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Archivio per la categoria ‘recensioni’

Al pianoforte…sulla spiaggia.

Pubblicato da Nonna Papera su Luglio 16, 2008

Ieri mi sono regalata una intera giornata di mare. Visto che son di Rimini, si potrebbe pensare che sia normale, ma da buona riminese non è così. Il mare è sempre li, ma ti deve chiamare. E ieri mi ha chiamata: un cielo terso e azzurro dopo una serata di pioggia; la sabbia fresca, non ancora completamente asciutta, compatta, contrariamente al solito le impronte restano a lungo, un’aria frizzante….

Come di rigore, ogni volta che faccio una cosa del genere, prima c’è il salto in libreria. E la scelta del libro per queste giornate deve essere casuale. Non posso leggere un libro che ho già a casa. Mi lascio guidare dall’istinto e dall’umore della giornata.
Appena entrata in libreria, il tendone del porto, la mia attenzione è stata catturata da una raccolta delle Edizioni Einaudi in bella mostra di se. Di solito le collezioni non le guardo nemmeno, con quei libri tutti uguali, ma stavolta è stato diverso. Mi attirava proprio il loro ordine. Ho scorso i titoli e l’occhio ha scelto “Al pianoforte” di Jean Echenoz. Mai sentito. Proviamo mi son detta!

 

Il libro non parla di tango, ma di musica e amore, e potrebbe però essere la storia narrata in un tango.
La colonna sonora, in cuffia, mentre lo leggevo non poteva che essere il tango: una splendida selezione di Mosalini, in particolare un “Adios Nonino” (QUI imperdibile) ascoltato e riascoltato in un repeat senza fine, immaginando Max al pianoforte.
;-)
Max Delmarc è il protagonista del romanzo e suona il pianoforte, lo stesso pianoforte del titolo. L’autore lo porta in scena così:
“…si era appena sfilato l’impermeabile e a un tratto, quando meno se lo aspettava, Bernie gli diede un’energica spinta sulla schiena proiettandolo oltre il sipario, e i flutti allora si trasformarono in tempesta ed eccolo li, il pianoforte. Eccolo li il terribile Steinway, con la sua lunga tastiera bianca pronta a sbranarti, quella mostruosa dentiera che ti stritolerà con tutto il suo avorio e il suo smalto, che ti aspetta per ridurti in brandelli…..Ci si sedette davanti, il direttore brandì la bacchetta, subito scese il silenzio ed ecco, ci siamo, non ne posso più. Questa non è vita. Ma non esageriamo. Sarei anche potuto nascere e morire a Manila, venditore di sigarette al pezzo, lustrascarpe in Bogotà…E allora forza, visto che siamo qui, primo movimento, op. 21 di Frederic Chopin!”    (pag 9).

Prosegue poi descrivendo le senzazioni provate dal protagonista in quel momento. Mi son sembrate molto simili a quelle che, bene o male, possono accompagnare il primo tango della vita:
Dalla sala, perfino dalla prima fila, nessuno immagina quanto sia difficile. Sembrerebbe che non ci voglia niente. E in effetti, per Max, le cose decollano rapidamente. Quando l’orchestra attacca la lunga introduzione si sente più tranquillo. E non appena tocca a lui, non appena entra nel movimento, tutto va meglio. La paura si attenua in capo a qualche battuta, per svanire dopo la prima stecca, una bella stecca, in un passaggio veloce, di quelle che si perdono nell’insieme e non hanno alcun peso. Dopo la stonatura Max si sente liberato. Adesso ha la situazione in pugno, passeggia, ci sguazza. I semitoni lo ispirano, le pause di semiminima sono esatte, le successioni di accordi si posano come uccelli ballerini, vorrebbe andare avanti all’infinito ma ecco, fine primo movimento. Pausa.”   (pag 10)

Proprio così; il primo tango. Ti senti gli occhi addosso, hai paura di sbagliare, di annoiare, di non ricordare più nulla. Però se il tango ti prende, dimentichi tutto e voli sulla musica con lui. Magari non proprio al primo tango, ma prima o poi succede!!! E sei preso! ;-)

Max vive con la sorella e da sempre ama e insegue una donna. Una donna che non conosce, ma che osservava di nascosto ai tempi del conservatorio. Una donna troppo bella per tentare di avvicinarla. Una donna troppo bella da essere solo sognata. Una donna partita per chissà dove alla fine degli studi.
Max la sogna ancora ogni sera, nonstante siano passati tent’anni: pensa a lei ogni giorno, crede di vederla in molte occasioni, prova a inseguirla scoprendo che non è lei… Sogna di averla ai suoi piedi mentre suona il pianoforte…. Ma non ha idea di dove possa essere.

Monumento a Chopin - Parc Monceau – Paris
“Bernie seguì Max rassegnato verso il cancello sud del parco, premurandosi comunque
di evitare, per principio, il monumento a Chopin – che lo ritrae al pianoforte, in piena
azione, intento a strimpellare chissà quale mazurka mentre l’immancabile fanciulla
seduta sotto lo strumento, i capelli ricoperti da un velo e curiosamente dotata di
piedi enormi, concentratissima, si copre gli occhi con una mano in preda all’estasi
<<Cazzo ma questa musica è troppo bella>> o all’esasperazione
<<Cazzo non ne posso più di quest’uomo>>.”
   (pag. 31)

Colpo di scena: la prima parte del libro si conclude con l’uccisione di Max durante una rapina; la seconda parte è ambientata in una specie di “Centro di Orientamento specializzato” dove il protagonista aspetta di conoscere il suo futuro: tornerà sulla terra, nella sua città, per l’eternità, ma con un nuovo aspetto, sotto un’altra identità, con l’obbligo di cambiare attività e l’assoluto divieto di contattare persone conosciute da vivo, di farsi riconoscere, di riallacciare vecchi rapporti. Pena grandi sofferenze: l’inferno, un inferno dell’anima.

Il ritorno al mondo avviene a Iquitos, nel sud dell’America, dove Max viene mandato per crearsi la nuova identità. Nuovo nome: Paul; nuovo lavoro: barista in un Hotel di Parigi; nuova vita, ma vecchi i ricordi. Ancora sogna di lei… e il caso vuole che in questa “rinascita” finalmente la incontri. Proprio lei, la donna dei suoi sogni, la sempre amata. Finalmente l’ha ritrovata … cerca di contattarla, contravvenento alle regole del Centro. Così arriva il suo inferno: nemmeno in questa vita potrà averla: lei è di un altro. Potrà solo continuare a sognarla, a immaginarla, a guardarla in segreto, a desiderarla … e questa volta sarà per l’eternità ….

Dite se non è una storia da tango. Una storia d’amore struggente, solo promessa, solo sognata, solo accennata, impossibile come quella che dura i i tre minuti di un tango o per l’eternità.

JEAN ECHENOZ – AL PIANOFORTE – EINAUDI

Una lettura insolita sotto l’ombrellone ;-)
Un caro saluto
Chiara

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Un tango per tre mogli!

Pubblicato da Nonna Papera su Giugno 27, 2008

Ho visto un bellissimo film di Marco Risi: “Tre mogli“. Uno spasso di film; una poesia di film.

E’ la storia di tre mogli Billie, Beatrice e Bianca, che partono in cerca dei mariti, scappati dopo una rapina alla banca dove lavoravano (direttore, cassiere e guardia). Sono tre donne molto diverse, una casalinga super stressata e imbottita di farmaci antistress; un’altra fredda e algida borghese, abituata al lusso e agli agi e la terza, è una ragazzina ribelle, che ama sconvolgere chi le sta attorno. Tre tipi diversi che più diversi non si può.

La locandina

Partono alla ricerca dei mariti, ma in realtà compiono un viaggio per ritrovare loro stesse. Con loro, all’inseguimento dei fuggiaschi in Sud America un simpaticissimo Greg (del duo Lillo e Greg) nel ruolo del detective della polizia.
Le tre donne si ritrovano a Buenos Aires, nella Pampa, fino ad arrivare in Patagonia sul Perito Moreno! Inizialmente si mal sopportano, ma le avversità della terra straniera e le forti emozioni che riescono a provare, le trasformano in tre perfette amiche
Bellissima fotografia; simpatiche le situazioni e i dialoghi: una vera commedia all’italiana (QUI trovate una bella recensione).

Non vi racconto il finale per non rovinarvi la sorpresa: avrei voluto mettervi proprio la scena finale, una bella scena dove il tango fa da sottofondo, ma poi avreste capito tutta la trama…e questo non va bene. ;-)

Allora vi ho scelto la scena in cui la casalinga stressata incontra il tango (e non solo) alla Confiteria Ideal!:-)

Decisamente è da vedere in queste calde sere d’estate! :-D
Un caro saluto
Chiara

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De Amicis a Buenos Aires

Pubblicato da Nonna Papera su Giugno 9, 2008

Edmondo De Amicis, il papà del libro Cuore, fu, fra le altre cose, anche inviato del giornale “La Nazione” di Firenze. Grazie alle conoscenze in campo giornalistico, acquisite in quella occasione, nel 1884, in una sorta di gemellaggio con La Nacion di Buenos Aires, visitò le citta sul Rio de la Plata. Sia a Buenos Aires che a Montevideo tenne conferenze per raccontare degli illustri italiani, fra quelli amati oltre oceano. Nel 1889 pubblica il bellissimo Sull’Oceano, dove racconta la traversata Genova-Buenos Aires fatta in quella occasione.

Il libro racconta il viaggio degli emigranti in cerca dell’America! Le aspettative, i timori, i desideri di chi viaggiava nella classe economica, contrapposti ai pensieri di chi, come lui, viaggiava in prima o seconda classe. QUI  potete leggere il libro o qualche pagina in formato elettronico. Un bellissimo spaccato della relatà dei nostri nonni, di quelli che a Buenos Aires hanno senz’altro contribuito a creare il tango per quello che è.

