L’esperto risponde

Abbiamo avuto l’enorme fortuna di entrare in contatto con un critico musicale molto noto nel mondo della musicologia.  Con nostra enorme soddisfazione ha accettato di collaborare con noi, essendo un grande amante del tango.

Il suo nome è Menahem Tempelhof, e sentirete molto parlare di lui. Vi consigliamo di sfruttarlo il più possibile, con una certa tolleranza per i tempi di risposta, essendo una persona molto impegnata.

 

105 responses to this post.

  1. Posted by menahem on giugno 3, 2008 at 10:04 pm

    Innanzitutto invio un saluto con corazon tanguero a tutti i partecipanti del blog: sono stato presentato come un esperto e questo mi spaventa, perchè immagino quanta curiosità sarò destinato a soddisfare e quanta invece non riuscirò a sopire con le mie risposte. Dall’altro lato, l’incontro con l’entusiasmo di Aurora mi ha convinto ad accettare questo rischio mettendomi umilmente a disposizione con le mie forze e le mie conoscenze che seppur approfondite in anni di studi ricerche, restano sempre poca cosa di fronte alla massa di informazioni che si sono accumulate fino a scrivere la storia secolare di una musica che si configura con una vera e propria cultura.

    bando alle tediose retoriche, vorrei puntualizzare una questione che mi è capitato di leggere sul blog: non o ancora memoria dei nomi degli interlocutori ma senz’altro colui o colei che ha sollevato la questione si riconoscerà senz’altro nella mia nota.

    Mi sembra anche in un certo qual modo simbolico che questo primo intervento corrisponda con il primo lavoro che Astor Piazzolla ha fatto come arrangiatore, alle dipendenze di Anibal Troilo.

    Si tratta quindi di Azabache, una composizione di chiara ispirazione candombera sritta dal più celebre virtuoso che il tango a conosciuto in materia di arte del violino: Enrique Mario Francini.

    A questo proposito, mi è sembrato di capire che qualcuno ha cercato senza successo una presunta incisione del brano proprio da Troilo con l’arrangiamento di Piazzolla.

    L’insuccesso della ricerca è dovuto al fatto che i due insieme non hanno mai inciso questo brano.

    Piazzolla lo ha fatto con la sua “orquesta de cuerdas” nel 1956 per l’etichetta Music Hall, nel 78 giri che nella facciata B ospitava l’interpretazione di uno dei capolavori di Osvaldo Pugliese, intitolato Negracha.

    certamente il Piazzolla del 56 è assai diverso da quello che iniziava la carriera con Troilo e seppure non è dato ascoltare l’arrangiamento di Azabache che l’orchestra di Troilo ha presentato in una trasmissione radiofonica della gloriosa Radio El Mundo, si può azzardare ad immaginare che l’interpretazione e l’arrangiamento di Piazzolla sia stato molto diverso da quello scritto per la sua orchestra molti anni più taedi. Di mezzo c’era stato il terremoto artistico che aveva fatto sorgere quella che semplicisticìcamente viene chiamata vanguardia del tango, ma anche una trasformazione dei gusti musicali che aveva messo in ombra il tango ballato.

    Un’ultima curiosità è che Azabace e Ngracha sono due titoli che alludono al nero, il primo a quello del carbone il secondo a quello della pelle: chissà se questa corrispondenza è sfuggita allo stesso Piazzolla o se la scelta è stata ragionata?

    Ecco che con la prima risposta, nasce una domanda che si aggiunge alle tante che sembrano irrimedieilmente senza risposta.

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  2. Grazie.
    In realtà io ho cercato tra i miei numerosissimi CD sia sotto Troilo che sotto Piazzolla con scarso successo. Ora tutto è più chiaro, grazie e benvenuto tra noi.

    Una domanda mi verrebbe da farti subito, anzi due, anzi tre…. insomma sei troppo impegnato e te ne faccio una sola, ma sarebbero cento !!! :D
    Non trovi che le orchestre di tango moderno siano poco ballabili ? Mi riferisco a Fervòr, El Arranque, Imperial, Fernandez Fierro.
    Per inciso io musicalizo e, tranne la Fierro, le altre le metto tutte, sul tardi, ma non riesco a staccarmi da un modello per me insuperato che è quello delle orchestre dell'”Epoca d’Oro” e soprattutto su di loro punto per la riuscita delle mie serate….
    Molto umilmente….da chi ha ancora molto da imparare,
    Niky

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  3. Benvenuto Menahem!
    Questo “nomincello” che ti sei scelto incute un certo timore…ma sei come quel Menahem?
    O ti dobbiamo vedere come il nostro “consolatore” nelle faccende di tango? :-)
    Bando alle ciance e ai convenevoli!
    Grazie per la risposta…ci sono anche io fra quelli che ti hanno evocato QUI!
    Cercavo infatti una registrazione “en toma radial” della trasmissione in cui Troilo suonò questo benedetto candombe…ma evidentemente, come tu dici…nulla!
    Alla prossima!

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  4. Posted by menahem on giugno 4, 2008 at 7:54 am

    Caro Niky

    capisco perfettamente il tuo spirito conservativo rispetto all’introduzione di proposte musicali attinte dalle registrazioni che offre il panorama delle orchestre contemporanee.

    Questo non vuol dire che lo condivido fino in fondo.

    Tralasciando i punti che concordo, le mie riserve sono di due ordini.

    La prima è relativa a quella che mi sento di definire un’operazione di rinnovamento che introducendo nel contesto di una serata almeno una tanda di tango contemporaneo, può avere lo scopo di sollecitare i ballerini a cimentarsi con interpretazioni che sono più difficili da ballare perchè per molti versi sorprendenti: questa potrebbe essere una piccola palestra che serve a prepararli alle serate in cui ci sarà una orchestra dal vivo.

    La seconda concerne il fatto meramente conoscitivo di quello che succede oggi a Buenos Aires dove una nuova generazione di musicisti sta raccogliendo, con tutte le differenze naturali e possibili, l’eredità di quelle orchestre dell’epoca d’oro del tango che tanto ci piacciono.
    Il tema è che le persone debbono rendersi conto che oltre al tango registrato grosso modo tra il 1935 ed il 1955, e l’elettrotango in voga oggi, c’è una terza via ce è quella faticosamente intrapresa dalle orchestre che nai menzionato e da molte altre ancora.

    Ricordiamoci che anche nell’epoca d’oro esistevano outsiders poco appetiti dai ballerini e che alla distanza si sono stati santificati dagli stessi: Pugliese e i decareani convinti tra tutti.

    Il tema più interessante rispetto alle orchestre mezionate è invece un’altro dal mio punto di vista: quale è il valore assoluto della musica che propongono.

    Qui, analizzando l’elenco che hai fatto, la risposta può essere in alcuni casi velenosa pertanto mi riservo di darla per rispetto del lavoro che comunque questi gruppi hanno fatto e, credetemi, non è poco anche nei casi meno riusciti.

    mi piace invece eleggere tra queste orchestre quela che personalmente trovo più convincente se non addirittura quella che in assoluto è la più importante esperienza musicale realizzata da musicisti della nova generazione.

    Parlo di El arranque, impostata su uno stile pugliesiano rielaborato fino ad avere i coraggio di tradirlo in alcune soluzioni, ma originale tanto da definire proprio un suono e un’impostazione che possiamo eleggere ad esempio di come si suona il tango della tradizione nell’epoca post piazzolliana.

    L’orchesra in questione è tra l’altro composta da musicisti di primissimo livello qualitativo come strumentisti: penso a Ramiro Gallo, strepitoso compositore , eccellente arrangiatore e violinista raffinatissimo; a Horacio Romo, uno tra i più importanti bandoneonisti della sua generazione per conoscenza del linguaggio e capacità tecnica; a Varchavsky, contrabassista eccellente come ce ne sono tanti a Buenos Aires, ma soprattutto eminenza grigia del gruppo per le capacità organizzative e le ideazioni creative: a lui dobbiamo tra l’altro la nascita di quella che è l’esperienza più straordinaria nata negli ultimi anni per quel che riguarda la vita musicale del tango di Buenos Aires, vale a dire la fondazione dell’orquesta Escuela de Tango diretta da un grande vecchio come Emilio Balcarce e vera fucina di nuovi talenti che qui aprendono gli stili delle orchestre del passato.

    Forse per iniziare, caro Nicky ad inserire qualcosa dicontemporaneo potresti scegliere proprio la Orquesta Escuela de Tango, presentandola al tuo pubblico con le brevi informazioni che ti ho dato:ci sono due cd in vendita e credo di poterti garantire un prodotto di assoluta eccellenza anche per il ballo.

    Concludo con un saluto a Chiara che non ho il piacere di conoscere e che mi ha scambiato con qualche amico giocherellone, appasionato di eteronimi come Pessoa.

    Rispondi

  5. Caro Menahem,
    ti ringrazio e mi complimento per la prontezza di riflessi con cui mi rispondi, in modo eccellentemente sollecito e direi esauriente.

    In realtà, forse non mi sono spiegato fino in fondo: io metto le orchestre contemporanee e dedico loro lo spazio di una o due tande per serata, dopo una sequenza che per me è quasi sacra (Di Sarli – D’Arienzo – Troilo – Pugliese), ma certamente discutibile e suscettibile di variazioni. Inoltre difficilmente riesco a rinunciare a Biagi, D’Agostino, Fresedo, Tanturi. Insomma sono malato :D

    Conosco Emilio Balcarce e posseggo “De Contrapuncto”; l’ho già preso in considerazione per eventuali tande anche se non ho mai azzardato a metterlo: ora ci proverò !!! ;)
    Tra l’altro in questo cd c’è un pezzo che io adoro che è Pata Ancha di Pugliese mirabilmente interpretato da questa orchestra.

    Le mie perplessità nascono dal fatto che da quando musicalizo sono diventato un vero e proprio voyeur: guardo i ballerini che talvolta mi sembrano un po’ “inceppati” quando metto queste orchestre. Non tutti, non sempre, non con tutte le selezioni.

    Un altro aspetto: ogni tanto vengono proprio a dirmi: bella musica però un po’ difficile da ballare !!! oppure a fine serata mi dicono “complimenti come sempre per la musica, SPECIALMENTE quella degli anni 30-40-50″ e la cosa mi fa riflettere….

    Questo perchè amo confrontarmi coi ballerini e cerco di guardare i loro piedi e di comunicare con essi.

    Concordo con il resto che hai detto: ben venga il tango ballato dal vivo, ma magari ne riparliamo ancora un’altra volta che mi sembra molto interessante come topic.

    Muchas gracias de todo
    Niky

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  6. Posted by aurorabeli on giugno 4, 2008 at 8:23 am

    Ben arrivato, Menahem.
    Sono contenta di vedere che ti stai divertendo, ed ancora di più mi piace quello che dici.
    Si, sono convinta che ci sia una terza via, composta da coloro che lavorano con coscienza ed abilità.
    A te il compito di farcela conoscere.. se gli inizi sono forieri del divenire, sono certa del tuo successo in questa operazione!

