomio gnocchi a suon di tango!

Al di la della leggenda, penso che mangiare un piatto così semplice ed economico, alla fine del mese, sia stata e sia ancora una scelta piuttosto obbligata per molte famiglie!

Ecco, adesso sapete cosa mangiare questo giovedì … Lucy, ci dai una ricettina delle tue, facile facile e succulenta?
🙂
Un caro saluto
Chiara

Last tango en Paris

La perfetta seguidora?

Souvenir de Buenos Aires

Bajofondo

Mi hanno fatto una domanda alla quale non ho saputo ripondere… quindi ve la giro tout court: chi è il ballerino di questo video?

Intervista a Stefano Gambarotto

Ho avuto occasione negli scorsi giorni di incontrare Stefano Gambarotto, appassionato da tanti anni di tango che negli ultimi anni insegna prevalentemente nella zona di Padova. Lo ringrazio per essersi prestato a raccontarci di lui e di quello che pensa…
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Innanzi tutto complimenti per il matrimonio con Silvia…. (sua ballerina, ndr)
Grazie… finalmente l’11 luglio ho messo la testa a posto (non è vero, dice scherzando).
A parte tutto, è stato faticoso ma sono contento di avere trovato una compagna bella, brava a ballare il tango ed intelligente. Volevi che me la lasciassi scappare?
Il lavoro come va?
Sono molto impegnato. E’ iniziata in alcuni posti la stagione di lezioni, da altre parti sta partendo adesso. La cosa bella è che c’è sempre più gente che si appassiona veramente a questo ballo. Io mi diverto molto a coinvolgerla il più possibile ed a farli appassionare sempre di più.
Poi ci sono le esibizioni che mi impegnano non poco.
Un altro progetto a cui stiamo lavorando è la creazione di uno spettacolo teatrale basato sul tango, dal nome “sentimenti d’istanti” nel quale sto coinvolgendo persone che hanno la mia stessa idea sul tango, non come stile ma come passione e voglia di coinvolgere gli altri nel divertimento reciproco.
Come intendi il tango?
Secondo me il tango è un misto di sensualità e divertimento. Sono importantissimi la fluidità del ballo, il portamento e la capacità di unire gli stimoli che arrivano da stili diversi, con lo scopo finale di ricreare quella magia che riesce a fondere passione e lievità nel viverla.
Il tango non è una cosa da vivere né con pesantezza né con incoscienza ma con partecipazione al momento coinvolti da tanti sentimenti diversi.
Della musica cosa pensi?
La cosa che mi piace tantissimo è il fatto che la musica è in evoluzione. Non esiste solo quella moderna, come non esiste solo quella tradizionale, ma esiste il tango e lo riconosci subito. Puoi trovarlo nei Gothan Project o in Di Sarli o in Piazzolla, grande connubio tra vecchie sonorità e nuove.
Non bisogna fare l’errore di scambiare il tango nuevo per il tango elettronico: il tango nuevo è una ricerca di nuove musicalità e di ritmi, che non hanno una base elettronica, si basa piuttosto su strumenti acustici ed è completamente assente la parte elettronica anche se in alcuni casi c’è la chitarra. Il tango elettronico viceversa è una sperimentazione, e non è uno stile vero e proprio.
Neanche il tango nuevo è uno stile: è un’etichetta che abbiamo usato per identificare una evoluzione del tango sia musicale che di ballo, che è ancora oggi in fase di studio.
Paradossalmente è nata prima l’evoluzione nella musica, e solo dopo quella del ballo ha seguito a ruota, perché derivata dalla necessità di seguire queste sonorità diverse.
Da qui i movimenti più fluidi, giocati sulle articolazioni piuttosto che su posizioni più rigide, sul gioco e sull’improvvisazione pura mantenendo però gli aspetti fondamentali del ballo del tango che sono la relazione, l’abbraccio, e l’attenzione scrupolosa per il partner. I movimenti più allargati non devono comunque dar fastidio alla pista, in quanto questo spezzerebbe un’altra cosa fondamentale del tango, la socialità all’interno della milonga.
Per questo è difficile ballare bene il cosiddetto tango nuevo, che purtroppo spesso, erroneamente, si trasforma in una pura esibizione di sé.
Cos’è che ti fa ancora appassionare al tango, dopo tanti anni di ballo? Cos’è cambiato nell’attrazione che senti per questo ballo?
La cosa che odio di più in assoluto è vedere le persone che hanno iniziato ad insegnare non venire più in milonga a ballare ed a divertirsi. Personalmente per me non è cambiato nulla: mi piace sempre la musica, ballare, divertirmi con gli altri in milonga. L’unica cosa che è cambiato per me è che sono migliorato con gli anni e forse ballo meglio. Quello che mi dispiace è veder perdere questo aspetto di socialità a molti maestri, e vederli presenti alle serate solo nel periodo di inizio dei corsi.
Com’è la realtà di Padova che, ricordo, è una delle “piazze” più vecchie di ballo in Italia?
E’ una bella realtà. Le maggiori scuole non hanno problemi di dialogo tra loro, si confrontano con serenità e si consigliano a vicenda, tentando di trovare dei punti d’incontro.
Difficilmente una persona che inizia a Padova a ballare trova attriti che non gli permettano di frequentare tutti gli ambienti, e di spaziare tra i diversi stili del tango.
Come in tutti i posti esistono professionalità diverse, ma questo non si riflette in modo eccessivo nell’ambiente in generale.
Abbiamo fra le più belle sale d’Italia per ballare il tango, senza voler far torto a nessuno indico il Media Luz e l’Amusement come sale dove c’è spazio e buona energia. Ma non è un elenco esaustivo: tante altre sale sono belle e funzionano altrettanto bene.
Si balla quasi tutte le sere ed ora apre una milonga nuova il martedì, in una sala di 500 metri quadri, leggermente fuori Padova, a Sant’Andrea di Campodarsego e speriamo che funzioni bene.
Questa libertà mentale si riflette anche e soprattutto nell’atteggiamento dei maestri verso gli allievi, che sono invitati, almeno da me, a girare e provare tanti stili diversi ed altri modi di insegnamento. Infatti non esiste un tango, ma lo stile che ogni ballerino trova per sé. Quindi ogni ballerino deve trovare la sua modalità di ballo, che acquisisce solo se esplora tutte le potenzialità, pena lo scotto di diventare un clone del suo maestro.