L’imbarco…
Quando arrivai, verso sera, l’imbarco degli emigranti era già cominciato da un’ora, e il Galileo, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall’edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti.La maggior parte, avendo passato una o due notti all’aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell’asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d’ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra. Delle povere donne che avevano un bambino da ciascuna mano, reggevano i loro grossi fagotti coi denti; delle vecchie contadine in zoccoli, alzando la gonnella per non inciampare nelle traversine del ponte, mostravano le gambe nude e stecchite; molti erano scalzi, e portavan le scarpe appese al collo. Di tratto in tratto passavano tra quella miseria signori vestiti di spolverine eleganti, preti, signore con grandi cappelli piumati, che tenevano in mano o un cagnolino, o una cappelliera, o un fascio di romanzi francesi illustrati, dell’antica edizione Lévy….

La partenza…
…Nella città brillavano già dei lumi. Il piroscafo scivolava pian piano nella mezza oscurità del porto, quasi furtivamente, come se portasse via un carico di carne umana rubata. Io mi spinsi fino a prua, nel più fitto della gente, ch’era tutta rivolta verso terra, a guardar l’anfiteatro di Genova, che s’andava rapidamente illuminando. Pochi parlavano, a bassa voce. Vedevo qua e là, tra il buio, delle donne sedute, coi bambini stretti al petto, con la testa abbandonata fra le mani. Vicino al castello di prua una voce rauca e solitaria gridò in tuono di sarcasmo: – Viva l’Italia! – e alzando gli occhi, vidi un vecchio lungo che mostrava il pugno alla patria. Quando fummo fuori del porto, era notte.
Rattristato da quello spettacolo, tornai a poppa, e discesi nel dormitorio di prima classe, a cercare il mio camerino….

L’arrivo….
“…Quando misi piede a terra, mi voltai a guardare ancora una volta il Galileo, e il cuore mi batté nel dirgli addio, come se fosse un lembo natante del mio paese che m’avesse portato fin là. Esso non era più che un tratto nero sull’orizzonte del fiume smisurato, ma si vedeva ancora la bandiera, che sventolava sotto il primo raggio del sole d’America, come un ultimo saluto dell’Italia che raccomandasse alla nuova madre i suoi figliuoli raminghi.”

Da leggere sotto all’ombrellone…tempo permettendo!!!
Un caro saluto
Chiara

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Il tango, salvagente dell’eros?

Pubblicato da Alberto su Marzo 25, 2008

Un’amica mi ha consigliato questo libro, “L’ intelligenza erotica” di E. Perel, ovvero come riattizzare il fuoco della passione in un rapporto di lunga durata in cui, citando l’autrice, “la sicurezza sentimentale è stata pagata in termini di svalutazione erotica”.
Le ho detto “per come sto adesso o è troppo tardi, sono già separato o è troppo presto, sono da poco fidanzato”  lei ha risposto  “non vederla come l’aspirina da prendere quando ti ammali ma come le vitamine per far si che non succeda”, mi ha convinto, qui è possibile anche ascoltare l’intervista di RadioAlt.

Copertina del libro

L’ho trovato molto interessante e in certi passaggi il parallelo col modo del tango è stato inevitabile in particolare mi è diventata più chiara un cosa che prima percepivo soltanto.
Oltre alle emozioni suscitate dalla musica, nell’abbraccio del tango, nell’improvvisazione del ballo, nel cambiare spesso ballerina per poi ritrovarla dopo una tanda o una milonga, ci sono molte delle caratteristiche proprie dell’eros; l’autrice descrive come paradosso il fatto che in un rapporto cerchiamo stabilità sicurezza prevedibilità e continuità ma che però troviamo “eroticamente stimolante” quelle situazioni in cui ci sia imprevedibilità rischio sorpresa e mistero….
E ancora, siamo oppressi da una marea d’impegni quotidiani e non ”troviamo” il tempo per far l’amore, l’autrice suggerisce che programmare dei momenti in cui ci sia la possibilità di un’incontro erotico è inevitabile, abbandonando l’illusione che l’amore si faccia così “quando viene” si può giocare con l’attesa e il pregustare quello che verrà, come una buona cenetta che ti fa venire l’acquolina in bocca quando sei ancora al supermercato a comprare gli ingredienti….
Anche prima di una serata milonghera, magari un pò speciale, ci preparimo con cura pensando al vestito, le scarpe ecc. ci ingegnamo astutamente per accaparraci il ballerino/a giusto/a nella tanda migliore…. E magari spostiamo anche qualche impegno per non giungere a sera già esausti…..

In questa società le distanze tra le persone sono aumentate, l’intimità è stata riconosciuta come bisogno solo quando è diventato più difficile ottenerla, siamo giunti alla glorificazione della comunicazione verbale. Parlo, dunque sono. Crediamo ingenuamente che la nostra intima essenza possa essere efficacemente comunicata sopratutto con le parole, il linguaggio del corpo è considerato più sincero e profondo e imparare il tango vuol dire prenderne maggiore consapevolezza del proprio e quello del partner di ballo.

E poi il tema delle fantasie erotiche, cito testualmente –“Fino a tempi recenti le fantasie sessuali hanno avuto cattiva fama …//…molti credono che non siano altro che una magra consolazione per una libido frustrata e per la mancanza di occasioni…//…una volta anch’io condividevo questo punto di vista limitato per cui la fantasia era il pane del povero…//…nella mia pratica professionale sono arrivata a considerare le fantasie come preziosa risorsa immaginativa sia coltivata individualmente o insieme alla coppia …//…dandoci un’occasionale via di fuga dal nostro rapporto, serve come potente antidoto alla débâcle della libido all’interno del rapporto. In parole semplici l’amore e la tenerezza sono arricchite dalle spezie dell’immaginazione

In conclusione possiamo dedurre che il tango, con la musica, l’atmosfera, i suoi codici e i suoi riti offra una notevole quantità di queste cosidette “spezie”  ….. da gustare ognuno a casa sua naturalmente….. Sempre che tutto vada come l’abbiamo immaginato !!!

 

Desideri segreti

Mandi, Alberto.

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Tangus in fabula….

Pubblicato da Alberto su Marzo 17, 2008

Il tango si trova nei posti più impensati, questa è una fiaba russa da cui hanno tratto un musical intitolato “MAMA“ datato 1976 realizzato dalla Mosfilm ciclopica ex azienda statale.

Copertina DVD 

Narra le vicende di una comunità di animali che vive nel bosco, mamma Capra ha insegnato ai suoi capretti una canzoncina, un valzer, quando torna a casa la canta per farsi riconoscere e farsi aprire la porta.
Il lupo cattivo aiutato dai suoi compari, un asino, una lince, e un’altra bestia che non ho riconosciuto, si traveste da mamma, imitando la voce canta la canzoncina e riesce a farsi aprire dai capretti, ne rapisce quattro su cinque e lascia un biglietto, l’incontro è fissato per le 17.00 al laghetto ghiacciato, lei porta un sacchetto coi soldi lui porta il sacco coi capretti.

Quando la vera mamma torna a casa trova l’unico scampato che le racconta l’accaduto, lei fa leggere il biglietto agli altri capi famiglia e insieme organizzano la trappola.
Cosi già verso le tre cominciano a scavare un buco nel ghiaccio ma siccome i compari del lupo spiano da dietro i cespugli, per confonderli gli scoiattoli rossi organizzano un balletto.
Al cinque in punto la mamma fronteggia il lupo e…… scatta il tango sui pattini!
Lui vuole i soldi e ripete in continuazione “dienghi dienghi” (soldi soldi) lei temporeggia e con una voce mielosa risponde “un momento pazienza”, cercando di farlo cadere nel buco, lui la incalza “non ti stanno a cuore i capretti ?” e lei sempre con voce seduttiva cerca di confonderlo, alla fine lui vede solo la borsa dei denari e per prenderla al volo casca nella trappola.
Il lupo non sà nuotare e deve scegliere o liberare i capretti oppure annegare, dopo un pò che annaspa umiliato e sbeffeggiato si arrende e i suoi compari che assistono alla scena si pentono chiedono scusa e liberano i capretti…… e vissero tutti felici e contenti.

Certo, quasi tutti, il lupo e compari non tanto, ma del resto nelle fiabe il lupo è notoriamente un cattivo e quindi è giusto che non sia felice.

Per essere passati più di trent’anni il musical non è perniente male, all’epoca ebbe un grandissimo successo, migliaia di ragazze si innamorarono…… del lupo ovviamente!  

Mandi
Alberto

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Tanghetto nuevo

Pubblicato da Nonna Papera su Marzo 9, 2008

Il primo di questo mese di marzo, la formazione dei Tanghetto, ha presentato un nuovo CD: El miedo a la Libertad.

Il nuovo cd dei tanghetto

Il titolo dell’album riprende il titolo di un noto successo mondiale di Erich Fromm, libro da noi uscito col titolo “Fuga dalla libertà“: così dice lo psicologo “L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura“. Così dicono i Tanghetto: “…tutti noi abbiamo paura di prendere il potere di scelta nelle nostre mani, e lasciamo agli altri il filo delle nostre esistenze. Così facendo nella nostra vita quotidiana ci limitiamo a scegliere fra le poche opzioni che ci lasciano. Non sceglieamo realmente chi ci governa, non scegliamo cosa mangiare o bere, nè che libri leggere nè che musica ascoltare. Queste decisioni di solito sono in altre mani. Questa nostra paura di scegliere ci ha portati ai governi totalitari…che ben conosciamo…

Il fondatore Max Masri, uno degli ultimi allievi del compositore Virgilio Expósito, impegnato nella composizione e nel tocco dei sintetizzatori, è stato come sempre affiancato da Diego S. Velázquez (chitarra) storico componente; ma ci sono  anche Federico Vázquez (bandoneón), Antonio Boyadjian (piano), Chao Xu (violoncello e strumenti etnici a corda) e Daniel Corrado (batteria). Per l’occasione sono stati ospitati anche grandi nomi: il chitarrista Esteban Morgado, Quique Condomí (violino), Gaspar Montecassino (tromba) e Jorge Tibaud (cantrabbasso).