    Dovrò smettere di leggerti, altrimenti il mio stile diventerà giocoforza più aulico! Aiuto….. :-)

    Rispondi

  7. é indubbio che esiste e bisogna essere attentissimi a valorizzare gli sforzi compiuti da queste Nuove Orchestre Tipiche. In questo periodo son completamente “flippato” per la Tipica Imperiàl !!! Devi ascoltarle Auri, a me piacciono quasi tutte…
    Niky

    Rispondi

  8. Io avrei un’altra domanda, un po’ tendenziosa:
    secondo te, quanto negativamente incide la mancanza del bandoneòn in un’orchestra che suona dal vivo il tango argentino ? Se c’è una cosa che adoro è il “fuuum” di questo strumento e le poche volte che ho ballato dal vivo in sua assenza ne ho sentito molto la sua mancanza. Possono gli altri strumenti sopperire a questa assenza ? Totalmente ? Parzialmente ? Affatto ?
    Naturalmente è una domanda da profano. ;)
    Quando hai tempo.
    Niky

    Rispondi

  9. Ciao Menahem. Allora niente Pessoa e niente “ansia insaziabile e molteplice dell’essere sempre la stessa persona e un’altra”? ;-)
    Come non mi conosci? Sono io che devo far finta di non conoscere te…non il contrario!!! :-D

    Venendo al discorso orchestre contemporanee, sono d’accordo con te che siano un ottimo allenamento per ballare con la musica dal vivo. Per questo le uso e ne uso le registrazioni en vivo, con tanto di fischi di microfoni, stonature e applausi! Ad esempio ultimamente ho conosciuto la SilencioTango e mi piace molto.
    Però mi piacciono un pò tutte le nuove proposte: il panorama è ricchissimo. Certo che le uso spesso per “tande de ases” in quanto fatico a trovare 4 brani nello stesso Cd, che siano adeguati per la serata….

    Balcarce ha avuto una splendida idea. Per questi ragazzi suonare accanto ai mostri della storia del tango è stata sicuramente una grande opportunità. E magari suonare una Bordona, diretti dallo stesso autore, una esperienza indimenticabile!!!

    per Niky…e finiscila con questo bandoneon!!! :lol:

    Rispondi

  10. Anch’io le uso spesso come “tande de ases” !!! Telepatia ??? ;)

    Io ho una passione smodata per il bandoneòn !!! Sono grave ??? :lol:

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  11. Posted by aurorabeli on giugno 4, 2008 at 4:05 pm

    Io ho una passione smodata per il bel suono… da qualsiasi strumento provenga.
    Temo di essere ancora più grave ;-)

    Rispondi

  12. Tu per il bel sUOno, io per il bel sEno, sono più grave io o te ? :lol:

    Rispondi

  13. Posted by menahem on giugno 4, 2008 at 4:44 pm

    Caro Niky,
    certamente il bandoneon è uno strumento essenziale ed a seconda dello stile dell’orchestra il suo ruolo è più o meno sottolineato.
    penso all’orchestra di d’arienzo dove i bandoneonisti che vi suonavano erano chiamati a prove di bravura ad ogni brano, nelle vorticose variazioni che gli arrangiamenti del Rey imponevano.
    penso alla poesia degli assoli di Troilo, penso alla varietà fantasiosa di quelli che Ruggiero ha lasciato nelle registrazioni con l’orchestra di Pugliese.
    non penso ad esempio nè a Fresedo nè a Di Sarli orchestre molto più corali in cui sono i violini ad essere in primo piano se non altro per la squisitezza e la perfezione del loro insieme sonoro.
    Credo comunque che il tango possa essere suonato in maniera convincente anche senza il bandoneon o in maniera debole anche con il bandoneon: la discriminante sta altrove ed è nel temperamento, nell’energia, nella capacità di creare atmosfere e dinamiche sonore.
    Però se per te è sufficiente sentire un “arrastre” ( penso che volessi esprimere questo termine con la tua onomatopeia) per godere del ballo, va bene così, non farti nessun problema e soprattutto stai certo che non si tratta di una patologia: il tango è così vario che rende legittimo esprimere i gusti più singolari.
    pensa che oggi molti sentono il suono di un bandoneon in un brano fatto con il computer e lo identificano come tango, quando neppure gli stessi interpreti ci credono (e questo traspare da molteplici dichiarazioni rilasciate alla stampa)
    se poi mi chiedi come e se possa essere sostituito il bandoneon, la risposta è molteplice.
    per quel che riguarda il timbro sonoro è no, non ci riesce neppure la fisarmonica che è la sua parente più prossima.
    per quel che riguarda la funzione musicale che ricopre, assolutamente sì ed anche quell’”arrastre” che tanto ti emoziona e ti aiuta, può essere riprodotto da due combinazioni di strumenti: la chitarra ed il contrabbasso; il pianoforte ed il contrabbasso; e nel caso meno frequente il pianoforte e la chitarra come nel duo Salgan De Lio.
    come ti ripeto, per farlo, bisogna conoscere benissimo il linguaggio del tango e moltiplicare le proprie energie per dar luogo ad una massa sonora decisamente greve.

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  14. Posted by Niky on giugno 4, 2008 at 6:14 pm

    Colgo l’occasione per ringraziare Mr Menahem e per invitare altri tangueros ad approfittare di questa grande occasione per approfondire le proprie conoscenze grazie alle risposte esaudienti del nostro personaggio.
    Niky

    Rispondi

  15. Posted by aurorabeli on giugno 6, 2008 at 9:33 am

    Caro Menahem, hai parlato nei giorni scorsi della “terza via”, composta dalle orchestre attuali che suonano tango, e diversa dai gruppi che approfondiscono la musica elettronica.
    Mi chiedevo: si tratta di orchestre che suonano (o tentano di suonare) arrangiamenti di vecchie orchestre, oppure che per fortunate coincidenze hanno la possibilità di creare nuovi arrangiamenti?
    E quanto validi sono queste nuove interpretazioni?

    Penso alla varietà che ha assunto ogni singolo brano nella storia e mi chiedevo se fosse possibile ricreare questo fervore musicale nel panorama tanguero.

    Rispondi

  16. Posted by menahem on giugno 6, 2008 at 12:52 pm

    Cara Aurora,

    quella che, arbitrariamente, ho definito “terza via” in sostanza raccoglie una serie di musicisti che con le loro produzioni musicali si collocano in un area evolutiva del linguaggio ereditato dal tango classico, incorporando alcuni elementi piazzolliani, alcune armonie jazzistiche, una serie di composizioni originali che in qualche caso sono strutturate in maniera più complessa rispetto a quelle tradizionali.
    Per fare una lista di alcuni nomi scelti tra questi egregi “nipotini (belli) del tango”, senza dubbio inserirei Ramiro Gallo, Pablo Mainetti, Horacio Romo, Andres Linetzky, Fabian Bertero, Christian Zarate, Nicolas Ledesma, Damian Bolotin, Sonia Possetti, Pablo Agri…e tutti quelli che in questo momento mi dimentico.

    Credo che tutti questi interpreti sono visibili in rete dove hanno siti personali che contengono esempi musicali esaurienti per comprendere cora esattamente è quella che io chiamo “la terza via” e quanto sia valido il risultato artistico della loro opera.

    Per concludere, volevo avvertire i lettori che la musica proposta da questi artisti è indirizzata prevalentemente all’ascolto e quindi non ricalca i procedimenti d’arrangiamento necessari a favorire il ballo ( e con questo rispondo alla richiesta di conoscere se gli arrangiamenti ricalcano quelli delle orchestre di un tempo: aggiungo che dietro il lavoro di rinnovamento c’è tanto desiderio,conoscenza, pratica e non si tratta per nulla di una fortunata coincidenza)

    Purtroppo , salvo rare eccezioni, le orchestre tipiche che si moltiplicano con rapidità sono “nipotini (brutti) del tango” che allo stato delle cose non stanno creando nulla di veramente nuovo e anzi spesso fanno rimpiangere le orchestre del passato per la carenza di qualità strumentale con cui si presentano ( penso soprattutto ai violini che in alcuni casi riescono ad essere imbarazzanti, penso ai bandoneon che spesso si limitano ad un ruolo di accompagnamento eliminando dai loro pentagrammi i passaggi ostici che li vedrebbero protagonisti delle variazioni).
    Nel campo di quella che viene definita (e questa volta non da me) la “guardia joven” e che riprende la tradizione dell’orchestra tipica da ballo elogerei senz’altro e con moltissimo entusiasmo, Vale Tango, El Arranque, La Orquesta Escuela de Tango; sospenderei il giudizio su due orhcestre che hanno lati buoni e lati ancora da perfezionare come Fernandez Fierro e Orquesta Tipica Imperial; preferirei non esprimermi sulle altre che ho potuto ascoltare almeno in cd.

    Ricordo che questi commenti riguardano l’aspetto strettamente musicale e non vogliono entrare nel merito sul tema del ballo: a volte una orchestra mediocre può andare benissimo in una milonga perchè è semplice da seguire dai ballerini che su questo punto esercitano legittimamente e implacabilmente il loro spirito critico.

    Inappuntabili da tutti e due i punti di vista sono le orchestre tuttora sulla piazza sotto la guida di personaggi storici come Roberto Alvarez, erede dello stile Pugliese, o Leopoldo Federico che in fondo è erede di se stesso.

    Come vedi il fervore tanguero è in una fase di splendore acuto dove chi meglio chi peggio cerca di dare il proprio contributo: in questo panorama prismatico, il tango contemporaneo della “terza via” frequenta la tradizione, frequenta Piazzolla, frequenta l’invenzione strutturale, melodica, armonica, senza chiudersi in una formula condivisa.

    Credo che questi artisti esercitino la loro professione di musicisti con onestà intellettuale verso se stessi, il proprio pubblico, le proprie radici e le proprie prospettive.

    saluti da menahem… mentre ascolta Julio De Caro

    Rispondi

  17. Grazie Manahem. Ottima scelta De Caro! Un grande musicista!

    E qualche nome di formazione italiana che non si limiti a ececuzioni (al massimo con riarrangiamento)?
    In Italia secondo me, di buoni esecutori ce ne sono, anche perchè abbiamo tanti ottimi musicisti che (fortunatamente prima o poi nella vita) hanno deciso di cimentarsi col tango!
    Difficile togliere dalla testa di molti musicisti che il tango non è facile da suonare, ma ci pensa direttamente il tango quando li incontra! :-D
    Ultimamente mi è capitato di ascoltare i Four For Tango, un concertino in acustica; godibilissimo e molto emozionante; suonavano prevalentemente Piazzolla. Ne ho parlato anche QUI. Tra le altre cose in questo post c’è anche una domanda a cui tu forse potrai rispondere! :-)

    Grazie ! Sei un faro per questo blog! ;-)

    Rispondi

  18. Posted by menahem on giugno 6, 2008 at 4:29 pm

    Cara Chiara,
    i musicisti italliani che si cimentano nel tango si stanno moltiplicando, molti di questi provengono da un’educazione classica, come i loro colleghi che suonavano così bene il violino nelle celebri orchestre di un tempo che tutti amiamo o come i poderosi contrabbassisti, o come gili eccellenti pianisti di oggi a Buenos Aires ( cito Ledesma, Linetzky, Zarate). Qui in genere bisogna ricostruire quella che in argentina di chiama “la mugre”, che dà una sonorità meno apollinea, più penetrante emotivamente, più autobiografica, più sporca e con questa parola vorrei sottolineare l’aspetto popolare e viscerale che deve essere restituito nel tango per conservarne la natura, qualsiasi evolusione si metta in atto… e ad esempio Piazzolla di mugre ne ha da vendere, nonostante ambisse ai palcoscenici ufficiali delle stagioni di musica classica.

    del resto il bandoneon ha nella sua costituzione questa essenza ed è per questo che lo riconosciamo come lo strumento del tango: lo sbattimento delle ance non sempre perfettamente intonato, il suono non sempre cristallino: il respiro del mantice che a volte si sente perchè sfiata…

    proprio perchè questa sporcizia virtuosa è iun significante del tango, tutti gli altri strumenti si sono sforzati di inserire quello che potevano per aggiungere mugre…il violino facendo la chicharra, il contrabbasso facendo l’effetto canyengue o el arrastre, il pianoforte con glissati e cluster nelle note gravi.

    questo però nessun conservatorio te lo insegna anzi lo ripudia nel suo rigore accademico.

    si impara semplicemento frequentando o suonando con chi lo sa fare, rubando minuto dopo minuto un segreto per caratterizzare sempre di più il propio comportamento sullo strumento in funzione dello stile, o meglio di uno stile tra quelli che il tango ha confezionato nella sua secolare vicenda artistica.

    di mugre si alimenta il duende del tango , lo spirito che ne è anche l’angelo, cosicchè tutti i tangueros trapassati vengono ritratti con le alucce … l’angelo Gardel, l’angelo Troilo, l’angelo Piazzolla, l’angelo Pugliese… la suite dell’angelo è l’inno piazzolliano a questi spiriti protettivi

    Rispondi

  19. Grazie! Bella interpretazione!
    Se mi permetti per suonare il tango, la mugre deve essere accompagnata da una buona voglia di giocare con gli strumenti e con la musica! Altrimenti il Tango non esce! E si “sente”.

    Visto che mi hai risolto questo quesito e visto che sei con noi così carino, daresti un’occhiata al quesito del “sette” di Piazzolla (QUI)

    Grazie mille. Baci (che non risparmio a nessuno! men che meno a un esperto!) :-)

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  20. Buongiorno Menahem,
    grazie delle perle che via via ci stai elargendo.

    Approfitto ancora delle tue conoscenze: Horacio Salgàn.

    Ne parlavamo con un conoscente di Bergamo che è stato a Baires. Mi confermava quanto già sapevo e cioè che ci sono delle cose bellissime di Salgàn. Però entrambi concordavamo sul fatto che viene messo poco in milonga, e lui che c’è stato, mi diceva che in Argentina lo mettono molto più che da noi. Come mai ? Siamo noi degli ignoranti o solo degli abitudinari per cui sposiamo sempre le solite orchestre, oppure c’è qualche motivo particolare per cui non è così gettonato ?

    Una volta mi presentarono un musicalizadòr noto, proprio nel periodo in cui stavo ascoltando la musica di Salgàn. Gli chiesi se musicalizava tande di Salgàn e mi rispose: “perchè mai dovrei mettere Salgàn se ho già Pugliese”. Questa battuta mi è rimasta impressa e ancora oggi non so dare una esatta valenza a cosa volesse dire.

    Naturalmente sono osservazioni sui grandi numeri. Sicuramente conoscerai qualcuno che mette nella propria scaletta anche Salgàn.

    E Grazie.

    Rispondi

  21. Presente!!!
    Come per Pugliese c’è Salgan e Salgan!
    Io metto il “Nuevo Salgan” (:-) ) ogni tanto quando vedo che entra il gruppetto a cui piacciono le orchestre “da show”, tipo Sexteto Major, Tangox2 o Forevertango….!
    E mi piace anche molto ascoltarlo, magari in accoppita con Ubaldo de Lio…ma questa è altra storia!

    Comunque ne conosco un altro che da queste parti lo mette sempre e più di un brano! E siamo già due! :-)
    La tua bastiancontraria preferita!

    Rispondi

  22. No cara, qui da noi è merce rara !!! ;)

    Rispondi

  23. E lo confermava anche il conoscente di Bergamo…

    Rispondi

  24. Comunque non andiamo fuori tema. ;)
    Tu forse, che hai 6 ore di programmazione mi pare, hai la possibilità di variare enormemente la scelta delle orchestre. Qui invece si parla di fare delle scelte nell’ambito di normali programmazioni di 4 massimo 5 ore. Se questo DJ mi diceva che c’ha già Pugliese, vuol dire che ha fatto delle scelte ben precise escludendo a priori Salgàn… :)

    Rispondi

  25. Certo che se la serata è “cortina” devi fare delle scelte! Ma se inizi alle 21 e finisci alle 3…e fai tande da tre…. c’è posto per molti, purtroppo non per tutti!!! :-)
    W le tande da tre! :-D

    Rispondi

  26. Chiara…sei pazza ? Io solo tande da quattro !!! :D :D :D
    Ma una cosa affine io e te ^__^ niente, neh ?

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  27. Dai pensaci bene…che qualche affinità c’è! ;-)

    Ecco! siamo venuti a cazzeggiare anche nello spazio serio dell’esperto!
    Chiedo venia o eminente Menahem! :-)

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  28. Posted by menahem on giugno 6, 2008 at 6:37 pm

    Salgan è un verio e proprio padreterno per quel che riguarda la composizione, il pianismo, gli arrangiamenti, tuto insomma. Devo dire che questa domanda è veramente interessante, perchè mette il dito in una piaga che affligge un pò chi ama il tango a 360 gradi.

    sì Salgan è quasi un oggetto misterioso nelle milongas, sebbene per un periodo gegli anni cinquanta ha diretto un’orchestra straordinaria e secondo il mio avviso sicuramente ballabile. In un secondo tempo, quando ha costituito il Quinteto Real , le cose si complicano seppure il magistero prende una sostanza musicale che non mette in secondo piano questo personaggio rispetto a Troilo, Pugliese e Piazzolla.

    il discorso sarebbe lunghissimo: per sintetizzarlo mi limiterei a riflettere sulla questione posta: Salgan sarebbe alternativo a Pugliese?

    Io trovo in ogni caso la domanda mal posta, o il tema mal posto.

    Innanzi tutto cosa significa essere aternativo, che se ho i dischi di uno non metto quelli dell’altro?

    Su questa ipotesi non sono affatto daccordo perchè esaminando gli stili dei due direttori emergono differenze estremamente sostanziali: per farti due esempi Salgan non fa tutti i rubati che fa Pugliese, fa una marcazione del tempo che si chiama in gergo umpa e che è molto diversa dalla yumnba pugliesiana, mentre l’ispirazione di Pugliese è catturata dell’estetica di De Caro, quella di Salgan è più campera, si potrebbe dire più legata all’idea compositiva di un Agustin Bardi.

    ecco che se ci sono elementi musicali diversi, l’espressività nel ballo prende ( dovrebbe prendere) indirizzi differenti, pertanto non vedo questa alternativa nella selezione musicale.

    piuttosto penso all’ambiente in cui un musicalizzatore lavora, se è abbastanza aperto a una musica che non è propeio convenzionale allora si puù tranquillamente proporre sia Pugliese che Salgan e oserei fire Gobbi e Francini-Pontier; se il publico preferisce stare su un terreno più semplice battuto e convenzionale allora anche Pugliese può essere difficile da digerire. Ecco forse il segreto è proprio questo: in linea generale non c’è una musica migliore o peggiore da ballare nell’ambito dell orchestre degli anni 30′ 40′ 50′, ma ci sono i gusti del pubblico che da milonga a milonga possono cambiare ed è conoscendoli che il musicalizador può diventare infallibile alle loro orecchie.

    In ogni caso, la versione del vals Ilusion de mi vida che suona Color Tango, orchestra di epigoni pugliesiani, è un arrangiamento di Salgan e anche in questa occasione si nota nettamente che la mano è differente da quella del maestro di Villa Crespo, ma altrettanto interessante.

    Salgan è inoltre un compositore di celeste fantasia , come si può dedurre in A fuego Lento e Grillito, che ha raggiunto il campo d’azione piazzolliano con una opera intitolata Oratorio Carlos Gardel con il testo di Foracio Ferrer, una specie di Maria de Bueos Aires meno teatralizzata, però emozionante dall’inizio alla fine.

    Sintetizzando, fai una prova con l’orchestra precedente al Quinteto Real, poi mi racconti che impresione hai avuto: sicuramente ti sottolineo (a memoria) Ojos negros e Recuerdo ( una versione che lo stesso Pugliese ha definito superiore alla sua e addirittura inarrivabile).

    quante altre cose ci sarebbero da dire….

    manahem

    Rispondi

  29. Manahem, come sempre rimango incantato, se non sbalordito, dalla poesia delle tue parole; inoltre mi spingi ad intraprendere nuove strade finora mai percorse. Dalle tue parole trapela la vera passione per la musica con la M maiuscola e me ne congratulo. E, da appassionato, appassioni tutti noi !

    In realtà, questo musicalizadòr, ma potrebbe essere anche musicalizadora, non ho voluto volutamente menzionare le generalità, mi ha sorpreso proprio perchè in quel periodo ascoltavo Salgàn e, per quanto profano, vedevo scarsa correlazione tra i due. Se proprio….avrei delle remore a mettere Pugliese e subito dopo Colortango, una delle orchestre per me più riuscite del panorama boenarense contemporaneo, sempre da profano…

    Mi eclisso nuovamente per lasciare campo libero ai nostri lettori che, se staranno leggendo quello che sto leggendo anch’io, ben comprenderanno quanto sia preziosa ed originale questa nuova fonte culturale di apprendimento del tango/musica che abbiamo su FAIblog.

    Ciao e grazie
    Niky

    Rispondi

  30. Posted by aurorabeli on giugno 6, 2008 at 8:56 pm

    Una domanda mi sorge spontanea (una???? tanto per iniziare… :-) )… che cos’è la “umpa”? e che differenza c’è con la yumba?

    Rispondi

  31. Dicasi onomatopea…tanto per iniziare… :-)

    Rispondi

  32. Posted by aurorabeli on giugno 7, 2008 at 7:56 am

    ;-)

    Rispondi

  33. In questo video se non erro si parla di yum—ba !!!

    http://tangodilula.blogspot.com/2008/05/pugliese-osvaldo.html

    Rispondi

  34. Mi sto ascoltando Salgàn formazione del 1950-1954:
    belli Gallo Ciego, Don Augustin Bardi e Tierra Querida….ma penso anche gli altri….