Le sonorità sono inconfondibili: senti un pezzo e sai che sono i Tanghetto! Sulla scia del penultimo CD, anche in questo hanno inserito alcune cover di brani rock e jazz, rielaborati con le sonorità del bandoneon. In questo senso posso segnalare Englishman In New York di Sting, Sweet Dreams di Annie Lennox (Eurhythmics) e la mitica Cantaloupe Island di Herbie Hancock. Adorabili veramente, probabilmente perchè sono divini anche gli originali!

Foto by Gonzalo Ettlin

Per presentare il nuovo lavoro saranno in Tour Europeo in maggio, con due sicure date italiane: il 24 a Carrara e il 29 a Torino. Però sono possibili altre date non ancora comunicate. Nel loro SITO troverete maggiori informazioni sul gruppo, sul tour e su come acquistare il nuovo CD. QUI, potete ascoltare altri assaggi del lavoro. E se qualcuno è interessato a proporre una tappa per il tour può contattare l’organizzazione.

Un caro saluto
Chiara

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Con la scusa del tango …..in Friulano

Pubblicato da Alberto su Febbraio 18, 2008

Il tiotolo dell’albun è “Stemane Ulive” il brano che vi propongo è “Banja Luka” l’autore Loris Vescovo

coperina

Cantautore friulano di grande talento ha prodotto questo lavoro con abilità, cucendo insieme testi e musiche inedite da lui composte con la poesia di Pasolini e Biagio Marin, con melodie di canzoni popolari trapuntate da splendidi assoli di sax e tromba su ritmi scanditi da tabla, tamburica, udu, dove fanno capolino il sitar, l’harmonium e l’accordion in un’atmosfera maliconica a volte jazz a volte più classicamente folk.

Banja Luka

Banja Luka di agns 41
un capitan cul so acent – Feltre o Belun –
un alfabet latin cuintri chel cirilic – stramp –
un dux parsore e parsot i soi sotans

Banja Luka di anni 41
un capitano con il suo accento di – Feltre o Belluno -
un’ alfabeto latino contro quello cirillico – strambo –
un dux sopra e sotto i suoi sudditi

E split e kliuc e vie indenat cul brum
o lassin tiaris di ulifs e di Refosc
27 o 28 vagons van vie pal bosc

E split e kliuc e avanti colla caretta
lasciamo terre di ulivi e di Refosco
27 o 28 vagoni avanzano nel bosco

Banja Luka 1941
fers fur di un borc cantesemats come beton
un cechin sul tor ten fer le rie di puars talians
un dux parsore e parsot i soi sotans

Banja Luka 1941
bloccati fuori da un borgo induriti come cemento
solo un cecchino sul campanile a fermare una fila di poveri italiani
un dux sopra e sotto i suoi sudditi

E split e kliuc e vie indenat cul brum
vin lassat tiaris di ulifs e di Refosc
par cuatri metros di nef su a Smrekov Gozd

E split e kliuc e avanti colla caretta
lasciamo terre di ulivi e di Refosco
per quattro metri di neve su a Smrekov Gozd

Banja Luka pincarel 41
sot des mitrais i troncs di len van in seum
sot de divise i miei 20 ains stan strents adun
metro di vuere che si disfin in marum

Banja Luka paracarro 41
sotto le mitraglie i tronchi di legno diventano segatura
sotto la divisa i miei vent’anni stanno stretti tutti assieme
metri di guerra che si sciolgono in amarezza

 E split e kliuc e vie indenat cul brum
O tornin a tiaris di ulifs e di Refosc
Cul dul des maglis rosis sul vert a fin avost
Banja Luka 1991

E split e kliuc e avanti colla caretta
Torniamo a terre di ulivi e di Refosco
Con la pena delle macchie rosse sul verde a fine agosto

Cercis Quartet e Loris Vescovo in concerto

Certo non è un album di tango argentino, anzi a dire il vero il pezzo che vi prorpongo è soltanto “tangheggiante” e poco ballabile, nulla di più d’un pretesto per parlarvi di un’autore della mia terra che scrive e canta in quella lingua che è servita a tenere vivo il ricordo delle tradizioni d’origine, di quei tanti friulani emigrati in Argentina.

Chissà se qualche appasionato di tango oltre oceano ricorderà di averla sentita parlare da bambino… 

Ma è anche un pretesto per parlarvi di poesia, quella di Pasolini con “Al mal dal sabida“   titolo originale “Mi contenti”  che facilmente mi fa pensare come anche alla milonga non ci sia bisogno poi di molto se non della gente e di un’atmosfera gioiosa….

Mi contenti

Ta la sera ruda di Sàbida
mi contenti di jodi la int
fôr di ciasa ch’a rit ta l’aria.

Encia il me côr al è di aria
e tai me vuj a rit la int
e tai me ris a è lus di Sàbida.

Zòvin, i mi contenti dal Sàbida,
puòr, i mi contenti da la int,
vif, i mi contenti da l’aria.

I soj usât al mal dal Sàbida.

[Mi accontento - Nella nuda sera del Sabato / mi accontento di guardare la gente / che ride fuori di casa nell'aria. // Anche il mio cuore è di aria / e nei miei occhi ride la gente / e nei miei ricci è la luce del Sabato. // Giovane, mi accontento del Sabato, / povero, mi accontento della gente, / vivo, mi accontento dell'aria. // Sono abituato al male del Sabato.]

E anche ad un’altra poesia ” Te vogio ben” di Biagio Marin, anche questa musicata da L. Vescovo.

Ho acquistato tempo fa una raccolta delle opere di Marin e sono rimasto affascinato dai vividi paesaggi marini che descrive nel suo dialetto gradese e di come sussurra al cuore, parlando con medesima leggera semplicità dell’amore per il  vivere e dell’ amore nella morte.

Mandi Furlans

Alberto

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Il tango divide? Il tango unisce?

Pubblicato da Alberto su Febbraio 10, 2008

La risposta richiederebbe pagine e pagine date le mille sfaccettature ma .…. 

Succede che LUI si appassiona e entra in crisi d’astinenza se non si reca alla milonga regolarmente, a LEI  invece piace …. si …… balla …. ma non è che ci sia quel grande interesse……..(quando va bene).
Spesso il fine settimana è l’unico momento in cui si è liberi entrambi e capita che lei faccia un progetto che va a scontrarsi con il tango dell’altro… insomma quando in una coppia il tango diventa l’amante solo di uno dei due cosa fare?
Ovvio basta usare il buon senso e venirsi incontro!

Solo che è più facile a dirsi che a farsi e di solito intervengono un numero considerevole di piccole variabili così la scelta cade più spesso da un parte che dall’altra, e allora nascono malumori, gelosie, discussioni, litigi rinfacciamenti, e può succedere di sentirsi dire “o me o il tango!”

vigneta

A questo punto è già un pò tardi per correre ai ripari ma in aiuto potrebbe venire un libro che mi è capitato di leggere qualche tempo fa.
Secondo l’autore ognuno di noi dispone di un “serbatoio d’amore” che in un rapporto “ottimale” viene costantemente riempito dai gesti, i comportamenti e le parole che il partner ci rivolge per comunicarci appunto il suo amore.
Nei tanti momenti in cui noi dobbiamo fare una rinuncia o un azione che ci costa fatica lo facciamo anche per “amore di lui/lei” attingendo da quel serbatoio.
Ne risulta che se non viene costantemente riempito quando rimane vuoto troppo a lungo il rapporto entra in seria crisi, ci si lascia o si cerca qualcun’altro che lo riempia.
Un problema ulteriore è che spesso le persone parlano linguaggi d’amore differenti, succede così che facciamo un qualcosa credendo di dimostrare amore ma che in realtà dal nostro partner non viene percepito come gesto d’amore e non riempie il serbatoio.
Nascono le famose frasi :

“Dopo tutto quello che ho fatto per te!!!! “
“ Tu ????!!! Dopo quello che IO ho fatto per te!!!” ecc…

Il libro s’intitola “ I cinque linguaggi dell’amore “ di Gary Chapman, scritto con la tipica semplice logica americana del manuale; offre numerosi spunti per affinare quel tipo di comunicazione che a lezione di tango non si studia ma non è detto che non sia necessaria per ballare serenamente alla milonga.

Mandi
Alberto

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Il ballo dell’essere

Pubblicato da Alberto su Gennaio 27, 2008

Salve a tutti vorrei presentarvi un libro, l’autore si chiama Serge Wilfart e il titolo è “Il canto dell’ essere”.

L’autore è stato un cantante lirico che nel suo percorso di ricerca si è scontrato con le rigidità dei dogmi di quel ambiente, nel tentativo di andare oltre non solo ha creato un metodo per sviluppare la voce nel canto sia classico che moderno, ma attraverso una lunga pratica “sul campo” ha affinato una serie di esercizi che hanno lo scopo di ritrovare l’armonia tra la voce il corpo e lo spirito.

Riassumendo solo uno dei concetti fondamentali, Serge suggerisce che ognuno di noi alla nascita è libero e istintivo, (vi siete mai chiesti come un neonato così piccino piangendo riesca a produrre tanto volume?) nel percorso che lo porterà a essere un persona adulta riceve i condizionamenti imposti dall’educazione familiare e sociale, tenderà a uniformarsi agli stereotipi che lo circondano e subirà le conseguenze emotive dei traumi e delle disgrazie che umanamente capitano più o meno a ognuno di noi.
Questo processo creerà dei blocchi e delle tensioni, che si posso evidenziare nella relazione dell’individuo con il respiro e la voce. In questo libro l’autore illustra il percorso di alcuni allievi e di come sia possibile ristabilire un armonia tra mente e corpo attraverso alcuni esercizi vocali e come il superamento dei blocchi porti un cambiamento nella vita di queste persone sia nel rapporto con se stessi che con gli altri.
In pratica migliora la qualità della comunicazione, si acquista fiducia in se stessi, e si diventa più consapevoli e sensibili alla qualità delle relazioni, fino al punto (in certi casi) di non proseguire delle amicizie che appariranno all’improvviso “sterili o superficiali”.

foto autore

Ho vissuto questa esperienza due volte, la prima frequentando per tre anni una serie di corsi di canto tenuti da una professoressa laureata all’accademia di Mosca.
La seconda con il tango argentino.
Mi sono accorto che da quando lo ballo, da quando mi esercito nell’ascolto della ballerina è migliorato “l’ascolto” anche con le altre persone, sono più sensibile ai loro atteggiamenti, mi accorgo di particolari che prima non notavo e non mi riferisco solo alle scarpe ma in generale al modo di porsi, di gesticolare e di muoversi, nel bene e nel male perche quando devo intrattenere una conversazione con una persona antipatica certe cose mi danno più fastidio.