    Rispondi

  35. Posted by menahem on giugno 7, 2008 at 2:18 pm

    Cari amici,
    intanto, per la precisione, il modo caratteristico di marcare il ritmo che ha Salgan si chiama “umpa umpa” ed essenzialmente (con la suggestione onomatopeica che giustamente ha segnalato l’intervento di Chiara) introduce un carattere sincopato al cpmpas, suggerendo nelle interpretazioni del Quinteto Real una certa familiarità con il jazz. Questo perchè l’umpa umpa fa sì che il tempo portante diventi sincopato (accentando i tempi deboli) che è un’altra cosa dall’uso delle sincopi, le quali sono un patrimonio genetico del linguaggio del tango e vengono utilizzate con il contagocce su un tempo portante fondato questa volta sui tempi forti.
    La differenza tra la yumba di Pugliese e l’umpa umpa di Salgan è tutta qui: attraverso la Yumba Pugliese rinforza con un poderoso arrastre i tempi forti, in un portamento del compas che è marcato in due ( primo e terzo tempo del compas, quelli che sono la guida del ballo); con l’umpa umpa, il Salgan del Quinteto Real e soprattutto il Salgan che duetta con il chitarrista Ubaldo de Lio, sposta gli accenti sui tempi deboli così come avviene nello swing.
    Questa caratteristica, lo ribadisco, non era ancora matura nell’orchestra che Salgan ha diretto tra il 1944 ed il 1947, dove il marcato è al posto giusto per il tango e quindi per il ballo (va ricordato che in questo è stato un sapiente arrangiatore sin dai suoi esordi in questa professione, arrangiando ad esempio per Miguel Calò).
    Se in queste esperienze di orchestra tipica c’è qualcosa di veramente personale, lo si trova in un certo trattamento armonico che prevede alcune durezze (dissonanze) non proprio gradite ai suoi stessi produttori discografici (RCA Victor).
    Tornando al Quinteto Real nato nel 1960, questa formazione composta dallo stesso organico del celebre quinteto di Piazzolla, è una delle più importanti dell’intera storia del tango, per longevità, per creatività, per originalità, fermo restando in tutto questo una fedeltà assoluta per il repertorio tradizionale, arrangiato con una freschezza ed una felicità espressiva uniche.

    Rispondi

  36. Non mi toccate Salgan !! :-))

    PS1 – “Alternativo a Pugliese” ??? (e a quale Pugliese, di grazia….)

    PS2- Complimenti vivissimi a Menahem, lettura interessantissima e punti di vista che condivido (almeno riguardo agli autori che conosco)

    Rispondi

  37. Infatti Chamaco !!! Non ho voluto dire il nome del DJ proprio perchè sapevo che aveva detto qualcosa di inesatto e approssimativo. Forse voleva dire che “ad un certo punto della serata c’è Pugliese, e Salgàn non troverebbe altra collocazione”, forse, e a voler esser buoni.
    Comunque anche questi cambi di opinioni tra DJ servono a sviscerare gli argomenti e inducono il nostro Menahem a raccontarci le belle e tante cose che sa !
    Benvenuto a Chamaco67 :D

    Rispondi

  38. Ciao Chami…

    ecco Niky un altro Tj che magari usa Salgan! :-)

    Rispondi

  39. Hai mai visto strozzare un apapera in diretta :lol: :lol: :lol:

    Rispondi

  40. Ho “ripreso” alcuni pezzi di Salgàn….
    Ho riascoltato Desde el Alma: bellissima….
    Mi sa che la provo prossimamente ! ;)

    Rispondi

  41. Mr Menahem, sarebbe carino che ci dessi una tua interpretazione della evoluzione del tango attraverso le diverse epoche: Guardia Vieja, Nueva, Vanguardia….
    Ti chiedo questo perchè la mia netta sensazione, ma può essere una mia impressione, è che ci siano delle sovrapposizioni…Forse non è abbastanza chiaro quello che voglio chiedere…insomma, come fa un principiante a capire se un brano o un’orchestra appartiene alla Vieja o Nueva Guardia per esempio ? Io ho letto diversi libri di tango, compreso quello di Meri Lao, ma ho trovato l’argomento un po’ ostico e forse trattato in modo poco approfondito (e forse non era obiettivo dell’Autore approfondire questi aspetti) rispetto a quelle che sono le esigenze di chi vuole saperne di più.
    Come sempre un mega grazie !
    Niky

    Rispondi

  42. N.B.
    TI chiedo questo perchè alcuni lettori di Faiblog mi hanno chiesto come si fanno a riconoscere le orchestre ed il periodo di appartenenza. Io un po’ mi regolo, ma non ti nascondo che una delle tue spiegazioni mi farebbe solo bene e certamente non sarei da solo in grado di spiegarlo. ;)

    Rispondi

  43. Posted by menahem on giugno 9, 2008 at 8:20 am

    Caro Niky,

    per poter rispondere adeguatamente alla tua richiesta, sarebbe necessario scrivere un saggio ad hoc, tante sono le sfumature e i dettagli musicologici da chiarire con quella nettezza che fatalmente manca agli storici del tango (i quali hanno mostrato di esse digiuni di conoscenze musicali, finendo per copiarsi l’un l’altro o per ipotizzare verità che alla prova dei fatti si sono dimostrate facilmente criticabili con gli strumenti rigorosi dell’analisi, suffragati dall’ascolto musicale).

    Aldilà di questo dovuto prologo, provo a schematizzare una risposta per grandi linee.

    innanzitutto una crolologia che distingue le epoche che si sono susseguite nel tango, seppur tagliata con l’accetta e trascurando una serie di elementi non propri dell’orchestra di tango, potrebbe essere questa:

    fino al 1897 epoca primitiva del tango, senza uno stile nè una forma definiti
    dal 1897 al 1924 epoca della guardia vieja, nasce uno stile rapido e brillante
    dal 1925 al 1937 epoca della prima guardia nueva, il ritmo rallenta, le composizioni diventano soggette ad arrangiamenti scritti
    dal 1937 al 1955 epoca della seconda guardia nueva, epoca d’oro del tango in cui compaiono diversi modi di interpretarlo
    dal 1955 ad oggi vanguardia del tango
    dal 1981 al oggi revival del tango
    dal 2000 ad oggi guardia joven

    Detto questo deve essere chiaro che, ad esempio, la guardia vieja non è cessata di esistere per incanto nel 1924 ma in quell’anno si è affiancata ai vecchi tangueros delle prime decadi del ‘900 una nuova maniera di suonare e di pensare il tango così come si affiancano contemporaneamente tra il 1925 ed il 1955 tutte le altre linee stilistiche.

    ad esempio quella tradizionalista che continua a sostenere l’estetica della guardia vieja ( D’Arienzo tre tutti); quella classicista che in qualche modo segue un’idea elegante di tango ed ha un versante tradizionalista (Canaro) ed uno più evoluto (Fresedo, da cui Di Sarli); quella evoluzionista che ispira la seconda guardia nueva prima e alla cosiddetta vanguardia dopo (una linea che da De Caro, giunge a Troilo , Pugliese fino a Piazzolla e ai post- piazzolliani).

    la ronologia sopra indicata, menziona anche il revival , cioè la rinascita delle orchestre che avviene dapprima sui palcoscenici degli show di tango, quindi attraverso una didattica che prima non esisteva, in un versante dell’attività dei giovani musicisti di tango , la guardia joven, che si riconoscono nella tradizione dell’orchestra tipica. Contemporaneamente , una parte di questi nuovi musicisti dà vita ad una forma di tango che ha radici molteplici da cui scaturisce un tango che distingue oggi una nuova avanguardia in cui alle influenze piazzolliane si aggiungono altri elementi, sia innovativi che tradizionali.

    ribadisco che ogni punto tra queli semplicemente citato ha sufficiente materia per potersi trasformare nel capitolo di un saggio, ma credo che la mia risposta possa essere sufficiente a chiarire alcuni dubbi e eventualmente a rilanciare il tuo interesse verso un argomento più specifico

    voilà…

    Rispondi

  44. Certo Menhaem, come sempre.

    Volevo dirti che ho ricevuto molti complimenti, rivolti a te, riguardante questa tua gentile consulenza che ci presti quotidianamente. Molti la trovano estremamente interessante.

    Spero che questo post possa esser d’aiuto a tutti coloro avessero incontrato difficoltà, come me, nel decifrare i passaggi di queste diverse fasi del tango/musica. Io, personalmente, credo che mi rileggerò ancora parecchi dei post che hai già scritto, compreso questo !

    Saluti a tutti e come sempre….
    Grazie all’esperto.
    Niky

    Rispondi

  45. Posted by menahem on giugno 9, 2008 at 8:48 am

    Rileggendo la tua domanda mi accorgo di aver omesso un dettaglio importante:

    come riconoscere un interpretazione della guardia vieja da una della guardia nueva.

    innanzitutto le registrazioni della guardia vieja sono pochissime e se pensiamo al repertorio da milonga, possiamo dire che sono inesistenti.

    dall’altro lato, come detto nella precedente risposta, la guardia nueva prolifica una linea evoluzionista ed è il risultato di questa filiazione che noi ascoltiamo più di frequente nelle milongas.
    difficilmente sentirai De Caro ( purtroppo!), più sovente Laurenz, il primo Troilo o Pugliese ( che da lui derivano).

    Dalla guardia vieja deriva invece una linea tradizionalista i cui i massimi interpreti sono D’Arienzo e Biagi, ma in maniera più raddolcita anche D’Agostino e Tanturi, per citarne due.

    Esiste la terza corrente che io chiamo classicista, in quanto mantiene un ritmo abbastanza cadenzato come i protagonisti della guardia nueva, ma marcato in quattro, senza però inserisce elementi di novità in termini musicali (penso al Canaro degli anni trenta, al Fresedo coevo, a Juan Bautista Guido…)

    pertanto in linea generale, in funzione della musica che passa in milonga, si può riconoscere uno stile tradizionalista che è influenzato dalla guardia vieja nelle interpretazioni di D’Arienzo , Biagi, Tanturi,…, si può riconoscere lo stile della guardia nueva confluito nella seconda guardia nueva nelle tandas di Troilo, Pugliese, Laurenz; si può riconoscere uno stile classicista nella musica di Canaro e Fresedo anni ’30 e in quella di Di Sarli, Calò che da base fresediana sono partiti.

    senz’altro dimentico qualcosa…

    menahem

    Rispondi

  46. Posted by maniacus on giugno 9, 2008 at 8:52 am

    Evviva, solo oggi ho visto per la prima volta questo post che trovo interessantissimo, e ringrazio Menahem per le sue osservazioni.

    Mi conforta trovare riscontro su alcuni orquestre che anche io apprezzo parecchio e che, purtroppo, non sono molto diffuse in milonga.

    Vorrei fare una domanda precisa a Men..: nel disco “de Contrapuncto” della Orq. Escuela de tango, i musicisti suonano i vari brani alla maniera di Pugliese, fresedo ecc. ma la Cumparsita suonata alla D’Arienzo non regge, confrontandola col vero d’arienzo si sente la differenza, perchè? o forse non c’è abbastanza mugre?.

    Dello stesso disco amo moltissimo Si Sos Brujos, ricordo che esiste un Film sulla musica del Tango con lo stesso titolo e che certamente Menahem conosce e che, purtroppo, qui in italia non è mai arrivato.

    Rispondi

  47. Miii troppo bello ! :lol:
    Nonso voi ma io sto godendo ;)

    Rispondi

  48. Io credo che non ci si debba nascondere dietro una foglia di fico (si vede tutto) e che si debba invece riconoscere molto sommessamente i propri limiti.

    Anche perchè, volendo, testi esaurienti in materia io non ne ho trovati. Pier Aldo, se non ricordo male, mi consigliava un testo di tal Gobello, storiografo credo, forse qui in Italia non si trova, che parlava anche delle epoche musicali del tango.

    Quello che intendo dire è che, per me, molte di queste notizie corrispondono a nuove preziose acquisizioni che prima non avevo o avevo in modo confuso. Non so voi…

    Rispondi

  49. Per Maniacus: ti riferisci forse alla Cumparsita di D’Arienzo del 1951 ?

    Rispondi

  50. Posted by deborah on giugno 9, 2008 at 11:45 am

    Più leggo questo blog e più mi rendo conto della mia ignoranza…
    Certo si può godere del tango anche senza sapere tutte queste cose, ma vuoi mettere?
    Grazie a tutti!

    Rispondi

  51. Posted by maniacus on giugno 9, 2008 at 11:54 am

    si niky la versione con i cortes tirati a manetta!

    Rispondi

  52. Posted by Niky on giugno 9, 2008 at 12:57 pm

    La que me gusta mucho !!! :D

    Rispondi

  53. Posted by Niky on giugno 9, 2008 at 1:02 pm

    Per Deborah: piu’ parlo con Menhaem più mi rendo conto della mia ignoranza…..ma il tango certo che me lo godo lo stesso !!! ;)

    Rispondi

  54. Posted by menahem on giugno 10, 2008 at 8:25 pm

    Cari amici,

    il tema di La cumparsita nello stile D’Arienzo eseguita dall’Orquesta Escuela de Tango è senz’altro interessante perchè si presta a fare alcune considerazioni.

    Innanzitutto l’arrangiamento è esattamente uguale, il violino “lloron” sulla quarta corda identico, il marcato in quattro dei bandoneones e lo stesso si può dire per i brevissimi frammenti del pianoforte solista eppure, quello che esce nel complesso è qualcosa di simile al risultato delle orchestre degli show ch hann usato questo arrangiamento per accompagnare una coreografia ( pernso all’orchestra diretta da Daniel Binelli negli anni d’oro di Tango X Dos).

    Questo succede per esempio nel jazz: mi viene in mente il sassofonista giapponese Satao Watanabe che suona esattamente come Charlie Parker ma quello che viene fuori nel complesso è un’altra cosa.

    Difetto intrinseco in tutte quelle che sono le imitazioni, a cui manca quell’elemento metafisico che possiamo chiamare l’aura, cioè l’esprit du temp, la ripresa sonora con una certa apparecchiatura tecnologica e naturalmente quella pratica d’orchestra che non è un esercizio scolastico ma è il quotidiano perfezionamento di uno stile.

    tutto lo splendido lavoro della Escuela de tango codifica magnificamente gli stili delle orchestre che sono state oggetto del suo studio e delle analisi strumetali che le hanno dato spessore, ma fatalmente manca l’aura, il suono, la pratica ossessiva e quotidiana che solo la mano di un direttore che intende andare in una precisa direzione artistico musicale, può trasmettere.

    io trovo che anche gli altri stili oggetto di studio di questa orchestra suonimo fatalmente in un modo diverso, dia lo stile Di Sarli che quello Pugliese che quello Troilo, ma in ogni caso il lavoro è assolutamente prezioso, doveroso, intelligente, ed in più eseguito con una maestria strumentale di altissimo valore tecnico ed espressivo.

    In conclusione credo che mettersi a fare un paragone tra il D’Arienzo originale, il D’Arienzo de Los Reyes del Tango, quello della Escuela de Tango, lo stesso D’Arienzo in epoche differenti,darà sempre la sensazione che stiamo assistendo ad uno stile che si muove, mantenendo certe caratteristiche in comune.

    In questo caso specifico di D’Arienzo sono: il marcato in quattro con cui viene scandito il ritmo, l’uso dei bandoneones, il violino che fa gli assoli sulla quarta corda, la rapidità del ritmo ispirata al 2 por 4 della guardia vieja.

    ma anche questi elementi osservati da vicino risulteranno eseguiti in modo diverso e con questo non dico migliore o peggiore …semplicemente con altre sfumature e noi sappiamo come le sfumature siano significative nella declinazione di uno stile: quindi in definitiva, e per riallacciarmi alla domanda che mi è stata rivolta, non si tratta di mancanza di mugre ma di quel fatale dirottamento interpretativo che si determina tra diverse generazioni …e questo avviene anche nella musica classica ad esempio.

    Per il resto credo, e mi rivolgo a Deborah, che si possa godere del tango anche senza sentire la necessità di conoscere tutte le informazioni che stiamo scambiandoci in questo blog.

    bisogna in ogni caso che questo piacere abbia un suo risvolto metafisico per sentire fino in fondo la potenza simbolica dell’abbraccio, la forza evocativa della musica, l’emozione della comunicazione nella coppia….senza questa prospettiva anche i più ampi cataloghi di passi risultano svuotati e osando una formula forse abusata oggi direi che il nostro tango resterà “light”.

    menahem

    Rispondi

  55. Posted by manicus on giugno 10, 2008 at 8:50 pm

    Grazie Menhaem per la spiegazione, tecnica, dotta e certamente molto utile a tutti i tangheri curiosi come me, non ultima la tua ultima considerazione …. dietetica. :-)

    Rispondi

  56. Posted by manicus on giugno 10, 2008 at 9:07 pm

    Nel film che ho citato al #46, che in pratica parla proprio della nascita della Orquesta Escuela de Tango, mette bene in evidenza lo sforzo filologico fatto dai musicisti nel riscostrurire la sonorità delle grandi orchestre del passato e in particolare c’è tutta una scena in cui gli artisti cercano di riprodurre il rastre (credo?) tipico della Yumba e che deriva da una particolare tecnica nell’uso dell’archetto nel contrabbasso, che non viene insegnato nei consevatori, ma viene appreso dai vecchi musicisti in pensione che a loro volta, lo hanno ereditato nei lunghi anni di lavoro nelle grandi orchestre.

    Rispondi

  57. Posted by aurorabeli on giugno 10, 2008 at 10:58 pm

    Sono d’accordo con Menahem sull’ultima precisazione, e vorrei completare il risvolto metafisico da lui citato con una parola, forse un pò abusata nel descrivere il tango, ma che rende l’idea anche per noi dipendenti: la passione.
    Solo con quella magia che prende sin dal primo ballo, che ti trascina sempre più, quell’emozione che sin dal primo giorno ti fa brillare gli occhi al primo scorrere delle note ed al primo contatto, solo così si gode pienamente di questo ballo. Poi ognuno si perde nell’approfondirla in modi diversi, ma il filo conduttore rimane unico per tutti.
    Uffa, Menahem, devo smettere di leggerti! Lo sapevo che mi facevi questo effetto!!!! :-) ;-)

    Rispondi

  58. buongiorno

    scrivo per conoscere da lei se “el negro alegre” di villoldo può essere definito il primo tango registrato o cantato.
    giuseppe

    Rispondi

  59. Posted by menahem on giugno 11, 2008 at 1:11 pm

    Buongiorno,

    innanzitutto una precisazione a Maniacus, per quel che lui chiama “rastre”: la parola a cui alludi è “arrastre” che è un tipico modo di pronunciare i tempi forti di un tango ed ha avuto nello stile Pugliese un uso estetico importantissimo, non solo nel tango “La Yumba”, ma in tutti i tanghi che da questo titolo sono stati composti ed interpretati dall’orchestra del Maestro.
    Oggi è utilizzato anche negli stili post pugliesiani, e devo dire quasi tutti i gruppi migliori provengono da questa ispirazione.
    Il film Si sos Brujos a cui accenni è un’opera di profonda sensibilità ed amore verso il tango da parte dei musicisti che lo hanno ideato per documentare il perchè e come è nata l’esperienza dell’orquesta Escuela de tango di cui abbiamo già parlato.
    Questi giovani maitre a pensèe custodi della tradiizone, ma anche abilissimi creatori della famosa terza via contemporanea, sono i soliti Ignacio Varchavsky e Ramiro gallo, rispettivamente contrabbassista e violinista di El Arranque.

    Per rispondere invece a Giuseppe, che saluto e ringrazio per essersi aggiunto ai miei interlocutori, mi permetto di dire che il brano in questione è tuttaltro che un tango per varie ragioni.

    La prima intrinsecamente letteraria riguarda la questione del linguaggio testuale che in questa circostanza allude ad una comicità da sainete in cui il personaggio di colore che è protagonista del testo è una macchietta caricaturale.
    Qui, in sostanza il clou del testo racconta di quando il negro Ramon tenta di ballare un tanguito con la negra Flancha ma nell’azzardare firuletes virtuosistici i due cadono in terra tra le ingenerose risate degli spettatori.

    la seconda squisitamente compositiva perchè questa muscichetta segue uno svolgimento melodico che non ha nulla del tango, anche se la registrazione villoldiana che conosciamo è del 1909, data in cui la struttura della composizione ed i suoi elementi specifici era già stata codificata da dodici anni (El entrerriano 1897, primo tango pubblicato e soprattutto opera prima in cui si riconosce la struttura che prenderà tutto il tango seguente fino al tango cancion del 1920: Milonguita, con cui si passa dalle tre parti originarie alle due parti che prevedono l’abolizione del cosiddetto trio).

    La terza indubbiamente espressiva in quanto Villoldo, accompagnandosi con gli incerti accordi che sapeva fare sulla chitarra, canticchia questo tema senza alcun riferimento al linguaggio che si stava faticosamente formando in quegli anni attraverso i gruppi strumentali.

    sebbene alcuni storici siano convinti che il primo tango sia El Talar , di Prudencio Aragon, che a seguir questa ipotesi evrebbe avuto otto anni all’epoca della composizione del brano in questione, credo che è bene sospendere il giudizio su questo primato non attribuendolo neppure a El Entrerriano: nella nebulosa di una storia che si tramandava per via orale, i dati certi per questa investigazione restano tuttora incompleti…addirittura esiste un versante storico che immagina il signor Villoldo correre dagli editori per dare alle stampe titoli di anonimi che gli erano giunti all’orecchio per via orale, aquisendone la paternità.

    ciao a tutti
    Menahem

    Rispondi

  60. la ringrazio per “l’esperta” risposta. Altresì mi viene da chiederle se è vero che i primi tanghi fossero derivazione dalla tradizione del pajador, cantastorie che munito appunto di chitarra raccontava e allietava le persona nei villaggi e in città. il pezzo in questione è sicuramente una milonga e non un tango.