E’ successo anche a voi ?
Naturalmente nel libro c’è molto di più e l’argomento è assai complesso, anche se a un occhio cinico non sfuggirà il fatto che sia un meraviglioso spot per i suoi seminari, tuttavia vale la pena leggerlo per aprire una finestra su un mondo che può rivelarsi insospettabile.
In fondo può essere visto come partecipare a uno stage con un famoso tanghero/a: quando esci magari non hai imparato chissà che cosa, però hai allargato l’orizzonte.
Mandi
Alberto

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La criolla Nelly Omar

Pubblicato da Nonna Papera su Dicembre 29, 2007

L’ottimo Gino ci segnala che sul Clarin del 27 dicembre è uscita una intervista a Nilda Elvira Vattuone, in arte Nelly Omar, una delle più grandi cantanti di tango e folklore, nata a Guaminí nel lonano 1911, soprannominata “Gardel con polleras“. La signora, alla sua veneranda età ha pubblicato un nuovo disco, La Criolla, e in occasione della presentazione ha rilasciato una simpatica intervista.

Questo lavoro in realtà è stato registrato nel 2004, ma il suo produttore Gustavo Santaolalla, (quello dei Bajofondo?) ha aspettato un pò per pubblicarlo. Registrarono il disco ma poi non se ne fece più nulla. L’anno successivo, in occasione della pubblicazione del libro di Santaolalla Café de los Maestros,  il produttore usò il brano Viejo Jardin (il primo del disco di Nelly) nel Cd allegato al libro, senza però nominare Nelly da nessuna parte. La Nostra battagliera si arrabbiò molto e probabilmente “per farsi perdonare” il produttore decise di pubblicarle il disco, seppur con qualche anno di ritardo!

In occasione della pubbliczione, i due si sono presentati in un tradizionale Hotel del quartiere Recoleta, insieme a Gustavo Mozzi, musicista e coproduttore, in un ricevimento informale e molto rilassato.
Hanno presentato il disco, una raccolta di dodici brani folkloristici, tutti selezionati dalla stessa Nelly: si va dalla milonga al vals criollo, dalla cancion pampeiana alla Zamba. QUI potete ascoltare un assaggino dei dodici brani del disco.

Il ricevimento è poi proseguito con una sentita intervista alla cantante che nonostante i 96 anni, ha ancora una acutezza e una memoria di ferro e dunque funziona come un ottimo “archivio” di fatti, volti e avvenimenti legati al mondo del tango.
Le hanno chiesto come si era trovata a registare brani che non cantava da tanto tempo e magari un pò fuori moda; ha risposto con una frase del nostro Arturo Toscanini: “La musica che non raggiunge l’anima non è musica” dunque non importa la moda, ma ciò che la musica comunica al cuore.

Bellissimi i suoi ricordi legati al tango, ad esempio a Solamente ella che le compose Manzi con Demare e che mai registrò (forse questo rimpianto glielo rende più caro) e che oggi è un cavallo di battaglia del grande Ariel Ardit. Ma anche lei parla del suo cavallo di battaglia, Desde el alma e del suo incontro con Pugliese circa questo vals.

Poi l’intervista prosegue e Nelly ci racconta come trascorre la sua giornata, ci dice che fa ginnastica per mantenersi in forma, ascolta musica classica, canta accompagnandosi con la chitarra …
Quali sono i suoi progetti per il futuro? Registrare un nuovo disco, però di tanghi, indipendentemente dal fatto di trovare o meno un produttore. Se non lo troverà lo farà lei stessa!

Per chi volesse leggere l’intervista di Nelly e anche quella a Santaolalla nell’articolo, QUI il link alla pagina del Clarin.

Questo è un bell’esempio per tutti noi, su come si può vivere a lungo realizzando i nostri sogni!

Grazie Gino ;-)
Un caro saluto
Chiara

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Ancora un tango

Pubblicato da Nonna Papera su Dicembre 28, 2007

Il mio primo giorno di vacanza l’ho passato per metà nel letto a leggere un libro, comprato come sempre per via del titolo: Ancora un tango della genovese Fulvia Bardelli. Mentre leggi la recensione, puoi ascoltare Mi Buenos Aires querido cantato da Marga Fontana (QUI)

Se il libro Amore Tango mi era sembrato un romanzo della serie Harmony, questo è della serie Harmony Passion :-)
La trama è piuttosto semplice: Letizia Traverso è nata a Buenos Aires e vive nella capitale con i genitori e due fratelli, tutti immigrati italiani che sognano di tornare in patria; tutti tranne lei. Il romanzo è ambientato a metà degli anni quaranta, durante il trionfo di Evita, che ovviamente è una beniamina della ragazza. E Letizia sogna di diventare come lei, di riscattarsi dalla sua miseria e diventare famosa. Grazie alla bellissima voce, perfetta per interpretare i tanghi più struggenti, e al suo splendido e florido aspetto, viene contattata, sedotta, irretita da un losco individuo, lo Zingaro, gestore di un locale-bordello dove la fa esibire di nascosto dai genitori e, approfittando della sua inesperienza le fa conoscere i piaceri della passione, a volte dolce e a volte violenta. E lei cade nella rete.

Letizia abbagliata dal successo, dalle novità “amorose”, si lascia abbindolare e decide di partire con lo Zingaro per una lunga tournè, lasciando la famiglia e il giovane innamoratino Esteban, tutto “acqua e sapone” , ma tipo interessante pure lui! ;-)
La seconda parte del romanzo fa un salto temporale di sette o otto anni e ci fa ritrovare una Letizia ancora carina, ma consumata dalle disillusioni, dal fumo e dall’alcol. Lo Zingaro l’ha sfruttata in ogni senso, anche come merce di scambio per pagare i suoi debiti di gioco. La giovane italiana con la testa piena di sogni non c’è più e ci sono solo rimpianti e amarezze.
Un manager di teatro, Videla, contattato per una serie di serate, intuisce le potenzialità della voce di Letizia e apprezza il calore che quella voce, segnata dalle dolorose esperienze, può regalare a chi ascolta cantare il tango; così l’aiuta a rientrare a BsAs. Lì dopo gli ultimi episodi di dolore e sfruttamento, ….. beh! non vi racconto come va a finire la cosa, ma ovviamente il finale è il più roseo che possiate immaginare!

Insomma un libro in cui il tango fa da sottofondo musicale e la magia di BsAs è lo sfondo di una storia di passione struggente. Vi riporto un pezzetto di racconto, quello dell’audizione di Letizia, quella che la riporterà alla sua BsAs.

“Videla li condusse in sala. Sul palco era già pronto il bandoneonista che lanciò a Letizia uno sguardo carico di comprensione. <<Signorina Paloma [nome d'arte di Letizia], vi ripeto il mio invito>>, le sussurrò Videla con gentilezza. <<Cantate quello che amate di più e non preoccupatevi di nulla: ho già pensato io a tutto.>> Lei gli rivolse un sorriso riconoscente e salì tremante la scala ai bordi del palco. <<Allora signorina? Cosa devo suonare?>> Letizia rispose d’istinto: <<Mi Buenos Aires querido, per favore>>. Le prime note riempirono la sala deserta e Letizia, pur dolorante ed emozionata, iniziò a cantare a occhi chiusi e a ogni verso ripensava alla sua casa, alla calda luce dei tramonti sul mare, agli odori della sua città perduta per sempre. Senza rendersene conto le lacrime cominciarono a scorrerle sul viso e le parve persino di scorgere il volto di Esteban che guardandola le sorrideva e le sussurrava: <<Torna da me…torna da me>>.

Il pezzo terminò e ci fu un lungo silenzio. Letizia riaprì gli occhi: la luce di un potente riflettore le impediva di capire cosa stesse accadendo in platea. manuel le sfiorò una mano: << Io l’avevo detto a Don Videla. Voi il tango lo avete nel sangue, Non ho mai sentito tanto dolore e tanta passione nella voce di una donna>>, poi, abbassando la voce per farsi udire solo da lei, <<fate un favore a me e a voi, tornate in Argentina. E tornateci da sola……>>.”

Il personaggio che mi è piaciuto di più è Astor, detto il Triste, il bandoneonista del primo locale, La rosa scarlatta, un personaggio ben caratterizzato, sempre pronto per un consiglio, carico di pazienza ed esperienza; un vero amico per Letizia.
Nel complesso ho trovato il libro rilassante e adatto per la mia mezza giornata di vacanza. Carino per chi ama il genere.

Fulvia Bardelli - Ancora un tango – Sperling Paperback

Un caro saluto
Chiara

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Rafael Flores – “Tango senza fine-Carlos Gardel”

Pubblicato da doribaby su Dicembre 20, 2007

 Hacemos tango, lo buscamos, lo seguimos porque ya no imaginamos la vida sin tango…(R.Flores)

Dal ventre di mia madre / venni al mondo per cantare… (Martin Fierro)

Venerdi’ 14 dicembre Rafael Flores Montenegro ha presentato al Tangoy, a Milano, il suo ultimo libro”Tango senza fine-Carlos Gardel”.

libro

Flores è un uomo dagli occhi neri e penetranti , un viso scolpito, dai colori “latini”. Vive a Madrid dal 1979 ( la vita non è sempre stata tenera con lui) ed è uno dei piu’ grandi cultori e studiosi di tango come fenomeno non solo musicale ma , soprattutto, culturale.

flores

Come nasce “Tango senza fine”? In realtà gli era stato richiesto un articolo su Gardel, tempo un mese.

Flores si è preso otto mesi…e ne ha fatto un libro.Questo libro è stato pubblicato in Spagna, in Germania, in Inghilterra, ora, tradotto da Monica Fumagalli, in Italia.