    PS: se avesse piacere si potrebbe iniziare una collaborazione via radio.
    per non infrangere accordi presi mi scriva gentilmente a bbtango@gmail.com
    giuseppe

    Rispondi

  61. Beppone!!!
    Giù le mani dal nostro esperto sai! :lol: :lol: :lol:

    Rispondi

  62. Posted by giuseppe on giugno 11, 2008 at 3:19 pm

    sarai mica tu sotto mentite spoglie

    Rispondi

  63. Che bel complimento!!! ;-)

    Rispondi

  64. Beppone se riuscissi a intervistare il nostro esperto faresti un colpaccio: non ti posso dire di più…..

    Rispondi

  65. Tratto da Meri Lao – T come Tango

    Il primo tango (forse)

    A rischio di scontentare gli esperti che sostengono la priorità dell’omonimo andaluso, le prime apparizioni della parola tango con significato assai vicino al genere rioplatense sono:

    Il 9 ottobre 1859 a Tucumàn, in uno spettacolo teatrale annunciato dal giornale argentino El eco del norte.

    Nel 1866, a Montevideo, quando fu ballato per la prima volta il tango El Chicoba, come afferma Vicente Rossi nel suo libro Cosas de Negros.
    Assai prima del 1862, stando allo spartito (dispensa numero 7 di brani scelti di zarzuela)più antico in possesso del collezionista argentino Bruno Cespi, intitolato El Relàmpago (Il Lampo), zarzuela in tre atti del MAestro Barbieri, Cori e Tanghi arrangiati per pianoforte da R.S. Allù, Litografia Wiegeland & C., via Misiones 131 Montevideo. Carente del Copyright, che allora non esisteva,mostra in compensosulla copertina due date scritte a mano; una, la dedica del 1839 (?) con firma del primo (forse) compratore, l’altra chiarissima, 1862, di un compratore successivo. Lo spartito, di sei pagine, è una classica riduzione operistica per pianoforte, in parti contrastanti come battuta e tonalità; solo nella sesta pagina, esaltato dai tremoli, troviamo l’andamento ritmico e melodico del tanguillo caditano di zarzuela, del tutto riducibile all’habanera. Sulla copertina, tre coppie di neri ballano separati, battendo le mani, mentre la quarta coppia, seduta, osserva. Sarà “tango” come parola ma non è quello rioplatense.

    Non lo so se questo paragrafetto possa essere d’aiuto o confonda soltanto le idee. Mi ricordavo di averlo letto e ho voluto trascriverlo per apportare altro materiale alla discussione.

    Rispondi

  66. zarzuela…sainete…negros….le cose corrispondono…. ;-)

    Rispondi

  67. Posted by maniacus on giugno 16, 2008 at 1:26 pm

    Colgo spinto dal lieto evento in casa Cordo, per porre un quesito a Menahem:

    Nel Tango è mai stato trattato il tema paternità? e si, in che termini?

    Grazie

    Rispondi

  68. Mentre aspettiamo la risposta, goditi questo! :-)

    Rispondi

  69. Posted by menahem on giugno 16, 2008 at 4:29 pm

    Vorrei innanzitutto accogliere simbolicamente il nascituro con l’augurio di incontrare nella sua vita il tango molto prima di quanto lo abbia conosciuto io e credo che con un padre così appassionato, non sarà difficile avverare il mio auspicio.

    Purtroppo il padre nelle letras de tango è una figura molto marginale rispetto a quella della madre: si direbbe che nel mondo apparentemente machista del tango, il primato quasi elevato alla santità della figura materna faccia pensare ad un matriarcato strisciante.

    Per tirare le somme sinteticamente, mi vengono in mente tre titoli in cui il padre è in qualche modo protagonista.

    Il primo è una milonga della dupla che ha reinventato la milonga all’inizio degli anni trente, Sebastian Piana e Homero manzi: il titolo è Papà Baltazar che avvolto di nubi e cielo sta per tornare da Pedro, il figlioletto addormentato.

    Il secondo è un tango di Francisco Pracanico con il testo di celedonio Flores: il suo tragico assunto vede protagonista un padre nel momento tragico in cui la vita del figlio è in pericolo, il titolo è Si se salva el pibe.

    Il terzo è una delle composiizoni più commoventi dell’intera storia del tango dove in questo caso il padre è il soggetto a cui il brano è dedicato nel momento sella sua scomparsa. Si tratta di Adios Nonino uscito dalla disperazione e dalla genialità di Astor Piazzolla che raggiunto dalla notizia della scomparsa del padre, riprende un suo vecchio brano intitolato Nonino e lo trasforma nell’elegia che conosciamo.

    Rispondi

  70. Lo spero anch’io…
    Grazie Menhaem anche da parte di Francesco che, se vorrà, andrà presto a scuola di danza, tanto per cominciare ! :D
    A prescindere dal tango trovo che sia una ginnastica molto completa.
    Niky

    Rispondi

  71. Carissimo esperto,
    credo che tu abbia veramente poco tempo per leggere i nostri post.
    Però l’ultimo che ho scritto contiene una domanda a cui probabilmente sai rispondere!
    Eccolo QUI.
    Un caloroso abbraccio e grazie per il tempo che ci dedichi!
    Stai facendo una gran cosa per il Tango!!! :-)
    Grazie
    Chiara

    Rispondi

  72. Posted by menahem on giugno 27, 2008 at 5:20 pm

    Chiara,

    la curiosità che ha animato la tua richiesta mi dispone a raccontarti una storia di tenere coincidenze e tutta imperneata sul violino e i suoi interpreti.

    L’amicizia e la stima tra Accardo e Agri risale ai primissimi anni settanta, periodo in cui la poterono coltivare sia perchè spesso Accardo era impegnato in turnèe che toccavano Buenos Aires, sia perchè Agri con Piazzolla aveva trovato in Italia la sua seconda patria, anzi ripreso contatto con la terra di origine dei suoi avi.

    Uno di questi incontri si è tenuto nel luglio del 1972, e il giorno 7 Salvatore Accardo che aveva un day off, decide di prestare il suo strumento senza prezzo ad Antonio.

    Il caso vuole che in quella seduta di incisione con il nonetto di Piazzolla (chiamato Conjunto 9), la prima delle due composizioni registrate fosse dedicata al più significativo violinista dell’intera storia del tango, quello che ne ha coniato i linguaggio poi sviluppato in senso vortuosistico da Enrique Mario Francini e Simon Bajour che insieme ad Agri e a Hugo Baralis (figlio) sono stati tutti violinisti di Piazzolla: il violinista in questione è Elvino Vardaro a cui Piazzolla dedica un’opera straordinaria per sensibilità e atmosfera sonora “Vardarito”….titolo mutuato dalla statura minuta del geniale strmentista scomparso nell’agosto dell’anno precedente all’incisione in questione.

    Non credo che Elvino si sia mai immaginato che un giorno un grandioso violinista come Agri potesse registrare una stupenda composizione e lui dedicata da un grande musicista come Piazzolla e soprattutto suonando lo Stradivari di un’altro eccezzionale artista quale è Salvatore Accardo!

    Ma Piazzolla fa qualcosa di più per entrare in una sorta di comunicazione spirituale con l’arte violinistica di Vardaro: inserisce nella seconda parte del brano un assolo a due violini dove il secondo violino è quell’Hugo Baralis che è stato il secondo violino delo stesso Vardaro.

    Storia commovente no?

    Per concludere la mia nota, ti informo che il secondo brano inciso in quel giorno è stato Verano porteno la cui composizione originale risale ai primissimi anni ’60: entrambe finiranno sull’album “Musica popular contemporanea de la ciudad de Buenos Aires-Vol 2″ ….ecco come Astor definiva la propria musica che sapeva benissimo non appartenere a quell’etichetta di “vanguardia” che semplicisticamente gli era stata affibbiata.

    Per concludere ritornerei un attimo su Piazzolla per sottolineare l’importanza che la voce straordinaria del violino ha avuto nella sua musica esaltando alcune creazioni melodiche di una creatività, bellezza e spontaneità che non hanno pochisimi uguali nella musica del ‘900.

    D’altro canto, a parte l’eredità troileana specifica che incontriamo incontestabilmente nell’uso del suo bandoneon, ricordo che le grandi passioni di Piazzolla sono proprio rivolte a due violinisti; il primo Julio De Caro che dalla fine degli anni venti ha segnato una vera scuola nel tango e a cui lo stesso Piazzolla ha dedicato il frizzante Decarisimo; il secondo Alfredo Gobbi, che della poetica decareana è portatore originale (…oltrechè valido almeno quanto Osvaldo Pugliese) e a cui Piazzolla ha dedicato “Retrato de Alfredo Gobbi”, opera di straordinaria bellezza che come “Vardarito” è pochissimo frequentata da chi interpreta la musica di Piazzolla e dallo stesso autore il quale, a memoria, in studio ha inciso queste pagine preziose una sola volta.

    come sempre….sono pillole a bassa concentrazione…si potrebbe entrare nel merito musicale ma forse …

    Rispondi

  73. Grazie guru!!!
    Entra…entra… :-D

    QUI il link per il disco di cui ci parla l’esperto.

    Rispondi

  74. Posted by cristina on luglio 12, 2008 at 10:08 am

    vorrei sapere se el tango de roxanne è un tango argentino o parigino da ballo standars grazie

    Rispondi

  75. Posted by Chamaco67 on luglio 12, 2008 at 12:23 pm

    Ciao Cristina, El tango de Roxanne è una rivisitazione del tango argentino “Tanguera” di Mariano Mores

    Rispondi

  76. Posted by menahem on luglio 13, 2008 at 7:41 pm

    Bungiorno,

    ritorno oggi da un viaggo in cui non ho potuto leggere tempestivamente la posta che mi è stata rivolta, ma vedo che qualcuno lo ha fatto per me, però la volenterosa e corretta risposta di Chamaco67 ha bisogno di alcune precisazioni per completare il quadro delle informazioni su questo brano.
    Intanto El Tango de Roxanne è innanzitutto una versione del brano dei Police intitolato Roxanne in quanto conserva alcuni elementi musicali (l’ostinato ritmico dell’inizio è trasfigurato in un ostinato dal profumo piazzolliano in versione rock) ma soprattutto una buona parte del testo originale (che è cantato dall’attore scozzeseEvan McGregor), e della storia della protagonista..una ragazza che si vende (sembra che la genesi del brano dei Police abbia avuto luogo a Parigi dove uno di loro ha conosciuto una ragazza che aveva il nome che poi ha preso il titolo e che si manteneva facendo la cocotte) . A queste parti viene aggiunto un inciso in castigliano che è interpretato da Josè Feliciano e sicuramente un cospicuo e riconoscibilissimo frammento del tema Tanguera di Mores.
    Se Marianito Mores ha potuto ascoltare il risultato che figura nella colonna sonora del film Moulin Rouge, o ha rilasciato una liberatoria per l’utilisso della sua melodia o ha richiesto un bel gruzzolo di dollari, esercitando il diritto d’autore che ha una validità internazionale e delle regole condivise da moltissimi paesi di tutti i continenti. Per inciso la legge dice che si possono usare frammenti melodici a patto che non siano di brevissima durata e qui certamente questo limite è ampiamente superato.