E’ palese la grande “simpatia” del nostro per Gardel, da come ne parla, da come lo presenta…” Il fatto è-scrive- che Gardel è ancora qui, inesorabile. Vive di vita propria e in ognuno di noi che, decenni dopo la sua morte, continuiamo ad essere suoi ammiratori, in qualsiasi paese del mondo.”

Carlos Gardel è una figura carismatica e mitica per gli argentini, come altre, ma, al contrario di altre, non vi è mai stato nei suoi confronti nessun tentativo di revisione.Oggi è vivo più che mai: è risaputo che, nel cimitero La Chacarita, tra le dita di bronzo della statua che lo rappresenta, non manca mai una sigaretta accesa…

Nella stesura del libro Rafael si è preoccupato della parte storica, ma anche della leggenda, che è ciò che gli Argentini amano maggiormente e vogliono sentirsi raccontare: dunque, nel libro, la verità storica e la leggenda si mescolano in continuazione.

Si racconta di un Gardel figlio di stiratrice, cresciuto nel quartiere dell’Abasto, ma anche di una grande influenza esercitata su di lui da cantanti d’opera internazionali, ai quali, ragazzo, consegnava le camicie stirate dalla madre.

Vagabondo per indole, si narra che la sua” fedina penale” non fosse perfetta, e pare che giovanissimo, fosse spesso ricercato, dalla madre e dalle forze dell’ordine, per i suoi allontanamenti da casa. Fin da piccolo mostrò di possedere una voce stupenda e, quasi per gioco, intonava frammenti di aria d’opera alla Caruso o alla Titta Ruffo. E per tutta la vita continuò ad imparare, a studiare canto, e a comporre, senza neppur conoscere la musica. Nel 1912 Carlos registra le prime canzoni, accompagnandosi con la chitarra, ma è nel 1917 che canta, al teatro Empire di Buenos Aires, il suo primo tango-canzone: Mi noche triste.

Scritto da Pascual Contursi su musica del tango Lita ( Samuel Castrista). “Fu un abbandono arrabalero a suggerire a Contursi i versi del tango che divenne il modello del tango-canzone” scrive Flores.

Nello stesso anno , Gardel era stato protagonista del film muto “Flor de durazno”, a quel tempo pesava ben 120 chili…si muoveva con gesti goffi ed inesperti. Successivamente ritenne indispensabile calar di peso e scese sotto i cento, per incarnare ed interpretare quel ruolo a lui così congeniale. D’altra parte “non fu un recordman, ma un godereccio…allo stesso modo, Carlos Gardel è un sorriso, il primo sorriso tra tanti ritratti austeri che in Argentina popolano le gallerie degli uomini illustri..”

E poi tutto un crescendo…

E’ sempre piu’ amato ed è il simbolo del riscatto degli immigrati. Anche perchè canta l’abbandono, l’amore, le storie “di tutti i giorni” e…utilizza il linguaggio della gente comune. “I produttori radiofonici e discografici proposero a Gardel di cantare dei tanghi in francese, in inglese e in italiano….dopo qualche difficoltoso tentativo, si rifiuto’ irrevocabilmente..” “Come posso cantare parole che non comprendo….?..C’è qualcosa dentro di me che vibra al suono di parole che mi sono famigliari…parole che ho imparato nella mia infanzia. Impossibili da tradurre..la mia lingua..è il porteño…”

Vive da star, si comporta come una star: viaggia in aereo, si sposta da un capo all’altro del mondo, viene acclamato ovunque. E il Flores affabulatore ci accompagna a fianco di questo grande, ci parla delle sue passioni, della sua voce, del suo destino, delle storie e delle leggende. Il libro è completato da un cd di 25 tanghi, i cui testi sono tradotti, appunto, dall’ottima Monica Maria Fumagalli. Il CD è stato preparato con dischi originali in vinile a 78 giri, forniti da Hamlet Peluso. Si tratta di registrazioni tra il 1927 e il 1935, anno della morte di Carlito.

RAFAEL FLORES MONTENEGRO: TANGO SENZA FINE-Carlos Gardel -Edizioni Viennepierre

Buona lettura!!
Dori

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Niente del tango

Pubblicato da Nonna Papera su Dicembre 18, 2007

L’ultimo libro che ho letto per il solito futile motivo (contiene la parola tango nel titolo), è stato scritto dal toscano Paolo Brunelli, ospite qualche anno fa dell’associazione Medialuna per la serie di incontri con l’autore al Teatro Verdi. Il libro si intitola Niente del tango.

La colonna sonora del libro si divide fra i tanghi di Julian Plaza, a cui l’autore dedica il libro e il rock dei Bersuit Vergarabat; tutto quello che il protagonista balla e ascolta sempre. Fra tutti i brani nominati, fra i tanghi scelgo Danzarin (QUI nella versione di Troilo), uno dei miei preferiti. Trovo sia un tango tango: accelerazioni, pause, momenti strazianti alternati a fughe disperate. Tutte le possibilità in un solo brano! Un capolavoro per veri intenditori ;-)
Fra i brani dei Bersuit Vergarabat, un gruppo di gran moda soprattutto negli anni novanta, sgelgo Soledad (QUI): un brano che, perchè no, si potrebbe ballare anche a tango!

La trama del libro è molto veloce da raccontare: Paolito Palermo è un entrañable gardelito, cioè un fenomeno che, partendo dal nulla, si è fatto da solo. Da umile cameriere diventa grande ballerino di tango, osannato e fotografato su ogni giornale di BsAs, adorato da tantissimi fan, amato dalle donne, rispettato dagli impresari. Poi improvvisamente un giorno un aneurisma lo porta a due passi dalla morte. Deve abbandonare il tango e pian piano tutti si dimenticano di lui, persino la vita. Perennemente chiuso in casa o ubriaco, aspetta l’occasione per tornare a vivere. Incontrerà l’anima gemella, la nuova occasione, per caso, una sera, una delle tante in cui, ubriaco, si aggira davanti al Tulipás Danzarin Club l’ex locale dove ballava.

Dice del libro il suo autore: “Volevo scrivere un romanzo che prendendo spunto e pretesto dai motivi e dagli stereotipi del Tango parlasse di luce, di buio, di uomini, di donne e di Vita. Il Niente Assoluto, carico di chiavi di lettura e significati espliciti e riposti l’avrebbe fatta da padrone. Confesso che non avevo alcuna intenzione di essere breve, delicato e contare le gocce. No, tutt’altro.I personaggi sarebbero stati traboccanti, esagerati, persino grotteschi. Le parole, i modi, le descrizioni e i dettagli non avrebbero lasciato spazio ad equivoci. Supporre non sarebbe stato necessario”.

E diciamo che c’è riuscito! I sentimenti, le emozioni, i pensieri, i movimenti, tutto dei personaggi è descritto con fiumi di parole, con dovizia di particolari, con abbandanza barocca di aggettivi, avverbi, filosofia…

Mi è piaciuto leggerlo, anche se ogni tanto l’ho trovato un pò “logorroico” e infinito…ma forse questa era proprio l’idea dell’autore: tramite le parole rendere una vaga idea del dramma di Paolito: il tempo che non passa mai, i pensieri che ti invadono la mente quando la tua vita cambia completamente, quando non sai distinguere se i tuoi, sono sogni o ricordi; quando non sai se ciò che vedi è frutto della fantasia e della birra o anche gli altri vedono e sentono come te…
E in tutta questa disperazione cosa resta del tango? Niente del tango, gli ordina il dottore dopo l’aneurisma. Già! Ma cos’è il tango per Paolito? “Ogni tango è un’improvvisazione con dietro un progetto, è un percorso di curiosità e d’incontro che si realizza e svanisce nello stesso…trapasso“.

Se volete leggere qualche brano tratto dal libro, o altre recensioni, o acquistare il libro stesso, trovate maggiori info QUI, nel sito dell’autore.

Paolo Brunelli – Niente del tango – Edizioni Clandestine

Un caro saluto
Chiara

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Galliano a Roma: toccata e fuga!

Pubblicato da Nonna Papera su Dicembre 13, 2007

Ieri pomeriggio abbiamo sfidato la sorte. Nonostante i blocchi stradali, la poca benzina in serbatoio, una pioggia torrenziale, siamo partiti verso Roma per andare a sentire Richard Galliano in concerto. Avevamo due bei biglietti per la terza fila in platea e non vedevamo l’ora di goderci questo evento. Sorvolerò un pò sul viaggio: blocchi di camion a Rimini, a Cesena, a Orte; la neve sul passo di Verghereto, dove immancabilmente ci hanno deviato dalla E45; coda al benzinaio. Siamo arrivati “solo” con mezz’ora di ritardo! Il concerto era già iniziato e ci hanno fatto entrare, ma in galleria. Pazienza!

Era la prima volta che entravo nella sala Santa Cecilia dell’Auditorium. Un capolavoro di architettura. Un’atmosfera da “mille e una notte” per via dei pannelli di legno di ciliegio che sembrano fluttuare sul palco come tanti tappeti volanti…

Galliano è sul palco; lo accompagnano in tre: violino, contrabbasso e percussioni. Hanno appena finito di suonare un brano dai sapori brasiliani, in cui il violinista ogni tanto acennava le note di tanti auguri con fare complice (Luz negra QUI), e Galliano prende la parola al microfono; dice che il brano era dedicato ai fisarmonicisti Brasiliani, che ce ne sono tanti, come in tutto il mondo, e che tutti suonano la fisarmonica italiana!
Poi prende in mano uno strano oggetto: dice che si chiama “concertina“, ma non è la classica che conoscevo. Questa si suona con la bocca, ed è un incrocio fra un’armonica e una fisarmonica. Forse ho capito male il nome. Comunque resta in scena con il contrabbassista, Philippe Aerts di Bruxelles e ci regalano un splendido brano che, dice, descrive Parigi. E l’atmosfera parigna c’è. Il bassista fa un assolo che sarebbe piaciuto assai all’amico Franco Finocchiaro! Poi è la volta dei venezuelani, il violinista Alexis Cardenas e il percussionista Rafael Mejias. Musica ritmata; due assoli, due geni. Dico solo questo.