    Rispondi

  77. Posted by carmen on luglio 19, 2008 at 2:42 pm

    potrebbe indicarmi qualche incisione di “libertango” cantata? grazie in anticipo per la sua gentilezza e … grazie di esistere!!!! carmen.

    Rispondi

  78. Posted by menahem on luglio 21, 2008 at 7:56 am

    Cara Carmen,
    in primo luogo ti invito a darmi del tu perchè, nonostante il ruolo austero di “esperto che risponde”, ti assicuro che questa è solo una formula anche un pò ironica dietro al quale c’è un semplice appassionato di tango come lo sei tu: quindi niente che puzzi di cattedra o di prosopopea professorale.

    Venendo alla tua richiesta, devo dorti che nonostante Libertango vanti centinaia di interpretazioni, sono poche quelle che accolgono il meraviglioso testo del poeta Horacio Ferrer.
    Tra queste, la versione che io conosco e che reputo la più valida per l’intensità espressiva del suo interprete è quella di Josè Angel Trelles, un cantante che per molti anni ha lavorato insieme a Piazzolla e che tutt’oggi calca le scene internazionali recuperando il tango tradizionale che nell’epoca piazzoliana non era nel suo repertorio.
    Credo che con Ruben Juarez, Trelles sia il grande erede della vocalità che nel passato ha congiunto Carlos Gardel (achetipo della figura del cantor nacional) a Roberto Goyeneche (cantor de orquesta che ha antenuto intatte le caratteristiche del cantor nacional e per questo dopo le esperenze con Salgan e Troilo si è traformato nell’acclamato cantor solista che ha raggiunto il secondo gradino in un’ideale podio che a mio avviso vede al terzo posto Julio Sosa, ma quest’ultima è una preferenza soggettiva e non oggettiva come le altre due).
    Mi preme segnalare anche la versione più snaturata, coiè quella che vira in musica dance lo spirito tanguero che continua ad agire anche in questa semplice e geniale composizione piazzolliana: parlo naturalmente della lettura che ha proposto con grande successo Grace Jones, sintetizzando in una traduzione inglese che è quantomeno curiosa se non approssimativa, i versi firmati da Ferrer.
    Con molto pudore, (sono assolutamente contrario alla traduzione in italiano dei testi di tango in quanto la perdita del valore poetico è pari ad un’emorragia che li trasforma in storielle banali, dove lo strumento metaforico ed il suono della parola risultante non riescono a sostenere la tensione emozonale dell’originale: se proprio è indispensabile, preferisco ricorrere a traduzioni in prosa, con tutti i tradimenti necessari che questo comporta), provo a tradurre il testo dal castigliano che, devo dire, mi sembre riesca più di altri pronto a sostenere la lingua italiana: a voi la sentenza!

    LIBERTANGO (Piazzolla-Ferrer)

    La libertà mi ama e tutto l’essere le concedo,
    la libertà libera il carcere del mio corpo,
    la libertà si offende se la felicità mi spaventa
    la mia libertà, nuda, mi fa l’amore perfetto.

    La libertà insiste con quello che non osso fare
    la libertà mi ama con quel che porto dentro
    la libertà mi assolve se ogni tanto la perdo
    per fatti della vita che a capire non accerto.

    La libertà non conta gli anni che ho speso
    Pastore instancabile dei miei sogni eterni.
    Se lei mi abbandona son solo uno spettro,
    con una veste alata torno, se lei mi chiama.

    La libertà capisce che io mi sento preso
    dai miei vani errori senza pentimento.
    La libertà vorrebbero anche l’astro oppresso
    e l’atomo recluso, esser libero, che mistero!

    Essere liberi! Nel ventre di mia madre io sentivo
    che quello non si compra, nè si offre, nè si da.
    Nel prezioso segreto di questa orgia io vivo
    di polvere fui e a lei tornerò, polvere di gioia,
    a bere dal latte d’anima la mia libertà fiorita.

    Cantato:

    Da bimbo l’adorai, da grande la sognai
    mia libertà, donna di tempo e sud
    l’amo fino al dolore e la solitudine.

    Recita:

    La libertà, con i miei morti mi sogna
    la lbertà adora quelli che in vita amo.
    La libertà mi dice, così, ogni tanto,
    che siamo felici quanto lo desideriamo.

    La libertà conosce l’assassino e il corvo
    che affoga e tormenta la libertà del buono.
    La libertà s’infartua dell’ipocrita e lo sciocco.
    La libertà è veglia del santo e del boemio.

    La libertà è tango spalancato, aperto
    È “blues e cueca e choro, danzón e romancero”
    La mia libertà è come un menestrello
    di murga, sinfonia e coro bianco e nero.

    La libertà è tango che danza in mille porti
    è rock ,milonga, salmo e opera e flamenco.

    Rispondi

  79. Anche per me Trelles è insuperabile. E come ho già scritto, QUI potete scaricare la sua versione!
    Grazie esperto…como siempre ;-)

    Rispondi

  80. Se l’esperto è ancora lì mi piacerebbe chiedergli perchè ha collocato l’epoca d’oro dal 1935 al 1955 se non ricordo male…? E non dal 1940 al 1950 ? FOrse dal 35 a 55 si colloca la guardia nueva ? Scusasse l’ignoranza !!! :D

    Rispondi

  81. Credo di aver fatto confusione e che quel periodo fosse riferito ala guardia nueva.

    Rispondi

  82. Posted by maniacus on settembre 18, 2008 at 9:06 pm

    Dc hai fatto proprio un casino!!

    Rispondi

  83. La decade del quarenta è l’epoca d’oro !!! neh ? :lol:

    Rispondi

  84. Posted by menahem on ottobre 11, 2008 at 12:54 pm

    cari amici scusate il ritardo nel rispondervi, ma sono sempre qui a vostra disposizione.
    In merito al tema della epoca de oro, quando si dice che è riderita agli anni 40 si commette un’imprecisione. Perchè?
    perchè si deve considerare l’epoca d’oro del tango con quella corrispondente al grande rilancio avvenuto tramite il ballo.
    Questo rilancio ha inizio con Juan D’Arienzo, quando nel 1935 nella sua orchestra entra il pianista Rodolfo Biagi. i due formano un sodalizio che nei fatti oppone all’estetica della Guardia Nueva di De Caro e seguaci, una linea schiettamente tradizionalista. L’effetto è il passaggio dal ritmo elegantemente cadenzato, più adatto per approfondire un linguiaggio pieno di dettagli e squisitezze musicali, ad un ritmo che ricalcava i tempi eroici della guardia vieja dove il compas del tango era rapido ed i dos por cuatro come quello della milonga. Al seguito del successo darienziano, anche musicisti sicuramente più evoluzionisti ed ispirati alla poetica decareana, seguono l’onda per poter competere attraendo l’entusiasmo dei ballerini. E’ esempio tra tutti quelli dell’orchestra di Troilo ( nata nel 1937): nei primi anni della sua produzione, quelli dell’epoca di Fiorentino per intenderci e poco più in là, l’orchestra troileana sovrappone la meravigliosa ricchezza della ereditata dalla discendenza decareana, ad un ritmo rapido che si può equiparare al dos por cuatro darienziano. Non a caso in milonga i musicalizadores selezionano quasi esclusivamente opere troileane relative a questo periodo, trascurando tutto il resto di una produzione discografica che conta un giacimento di quasi cinquecento incisioni. per quel che riguarda il decorso della “decada de oro” nata nel ’35, va registrato che la sua decadenza non scatta nel 1950, ma si affaccia progressivamente dal 1955. Perchè?. perchè in questo anno fatidico, si verifica un vero e proprio cambio generazionale nella musica da ballo e ogni genere nazionale viene praticamente cancellato dal rock and roll, sostanuto da una massiccia politica di diffusone da parte delle case discografiche nord americane le quali, sempre nell’ambito musicale, hanno importato in Argentina anche tutta una serie di prodotti commerciali di origine messicana. Naturalmente il discorso è ancora più complesso ma in buona sostanza, questo breve riassunto dei fatti può chiarire come sono andate le cose per il tango, i suoi interpreti, i suoi appassionati.

    Rispondi

  85. Grazie, mitica risorsa di conoscenza tanguera ! :D

    Rispondi

  86. Senta signor Menhaem, mi sembra di capire che lei è un musicista ed amante del tango o comunque uno che di queste cose ne capisce, cioè un intenditore. Quindi mi scusi se faccio uso della sua somma competenza per chiederle una cosa di livello molto, ma molto basso e cioè: come si può tradurre dal castillano la parola matices…sono i timbri ?

    Rispondi

  87. Dalla regia mi dicono “sfumature” ma qui siamo in un contesto musicale, vale anche per questo ?

    Rispondi

  88. Posted by pietro on ottobre 12, 2008 at 10:45 am

    Eccerto Niky! Un qualsiasi brano, suonato e/o cantato, privo di sfumature (o coloritura, o punteggiatura), sarebbe piatto e molto meno gradevole. Lo stesso vale per la lettura di un brano letterario o di una poesia.
    Senza pause, accenti, cambiamenti di tono di voce e di volume della stesse, accelerazioni e rallentamenti ecc., ecc..

    Scusa se mi son sostituito all’esperto :oops:

    Abrazos,
    Pietro

    Rispondi

  89. Da come hai risposto invece hai mostrato di saperne parecchio.
    Comunque meglio così altrimenti avrei scomodato l’esperto pensando a qualcosa di più tecnico.

    Rispondi

  90. Posted by menahem on ottobre 13, 2008 at 11:20 am

    E’ proprio come dice Pietro, ma aggiungerei qualcosa che è una specifica prerogativa del tango rispetto ad altri generi musicali, a riguardo delle “sfumature” o matices.
    La questione è inerente a come queste vengono codificate, vale a dire se sono una cosa scritta sul pentagramma o se nascono dalla conoscenza del fraseggio tanguero entrando a fare parte della della declinazione del suo linguaggio.

    Essendo il tango una musica di origine popolare che ha preso in prestito la scrittura musicale mutuandone le regole dalla musica colta per fissare gli arrangiamenti, questi ultimi sono quasi sempre dei veri e propri appunti che ricordano agli interpreti le note che devono fare, le figurazioni ritmiche con cui si scandisce il compas, l’alternanza del fraseggio legato e staccato e degli interventi orchestrali. Niente di più. Ed è per questo che se noi ascoltiamo uno arrangiamento tanguero suonato da eccezionali musicisti classici e dopo lo stesso arrangiamento da qualche orchestrina di tango scalcagnata, riconosceremo solo in questo caso le caratteristiche del tango che conosciamo perchè, sicuramente, anche i meno attrezzati tra i musicisti di tango aggiungeranno a quell’arrangiamento los matices giusti, nel momento gusto. Insomma le sfumature nel tango sono figlie della prassi con cui il linguaggio di questa musica si articola e rappresentano un suo elemento essenziale. certo questo esiste anche nell’affrontare Mozart o Beethoven, ma in quel caso ii compositori sono stati molto più precisi nelle loro partiture perchè desideravano un effetto preciso dalla loro musica. Nel tango los matices invece possono esprimersi in punti diversi a parità di brano ed in arrangiamenti diversi: pensate ad esempio un Derecho Viejo nell’arrangiamento dell’orchestra di d’Arienzo e lo stesso tango di Arolas in un arrangiamento di Pugliese: entrambe i direttori usano matices che sono diventati gli elementi di differenza dei loro rispettivi stili. Non sentiremo mai un concerto di Mozart con delle differenze così estreme seppur interpretato in epoche o da interpreti diversi. Questo perchè la tirannia della partitura nella musica classica vieta colpi di scena che la possano stravolgere. Los matices li impone l’autore.

    Rispondi

  91. Posted by pietro on ottobre 13, 2008 at 12:35 pm

    Grazie Menahem per gli ulteriori chiarimenti. :-)
    Ti porrei una domanda riguardo la tua frase “…perchè, sicuramente, anche i meno attrezzati tra i musicisti di tango aggiungeranno a quell’arrangiamento los matices giusti, nel momento gusto.”: cosa intendi esattamente per “meno attrezzati” riferito ai musicisti? Persone che non sanno leggere bene la musica e suonano a orecchio (e che non vanno squalificate perche alcune di loro possiedono, di natura, un orecchio eccezionale e capacità esecutive/espressive altrettanto eccezionali, e riescono, talvolta, a superare certi loro colleghi che han fatto anni di conservatorio), o altro?…

    Saltando di palo in frasca, è vero che, nella musica classica, cui aggiungerei quella operistica, los matices (le sfumature e la punteggiatura musicale) li impone o li detta l’autore con le annotazioni sullo spartito. Pur tuttavia, e penso tu sia d’accordo con me, tutti i direttori d’orchesta e concertisti solisti, specie quelli più dotati, “interpretano”, sì, in linea di massima, i dettami degli autori (a differenza della musica tanguera, non abbiamo purtroppo registrazioni discografiche di brani eseguiti personalmente da Bach, Mozart, Beethoven, Chopin ecc.), però, ciò avviene sempre e comunque in un processo evolutivo continuo di ricerca, studio e maturazione personale, nel corso del quale, ciascun direttore d’orchestra e/o musicista aggiunge, di volta in volta, un qualcosa di proprio e di unico, in termini di sfumature, fraseggi ecc..
    Abrazos,
    Pietro

    Rispondi

  92. Posted by menahem on ottobre 14, 2008 at 11:47 am

    Caro Piero,

    per “meno attrezzati” intendo i più approssimativi, che non hanno tecnica strumentale, nè tantomeno pretendono di scrivere un arrangiamento: con questo non voglio dire che chi suona ad orecchio sia poco attrezzato, anzi ci sono casi di artisti straordinari che non hanno potuto dare una particolare educazione al loro talento e questo non ha influito sui risultati della loro opera.

    Per quel che riguarda l’interpretazione nella musica classica, è sicuramente un argomento che differenzia un direttore da un’altro sia nella direzione della fedeltà (presunta) all’originale che in quella di una personalizzazione originale.

    La differenza è che nel tango los matices sono costitutivi del genere prescindendo dalla scrittura, mentre nella musica classica o operistica questi sono indirizzati dalla scrittura e dall’idea di articolarne il fraseggio secondo una delle direzioni prima indicate.

    In sostanza è giusto immaginare che in qualsiasi genere musicale ci siano le sfumature che sono oggetto della nostra riflessione, ma ogni genere tratta questo argomento con modalità differenti.

    Menahem

    Rispondi

  93. Caro Menhaem
    faccio una gran fatica a tradurre dal castillano la parola “bordoneo”. Ne ho parlato con Pietro e siamo arrivati alla conclusione che sia un giro di ballo di accompagnamento. Ma si può tradurre con “accompagnamento” ?

    Rispondi

  94. Posted by pietro on ottobre 14, 2008 at 1:56 pm

    Grazie Menahem. La tua risposta è estremamente esauriente! :)

    Abrazos,
    Pietro

    Rispondi

  95. gentile Menahem
    sto cercando di capire se Oblivion è una milonga, come ho sentito in giro, oppure un tango, come penso io.
    ho fatto un post in merito sul mio blog, e ho trovato la partitura di Oblivion, 4/4 quindi….
    com’è la storia?

    Rispondi

  96. gentile Menahem
    sto cercando di capire se Oblivion è una milonga, come ho sentito in giro, oppure un tango, come penso io.
    ho fatto un post in merito sul mio blog, e ho trovato la partitura di Oblivion, 4/4 quindi….
    com’è la storia?
    gracias

    Rispondi

  97. Posted by pietro on ottobre 14, 2008 at 2:48 pm

    Caro Menahem,
    forse io e Niky ci siam capiti male: io gli avevo suggerito “giro di basso nell’accompagnamento”, ma non penso di aver nemmeno io le idee ben chiare sul “bordoneo” nel tango. Ascoltando il brano “Bordoneo y 900″, si nota, nell’accompagnamento, una sequenza/giro di note/arpeggio: la-do-mi-fa-mi-fa-mi-la.
    E’ questo quel che s’intende per “bordoneo”?

    Perché, tra le definizioni del verbo spagnolo “bordonear”, c’è “Hacer sonar el bordón de la guitarra”.
    Ora, il “bordone”, su Wikipedia, viene così definito:
    1) In musica il bordone (drone in inglese) è un effetto armonico o monofonico di accompagnamento in cui una nota o un accordo sono suonati in modo continuo per buona parte o per l’intera composizione, sostenuti o ripetuti, e spesso determinano la tonalità della composizione stessa;
    2) In musica, negli strumenti a fiato (ad esempio la cornamusa) o a corda (ad esempio la quinta e sesta corda della chitarra), viene detto bordone un meccanismo che permette l’emissione di suoni gravi continui di accompagnamento;

    Ti ringrazio per le delucidazioni che vorrai darci. :-)

    Pietro

    Rispondi

  98. Si scusate, ho scritto in fretta e mi è venuto “giro di ballo” mentre volevo dire “giro di basso” come sottolineava Pietro.

    P.S.
    Anche a me hanno passato Oblivion come milonga ma la metto sempre con altri tre tanghi…e tutti ballano come se ballassero un tango. Boh ???

    Rispondi

  99. Posted by menahem on ottobre 15, 2008 at 9:42 am

    Buongiorno,

    stranamente la risposta per Niki e quella per Lulamiao hanno una natura comune! Che coincidenza. Mi spiego meglio.

    Il bordoneo è un tipico accompagnamento fatto con la chitarra quando agli accordi si sovrappone un ballo suonando (soprattutto) la corda più grave vale a dire la sesta.

    Questo era tipico dei payqdores nellepoca pre tanguera dove il bordoneo prendeva il ritmo di milonga campera che semplificando è una milonga lenta e che, per essere più tecnici, sostituisce la figura della milonga che conosciamo per il ballo (la quale ha la stessa forma dell’habanera cubana ma con una cadenza più rapida) nella forma chiamata tres tres dos.

    Questa formula ritmica è molto usata come elemento di perturbazione nel ritmo marcato, soprattutto nelle orchestre contemporanee e come filiazione dello stile di Pugliese che già la utilizzava ( e con Pugliese metto anche i decareani evoluti).
    Essendo un elemento perturbante, per non ostacolare troppo la comprensibilità del compas, viene usata con il contagocce: esempio di un tre tres dos abbastanza esteso lo si trova in Negracha nella versione del suo autore.

    Ne fa un uso del tutto diverso Piazzolla che utilizza il tres tres dos caratterizzando interi brani tra i quali Vuelvo al sur, Milonga en Re, Celos, etc…
    Tra questi c’è anche Oblivion che è quindi da considerarsi una milonga campera perchè è fondata su un tres tres dos esplicitato da un bordoneo: bordoneo che nelle quando è utilizzato nelle orchestre di tango dove non c’è la chitarra è riprodotto dal contrabbasso e dalla mano sinistra del pianoforte.

    Questa è un’altra testimonianza di come Piazzolla utilizzi elementi intrinsechi del tango inserendoli nella sua forma straordinariamente evoluta.

    per quel che riguarda l’applicazione del ballo ai brani che scorrono sulla figura tres tres dos, essendo questi in 4/4 possono essere ballati con i passi del tango, anzi direi che non possono utilizzare quelli della milonga: per ciò si apre una sorta di conflitto tra la natura del compas della musica e quella dei passi del ballo.

    Al proposito del tres tres dos, c’è da dire che questa figura madre è molto spesso il filo conduttore che incontriamo in moltissime pagine del Lounge elettronico che è stato spacciato per tango. Continuo a sostenere che questa etichetta è un’impostura in quanto oltre al citato tres tres dos, non c’è nessun elemento musicale, strutturale, estetico che rimandi al tango per come si è tramandato fino ai giorni nostri.

    concludo, come spesso accade, dicendo che il discorso è molto più complesso di come è stato presentato nella sintesi che ho provato a proporvi

    menahem

    Rispondi

  100. Come sempre preziosissimo. Grazie Menhaem !
    Direi che anche oggi abbiamo imparato qualcosa…

    Rispondi

  101. GRAZIE DAVVERO!

    Rispondi

  102. Posted by Walter on maggio 25, 2009 at 4:13 pm

    Grazie per le notizie sempre preziose.

    Vorrei chiedere se mi puoi dare una informazione su un brano “Gato” di Edgardo Donato.
    Su quale CD si può trovare? Ho chiesto in giro ma nessuno mi ha risolto il problema.

    Grazie
    Walter

    Rispondi

  103. Posted by marcello on settembre 25, 2010 at 6:57 am

    cari amici

    sapreste dirmi il titolo del tango che viene cantato proprio all’inizio del film “Tango” di C. Saura, da una voce femminile (accompagnata da violoncello solo prima, chitarra poi) ? grazie

    Rispondi

  104. Posted by Restuccia Santina on dicembre 19, 2011 at 8:20 pm

    vorrei regalare ad un amico tanghero un libro sul tango,lui è un appassionato di storia delle orchestre,cosa mi consigli? grazie

    Rispondi

  105. potrebbe eseere un buon libro:
    TANGO
    di Robert Farris Thompson
    Scritto da un noto storico dell’arte americano, il libro contiene un’accurata ricerca sul tango, le sue origini, i suoi sviluppi, l’ambiente culturale e musicale in cui si è affermato. Diviso in otto capitoli, tratta degli antecedenti storici del tango quali l’habanera, la milonga, il canyengue, e delle forme artistiche che lo hanno caratterizzato (la musica, la danza, la poesia). L’opera è arricchita da numerose interviste ai protagonisti (Copes, Beba Pugliese, Pablo Aslan, Rodolfo e Maria Cieri, Lampazo ed altri). La ricerca di Farris Thompson riguarda il tango argentino e tutto ciò che ruota attorno ad esso, lo rappresenta e lo colora. Il libro ci piace perché approfondisce storicamente, culturalmente e filosoficamente un fenomeno complesso e stratificato. (V.P.) (Ed. Pantheon Books, New York. Prezzo $ 28,50).

    Rispondi

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