Ancora qualche brano dal sapore Jazz e poi arriva il momento di un grandioso Libertango (QUI); quel suo modo di far vibrare la fisarmonica è incredibile …e il finale in pianissimo! Mmmm!  Riesco a fatica a tenere Gio seduto. Quindi un vals musette, contaminato con le note di El choclo. Per concludere una versione da lacrime di Gnossienne numero 3. Sarà perchè adoro Satie, sarà perchè ha fatto un finale da brivido, lasciando che la fisarmonica respirasse in silenzio, ma mi è venuta la pelle d’oca (da papera) alta tre centimetri. Voglio far sentire il capolavoro anche a voi, soprattutto il finale (QUI).

Applausi, applausi, saluti, e son iniziati i bis. Ovviamente prima gli abbiamo cantato “tanti auguri a te” visto che era il suo compleanno. Ci ha ringraziato con due pezzi di Piazzolla: Oblivion e Esqualo (QUI). Se sul primo son riuscita a trattenere Gio, sul secondo non c’è stato nulla da fare. Aprofittando della posizione defilata in galleria, ce lo siamo ballato con gusto! Almeno arrivare tardi è servito a qualcosa…in terza fila non l’avremmo potuto fare!  ;-)

Ancora applausi, grida, richiesta di uscita e generosamente Galliano è uscito a concederci altri due bis. Un tango composto da lui, e una rivisitazione di quella che mi è sembrato un omaggio all’Italia con le note di ”Buonasera signorina” di Buscaglione. Ancora applausi e saluti, ma nulla più!

Appagati e contenti, abbiamo aprofittato della vicinanza di una milonga che ci hanno segnalato gli amici di Malen@, e ci abbiamo fatto un giro. Visto che avevamo anche parecchia fame, siamo andati alla milonga della Luna, nel vicinissimo Giardino del tango. Ambiente accogliente, bella pista (non è vero che la striscia in mezzo da fastidio!). Sulla musica avrei da qualcosa da dire, ma andava benissimo da ascoltare mentre mangiavamo la pizza! Qualche tango siamo riusciti anche a ballarlo!

Un giro sul Ponte Milvio (senza lasciare lucchetti però!) e all’una siamo ripartiti, alternandoci alla guida. Il rientro è stato un soffio, anche perchè ci accompagnavano le note di uno strepitoso Galliano.

Un caro saluto
Chiara

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Tango

Pubblicato da Nonna Papera su Dicembre 12, 2007

In questo weekend in Veneto, mi sono portata dietro solo un piccolo libretto, adatto a una lettra saltuaria e poco impegnativa. Ero pur sempre in vacanza!!! Ho preso con me Tango di Carlo Rossella, il noto giornalista e direttore di Tg, quotidiani e riviste.

La copertina

Mi incuriosiva molto sapere cosa avesse a che fare Rossella con il tango, e ho scoperto, leggendo la premessa, che negli anni 80, all’epoca della guerra delle Malvinas-Falkland, l’autore alloggiò all’hotel Claridge in calle Tucuman, per mesi, in Buenos Aires. La censura militare bloccava i giornalisti lontano dalla scena di guerra e il loro lavoro consisteva nell’attesa che qualche notizia filtrasse dai beneinformati (spesso pilotati dall’Estado Major conjunto) o che qualcuno emettesse un comuncato stampa. E così le giornate del Nostro, trascorrevano tra letture, opere al Colon, giri dai vecchi antiquari di San Telmo chiacchiere al Caño 14 o al Viejo Almacen, in compagnia dei colleghi sadamericani …

Antiquario di San Telmo

I racconti di cui è composto il libro, poi sono stati scritti tempo dopo, fra la campagna di Saint-Tropez e le isole greche di Patmos. “Guardavo il mare e pensavo a Baires. A Borges. Lo vedevo camminare nella casa buia, aggrappandosi alle pareti come un ragno. Passo dopo passo sedersi accanto a un enorme gatto bianco. Lo vedevo prendere il bastone da passeggio. Appoggiare il viso pallido sul pomello di legno grezzo e fissare coi suoi occhi spenti un vuoto che non poteva scrutare. Mentre cercavo la trama di una storia sentivo le sue parole: <<Immaginare un racconto è come intravedere un’isola. Vedi le due punte. Il principio e la fine. Quel che succede fra questi due estremi devi inventarlo, scoprirlo. Il racconto è un breve sogno. Una corta allucinazione>>”.

Jorge Luis Borgues

Ovviamente Rossella è stato fedele a questa descrizione, regalandoci tanti piccoli racconti, sogni, allucinazioni. Più che descrizioni sono quadri: ci guidano ad immaginare una scena, una situazione, ma le parole mai si sostituiscono alla nostra fantasia, lasciandoci lo spazio per creare, per vedere il nostro racconto, dietro al racconto.
Questo avviene quando ci parla del protettore degli anni 20 e della ballerina omosessuale; o degli ex militanti che tornano dall’esilio, ciascuno con reazioni differenti; della sartina che si fa pagare da generali e politici per lasciarli sbirciare le clienti; della strega che predice i destini all’uomo politico; dell’affascinante nonna che consuma un fugace amore in taxi con uno sconosciuto, in attesa di ritirare il nipote da scuola; dell’Arsenio Lupin di Buenos Aires; del prete dalla facile assoluzione; degli incontri segreti al casino dei generali golpisti; …
Il tutto con il tango come colonna sonora: “Ascoltando il tango si avvertono guizzi di lame, fruscii di sottovesti, porte che si chiudono per sempre e fischi di bastimenti che partono per chissà dove. Un braccio, un passo, la mano, una voce, la fisarmonica, una canzone. Ed ecco il tango…”

Che dire? Non mi è dispiaciuto. Veloce da leggere, ricco di spunti di riflessione su cui tornare, un mix tra reale e fantasia che un pò spiazza…Non fosse stato di Rosella, forse la Mondadori non lo avrebbe pubblicato…

Una curiosità che mi ha stupito molto. Il libro è dedicato a Giuliano Ferrara! Chissà come mai!? Per amicizia? Per l’Argentina?

Carlo Rossella – Tango: storie di passione e avventura a Buenos Aires – Oscar Mondadori

Un caro saluto
Chiara

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Amore tango

Pubblicato da Nonna Papera su Dicembre 3, 2007

Ieri sono stata dalla parrucchiera e, prima di uscire, ho infilato in borsetta un libro, uno a caso dalla pila dei “da leggere” (che non vi dico dove la tengo, se no mi prendete in giro per una vita :-) ), perchè non sopporto leggere quelle riviste tutte pettegolezzi che si trovano da lei. Però mi sono pentita: sul numero di Gioia, che sicuramente ci sarebbe stato, avrei trovato un articolo sul tango, Let’s Tango, scritto da una giornalista tanguera milanese, che ha intervistato anche Piero Leli, the president. Il libro che invece ho “pescato” è Amore Tango di Angelo Walter Brandi.

La storia di sottofondo, quella che offre la scusa per parlare di tango è degna di un romanzo Harmony (e so di che parlo, visto che ne ho letti molti da ragazzetta… :-) ). E’ la storia di una coppia di maestri di tango, Claudia e Michele, che sono innamorati uno dell’altro, ma che non riescono a comunicarselo. Quando Claudia sembra essere stanca di questa situazione di stallo, e vuole lasciare tutto, arriva a Genova, città dove si svolge la storia, Nicoletta, una argentina con origini italiane. La tanguera porteña è venuta in Italia a cercare le tracce di una nonna partita da Genova, per ritrovare le sue radici. Con sé Nicoletta porta una ventata di novità e nuovi stimoli per il tango della coppia… e, il tango, si sa, è capace di fare miracoli. Finale molto ovvio. Questa storia è continuamente arricchita e interrotta parallelamente da altre due storie: quella antica dello sbarco di Pedro de Mendoza sulle rive del Plata e la relativa fondazione di BsAs, e quella meno antica, ma pur sempre passata, dell’antenata di Nicoletta. L’autore ci racconta la sua vita a Genova al capezzale di una madre malata, le lettere scambiate con il fratello che era già in America, il sogno e la decisione di partire, il viaggio in prima classe per raggiungere il fratello, le amicie fatte in terza classe sulla nave…

Ha selezionato un brano tratto dal libro: l’arrivo in nave a BsAs dell’antenata, anche lei Nicoletta, perchè mi sono piaciute le parole dette dall’amico Karl, un bandoneonista conosciuto durante il viaggio, quando, ancora in mare, avvistano il Plata.

“Vedi?”, riprese Karl, “L’acqua non è più azzurra e salmastra. Siamo nel mezzo di una corrente d’acqua dolce, limacciosa, che scende dall’interno dell’Argentina per venire a mescolarsi col mare! Senti anche l’aria com’è diversa? Siamo entrati nel Plata”… “Sotto di noi scorre il Plata, il grande fiume. Va ad incontrare il mare. In fondo anche lui è un emigrante. Lascia la terra dove nasce, viaggia arricchendosi di ciò che incontra lungo il suo percorso e va a concludere la sua vita lontano. Vedi qui il fiume non è più fiume ma non è ancora mare e il mare non è più mare ma non è ancora fiume. E’ un insieme, parte dell’uno e parte dell’altro” …La sua voce era leggera, quasi un sussurro “Il fiume avanza, il mare lo aspetta….E’ così! Il fiume avanza, si ferma, esita un attimo e poi riprende. Il soffio del vento, la risacca delle onde sono la musica che accompagna questo movimento”… “Pensa a due ballerini. Si cercano, si trovano, si abbracciano. Ognuno con la sua esperienza, le sue caratteristiche, la sua sensibilità… Potremmo essere noi due, non ti sembra? Ecco così noi balleremo. Tu sarai il mare, io sarò il fiume. Io avanzerò, tu mi aspetterai, mi accoglierai indietreggiando…Ci fermeremo esitanti, poi riprenderemo, abbracciati, uniti”

Il fiume va al mare

Lui fiume.
In viaggio da sempre.
Giunto infine ad incontrarla.
Sereno. Deciso.
Lei, mare.
In attesa da sempre.
Pronta ad accoglierlo in sé.
Paziente. Sicura

Se volete leggere qualche altra pagina del libro, la trovate QUI nel sito dell’autore. A ripensarci è stata una buona lettura da parrucchiera! :-)

Angelo Walter Brandi – Amore Tango – Fratelli Frilli editore Ge

Un caro saluto
Chiara

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Le irregolari: Buenos Aires horror tour

Pubblicato da Nonna Papera su Novembre 30, 2007

L’ultimo libro che ho letto me lo ha passato mia mamma, dicendomi “ti piacerà”. E aveva ragione … come sempre…
E’ stata la ciliegina sulla torta di questi giorni. E’ da un pò che, come mi giro, trovo notizie, articoli, libri, spettacoli teatrali, musica, tutto, con un unico comun denominatore: il dramma dei desaparecidos. Il libro, che consiglio caldamente, è stato scritto da Massimo Carlotto, patavino di nascita e sardo di adozione, e tratta in forma autobiografica uno dei temi più scottanti degli ultimi vent’anni quello appunto dei 50.000 (e più) sudamericani (argentini e non solo), rapiti, torturati, barbaramente uccisi o comunque scomparsi. In una parola i Desaparecidos.

La storia racconta di Massimo che si reca come turista a BsAs, anche per trovare notizie di suo nonno. Il nonno, emigrato in Argentina, una volta tornato a casa, non aveva più raccontato nulla di quegli anni alla sua famiglia.
Inocencio, il gestore dell’albergo dove Massimo alloggia, sin dal primo giorno capisce che Carlotto non è un turista come gli altri, e lo indirizza ad un’altra forma di turismo: un viaggio nella memoria, un viaggio per conoscere e per non dimenticare. Il traghettatore di Massimo in questo inferno è Santiago, un autista di bus, che ogni sera ripercorre le strade di BsAs visitando i luoghi dell’orrore (da cui il sottotitolo del racconto). Passa dalle case dei giovani rapiti, snocciolando nomi, date, e descrizioni; ritrova i campi clandestini dove venivano portati i ragazzi, campi “ospitati” in scuole, officine, magazzini; racconta le storie degli aguzzini, dei comandanti, degli uomini ancora al potere grazie all’amnistia governativa copri-orrori. Nel tour non mancano le visite alle case delle ragazze, mogli, fidanzate, in attesa di un bambino, torturate e tenute in vita fino al parto per poter vendere o regalare il neonato al miglior offerente. Ovviamente Massimo entra in contatto con il gruppo delle nonne (le Abuelas de Plaza de Mayo) che cercano questi nipoti mai conosciuti; conosce i gruppi delle mamme e dei figli dei desaparecidos, anch’essi impegnati a scoprire che fine hanno fatto i loro cari, almeno per trovare le loro ossa e sapere dove mettere un fiore; ne ascolta le storie quando, come ogni giovedì, sfilano in Plaza de Mayo perchè nessuno dimentichi. Tra i vari personaggi, Massimo entra in contatto anche con Estela Carlotto, una delle fondatrici delle Abuelas e scopre che, oltre al cognome, ha anche molto di più in comune.  

Estela Carlotto

Ovviamente la colonna sonora del libro è il tango, e come potrebbe essere altrimenti se l’autore fa un tour a Buenos Aires? Troviamo il tango nei dischi che gli ufficiali si litigano quando spartiscono il bottino di un saccheggio, nelle case dei prelevati; c’è il tango di Homero Manzi, suonato e ballato al Cafè Tortoni, ma spiato da dietro le quinte, perchè “l’unico modo per capire BsAs è spiare dal buco della serratura. La facciata è giusto una truffa per i turisti di passaggio…”; c’è il tango improvvisato da Massimo quando lo spirito del nonno si appropria delle sue gambe.
E c’è il tango, una milonga, Milonga de un triste, scritta da Ricky Gianco e da Maurizio Camardi per protestare contro il capitano Alfredo Astiz, detto l’angelo della morte, che nonostante le atrocità commesse, continua a sostenere fermamente la loro necessità. (Trovate altre info su autore, libro e musica QUI)

Milonga de un triste
Balla il capitano
felice incrocia i piedi con la sua signora
io lo guardo dalla vetrina del caffè
e il dolore mi scende un po’ più a sud dell’anima

Balla il capitano
con passione bacia la sua signora
io lo guardo dalla vetrina del caffè
e ricordo le tue labbra il primo bacio di mattina
Ti incontro mille volte al giorno
nei dettagli di altre donne
camminano veloci senza mai voltarsi indietro
Buenos Aires non finisce mai
En la noche cierro los ojos pero sueño despierto
leo tus viejas cartas
palabras de amor jovencito
otra vez me quedo dormido abrazado a mi soledad
Ti cerco nella nostra piazza
mi passi accanto insieme agli altri
hai lo stesso profumo di tua madre
da vent’anni non lo cambi mai
Nello specchio frugando tra le mie
cerco di immaginare le tue rughe di oggi
il capitano ha voluto che tu rimanessi per sempre giovane
gli è bastato un vago cenno della mano
Dicono che hai guardato verso sud
nessuno ricorda il mio nome tra i tuoi denti
dicono che fosse aprile o forse maggio nessuno ricorda dove
Buenos Aires non finisce mai
Si te paso al lado levántate por favor
háblame dulcemente como un tiempo
yo sigo viviendo para no olvidarte
y no perdono al capitán.

Non vi racconto più nulla e vi lascio con le parole dell’autore:
«Scendendo mi fermai sul secondo gradino: «Quanto è lungo questo tour?». Il conducente alzò le spalle: «Non ti basterebbero tutte le notti della tua vita. Buenos Aires non finisce mai».

Massimo Carlotto – Le irregolari:Buenos Aires horror tour – Edizioni tascabili e/o Roma

Un caro saluto
Chiara

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Nero tango

Pubblicato da Nonna Papera su Novembre 23, 2007

Ho sospeso da un pò la mia rubrichetta delle recensioni di libri di tango perchè ultimamente mi sono dedicata ad altro tipo di letture. C’è così tanto da leggere!… e anche per spezzare un pò… :-)  
Però ieri è  arrivato un pò di materiale nuovo ad ampliare la mia biblioteca personale dedicata al tango. Il primo libro che ho preso in mano è Nero tango, un libro di foto e parole, preparato a più mani, con un racconto dello scrittore porteño José Pablo Feinmann e le foto del nostro Pino Ninfa.

Il racconto di Feinman si intitola Anibal Torres e il suo bandoneon ritornano dall’aldilà. E’ l’originale storia di un bandoneonista, tale Anibal Torres, che in vita lavora nel fantomatico Club Nostalgias per l’impresario e amico Don Arnoldo Rosen; quest’ultimo, agli esordi, gli regala il bandoneon con cui il musicista arriva al successo eD è osannato dai numerosi fan. Il giorno della morte del bandoneonista, un altro amico, il poeta che ne cantato e tesse le lodi, J. Pedro Fellmann (carini ed evocativi i nomi scelti per i personaggi!), ha la brillante idea di seppellire il musicista con il suo bandoneon. Inizialmente sono tutti d’accordo, ma poi l’impresario ci ripensa; in fondo, lo strumento è suo e  dunque farebbe meglio a tenerlo,  onorando la memoria dell’amico, esponendolo, a pagamento, nel suo club!  ;-) Il bandoneon allora viene seppellito con la bara, ma l’impresario manda due giovanotti, Perico e Rolo, animati dall’entusiasmo per la missione, quasi divina, e dall’energia della gioventù, a disseppellire il bandoneon per portarlo al club.
Come finisce il racconto? Non ve lo dico (se vi interessa vi risponderò in privato) per non rovinare la sorpresa di chi è intenzionato a leggere il libro. Ma vi dico che è un finale davvero originale…

Che dire delle foto? Molto belle: l’infinita ricchezza delle sfumature di grigio, nel bianco e nero scelto per rappresentare scorci, personaggi e tango; i giochi di luci e ombre; gli attimi catturati in una posa, in un primo piano sfuocato. Non viene descritto tutto in modo palese: c’è spazio anche per l’immaginazione di chi guarda. La foto è il punto di partenza, è lo spunto, per lasciare libera la mente di spaziare, di vedere oltre…

Ad esempio è bella l’immagine della ballerina che rilassa il piede in una pausa delle prove. Puoi leggere i pensieri della sua mente, puoi sentire la sua fatica, la sua dedizione e il suo amore per il ballo.
Originale anche l’idea di associare alcune foto a frasi prese dal racconto. Molto suggestivo. Il racconto che diventa foto; la foto che diventa racconto.

Mi è piaciuta molto la “colonna sonora” che ho associata al libro: il tango preferito da Torres: Melodia de Arrabal (QUI la versione di Pugliese dal vivo nel 1989).
Torres, il protagonista del racconto, lo sceglie come miglior tango di tutti i tempi:
…non esisteva, disse,  frase più perfetta della prima frase di quel tango, frase che, a continuazione, recitò lentamente, quasi sillabandola “Barrio plateado por la luna, borgata resa argentea dalla luna”, disse. “Vi rendete conto ragazzi? In questa frase c’è tutto lo spirito più profondo del tango. La borgata e la luna. La borgata e la notte. La notte resa argentea dalla luna. Perché il tango è figlio della notte e della borgata. Il tango è figlio della luna. Per questo è immortale”

Barrio plateado por la luna,
rumores de milonga
es toda su fortuna.

Feinmann José Pablo; Ninfa Pino – Nero tango – Ed. Marcos y Marcos

Un bel regalino di Natale per un amico tanguero. Buona lettura.
Un caro saluto
Chiara

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Quando Dio ballava il Tango

Pubblicato da Nonna Papera su Ottobre 1, 2007

Ho da poco finito di leggere questo bellissmo libro di Laura Pariani. Non è un libro sul tango, ma aiuta a capire meglio il sentimento che, questa musica e questo ballo, portano nascosto fra le note e le parole. (ascolta QUI mentre leggi Maria de Buenos Aires di Piazzolla, bellissima colonna sonora del libro).

E’ la storia, lunga un secolo, di una Argentina raccontata attraverso le voci di donne: madri, mogli, sorelle, figlie, nonne, zie, amanti , cugine, compagne e amiche. Racconta la storia degli uomini con la doppia vita: una in Italia e una in America e delle donne che li stanno ad aspettare; descrive il disegno del destino che fa incontrare e reincontrare i loro figli, i figli dei loro figli, senza che sappiano nemmeno che è un incontro di anime che continua da più generazioni. I personaggi narrati sono tutti legati fra loro, in modo più o meno inconsapevole e le loro storie si intrecciano come in una vera telenovelas.

Tutto parte dal desiderio di libertà di un gruppo di uomini: sognano un futuro migliore, anche se spesso questo sogno nasconde più un desiderio di fuga, di abbandono, di tradimento. Sono i cosiddetti golondrinas, le rondini, i lavoratori stagionali, quelli che partono, fanno in America la stagione e poi tornano quando in Italia è il tempo del raccolto.

Cosi ce li racconta la Pariani: “Golondrinas si chiamano così in castellano i lavoratori stagionali come il Togn. Rondini. Che nome poetico per una vita d’inferno, pensa la ragazza. Anzi, per una doppia vita d’inferno: doppia terra con cui fare i conti – Argentina e Italia – e doppia lingua; il più delle volte anche doppia famiglia. Come se si vivesse due volte in due mondi paralleli. In uno ti sposi can la Dalgisa che si ritrae sempre con paura ogni volta che ti accosti, metti al mondo tre figlie e ti danni la vita a mantenere ’ste femmine che ti sono estranee; nello stesso mondo sei un colono che conta un soldo bucato, senza proprietà, senza danè, senza reputazione. Nella seconda vita è tutto diverso; o meglio, anche li ti spacchi la schiena a lavorare, ma c’è la prospettiva che alla fine la terra diventi tua – bisogna abitarla tre anni di fila, ti hanno spiegato – e poi si tratta di una terra grassa, che basta far cadere la semenza e il raccolto è lì bell’e pronto, mica una brughiera di sassi e sabbia; senza contare che c’è la Pilar, che di giorno sa tacere e la notte ti scalda, mentre intorno la foresta è come un confine che vi fa sentire più vicini. Due pianeti paralleli, l’Italia e l’Argentina, in cui per un pò si può anche pensare di riuscire a barcamenarsi: bilanciandosi in quella regione intermedia che si chiama equivoco, ambiguedad. Ma guai se le orbite dei due mondi si incorciassero: sarebbe la catastrofe”

Ovviamente non tutti avevano la doppia famiglia: c’era anche chi si portava dietro moglie e figli e i restava in Argentina; per questi figli, e per quelli nati nella nuova terra, un senso di nostalgia per una Italia, per un paese che non ricordavano o che non avevano nemmeno mai visto era assicurato.

Commoventi le storie delle donne italiane, rimaste coraggiosamente ad aspettare una lettera o una cartolina che via via diventava sempre più rara; le storie delle donne argentine che avevano scelto coraggiosamente di seguire questi uomini o di far nascere il loro figli anche quando abbandonate. Le storie delle donne che seguivano i compagni in cerca di fortuna anche ai confini del mondo, nella terra del freddo, nella terra dei massacri agli indigeni; storie di ragazze-madri con un destino inesorabilmente segnato; storie di donne legate al dramma dei desaparecidos: mogli degi ufficiali del regime, quelli che arrestano, sorelle, figlie e madri di quelli che vengono arrestati, o entrambe le cose, per un dramma che porta a fare scelte dolorose. Donne nate in Argentina e costrette dal desiderio di libertà a tornare nella terra dei loro padri, in un contro esodo doloroso.

Per finire un tango: “E’ la musica della Maria de Buenos Aires di Piazzolla, e la voce della cantante racconta il dolore di una creatura nata quando Dio voltava la testa dall’altra parte; uno dei tanti modi di dire dialettali che gli emigranti si sono portati dietro in Argentina dall’Italia. Corazòn si lascia andare, come le diceva di fare Giordano ascoltando un brano musicale: per sentire nelle note la vibrazione di vite che ci stanno nascoste, cifrate in un giro di accordi. Ecco, questa opera-tango di Piazzolla può servire a evocare le storie in cui si è imbattuta in questi mesi: donne che tiravan fuori fotografie di padri, mariti, amanti, figli; visi di uomini che ancora dai loro ritratti sorridevano, perchè la loro scomparsa – morte, abbandono, fuga – li bloccava in un attimo di giovinezza che sarebbe durata per sempre, mentre loro, le donne, le penelopi, erano invecchiate; ulissi che chissà se qualche volta avevano avuto il sospetto che l’amore delle loro spose era tanto più grande. Donne che conservavano lettere in contenitori di latta; che portavano nomi di zie o bambine morte anzitempo; che avevano i visi delle immaginette che la bisabuela Catte (bisnonna)infilava nella cornice di uno specchio a tre ante e che si potevano ammirare in una moltiplicazione mai finita di rimandi; che somigliavano alle vecchie misteriose delle cantilene che ascoltava da piccola … Le loro storie raccontano una telaragna di rapporti parentali in cui si sente profondamente immersa; chè Corazòn non è certo la Maria de Buenos Aires, abbandonata a se stessa perchè nata mentre Dio dormiva: piuttosto si potrebbe dire che Corazòn è venuta al mondo nel momento in cui alla radio suonavano un tango – un’ampia e inestricabile orchestrazione capace di comprendere tutti i tanghi possibili – e a Dio venne voglia di ballare una figura complicata.”

Bellissimo! Mi vien voglia di pensare che anche tutti noi siamo nati mentre Dio ballava un perfetto tango!

Laura Pariani – Quando Dio ballava il tango – Rizzoli romanzi

Un caro saluto
Chiara

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Buenos Aires tango a parte

Pubblicato da Nonna Papera su Settembre 20, 2007

Approfittando della primavera porteña state per raggiungere Buenos Aires? Avete in programma di passare le vacanze natalizie nella capitale del tango? State per tornare a BsAs e questa volta, è deciso, non solo tango? Siete curiosi di conoscere meglio la città che ancora per un pò non potrete permettervi di visitare? Questo è il libro che fa per voi.

Il libro, come già spiega il titolo, presenta la città non solo come luogo dedicato al tango. Come in una guida che si rispetti, ci sono le notizie di pratica utilità: i trasporti, dove andare a mangiare, dove dormire, come organizzarsi, quando andare, il cambio della moneta, le festività, consigli per le emergenze, orari dei musei, dove reperire info sul web, e tante altre cosette simpatiche. Poi la guida propone alcuni itinerari per esplorare i diversi aspetti che la città offre. Ogni itinerario descrive i principali monumenti da visitare, con un pò della loro storia e aggiunge anche dove mangiare e dormire, per restare nel tema dell’itinerario stesso. Il tutto corredato di cartine.

Una simpatica piantina

Si inizia con l’itinerario Quattro passi nella Belle Epoque visitando la casa Rosada, la Prensa, il cafè Tortoni, il bar Los 36 Billares, la plaza Congreso,ecc.
Si segue con l’itinerario Fratelli d’Italia per chi vuole scoprire l’italianità di BsAs: si va dall’Antiguo Hotel de Inmigrantes alla Calle Necochea de la Boca, dalla Biblioteca popular Sociedad Luz al templo Kijos del trabajo, dal Circolo italiano alla sede della associazione Unione e Benevolenza.

Poi è il turno della BsAs coloniale: si parla della Piramide de Mayo e della Cattedrale Metropolitana, del palazzo della Procuraduria de las Misiones e della Casa de Renta, del museo Historico Nacional e del barrio di San Telmo.
Un occhio di riguardo va alla Città degli scrittori: si visita il quartiere Palermo che diede i natali a Borges, con i suoi giardini, il museo Pan Klub,la galleria Guemes, e altri luoghi descritti nei libri di alcuni scrittori.
Per gli amanti dello sport, ci sono anche i percorsi sportivi: il gioco del pato, l’ippodromo e l’immancabile Maradona con i suoi luoghi e musei.
C’è anche un itinerario dedicato alla crisi del 2001: il museo de la Deuda Externa, l’Hotel B.A.U.E.N., i mercatini degli artigiani indigeni, il circo, ecc..

C’è anche una Bs As segreta, cioè ricca di luoghi che generalmente il turista ignora: la torre de los Ingleses, il Totem del Canada (nella foto sopra), il munumento alla Madonna di Bonaria (vedi articolo Santa Maria del Buen Aires);  i luoghi “esoterici” come il Palacio Barolo, il Templo de la Gran Logia de la Argentina de Libres y Aceptados Masones; i luoghi bizzarri come il Jardin Japones, l’Iglesia di San Caytano, il Palacio de las Aguas Corrientes,ecc
Poi c’è l’itinerario BsAs per i giovani con il locale Mitos Argentinos, il bar Amanecer, El Abasto, i teatri alternativi e le date dei raduni a tema per tutti i gusti.
Carini gli itinerari nella BsAS mecca Gay e per i buongustai BsAS sul filo dei sapori, ma non mi dilungo in questa lista, se no voi che leggete? Ovviamente non poteva mancare un itinerario dedicato al tango per chi già lo ama e per chi ancora non lo conosce.

Mi è piaciuta la citazione scelta per introdurre la parte in cui si racconta la storia della città. Dice:
“Non andate a Buenos Aires. Buenos Aires è una città che non esiste … non c’è nulla da vedere a Buenos Aires che voi non abbiate già visto in altri posti. Copia conforme di tutti i modelli, Parigi d’America o Atene del Sud, è una città europea reinventata per l’America Latina che sogna New York. Se volete tornare con belle diapositive da proiettare la sera ai vostri amici non fa per voi perchè non si visita Buenos Aires, la si esplora. (Graciela Schneider-Madanes)”

In pratica “una città più da vivere che da conoscere, una città dove, come si diceva ai primi del ‘900, chi scende dalle navi non è mai un turista“.

Vi fa venir voglia di andarci ?! 

Buenos Aires tango a parte – Alfredo Leonardo Somoza e Sabrina Carlini – Ed Airplane.

Un caro saluto
Chiara

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