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Archivio per 19 Maggio 2008

I Tanghi che mi piacciono: Ensueños

Pubblicato da dctango su Maggio 19, 2008

Il grande Enrique Cadìcamo, poeta di origini calabresi autore di ben 450 testi di tanghi (come segnalato da DJ Morokal nel suo post) ci regala questi splendidi versi sui sogni di gioventù di due amanti che non si spengono neanche di fronte all’ultimo viaggio che loro rimane, quello della vecchiaia. Adoro questo tango in tutte le versioni finora sentite.

Ensueños
Tango
Música: Luis Brighenti
Letra: Enrique Cadícamo

Ensueños… fantasías del ayer…
Sogni… fantasie del passato…
veinte años… ilusión
venti anni… illusione
de andar y recorrer…
di andare e rincorrere…
La alegre juventud vino a golpear
L’allegra gioventù è venuta a battere
la puerta de los dos
alla porta di noi due
y fuimos al azar…
e partimmo senza rotta…
El mundo nos atrajo y al andar
Il mondo ci ha attratto e andando
tú y yo fuimos felices de verdad…
tu e io fummo veramente felici…
En todos los andenes hubo un tren
In tutti i binari c’era un treno
que siempre nos llevó
che sempre ci portava via
soñando a algún andén.
sognando qualche binario.

 El panorama de París nos hizo suspirar,
Il panorama di Parigi ci fece sospirare,
su niebla puso mas “splin” en nuestro deambular…
la sua nebbia pose più “spin” sul nostro cammino…
Mimí Pinsón
Mimì Pinsòn
Marcelo y Schaunard
Marcelo e Schaunard
surgieron al andar
apparirono nel viaggio
en nuestra ensoñación…
alla nostra fantasia…

Los dos bebiendo la alegría de viajar y andar.
Noi due bevendo l’allegria di viaggiare e andare.
Los dos llevando en nuestros ojos la misma visión.
Noi due portando nei nostri occhi la stessa visione.
Cuánto soñé
Quanto sognai
besándote en París…
baciandoti a Parigi…
y hoy, cuando lloro al ver tu cabellera gris.
e oggi, quando piango nel vedere la tua capigliatura grigia.

Los años no han podido derrotar
Gli anni non hanno potuto sconfiggere
del todo tu beldad…
del tutto la tua bellezza…
aún queda un resto fiel…
rimane ancora un resto fedele…
Veinte años hace ya que al recorrer
Sono già venti anni che rincorrendo
el mundo vos y yo
il mondo io e te
salimos una vez.
usciamo una volta.
Veinte años… ¡quien pudiera detener
Venti anni… chi poteva fermare
la aguja del reloj y retroceder!
la lancetta dell’orologio e farla retrocedere !
Pero hoy queda otro viaje que emprender…
Però oggi resta un altro viaggio da iniziare….
¡Amada! a preparar el viaje a la vejez.
Amata ! preparare il viaggio per la vecchiaia.

La bellissima versione di Carlos Di Sarli Qui; Osvaldo Fresedo Qui; Quinteto Real Qui.

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Traduciamo Insieme: Cambalache

Pubblicato da dctango su Maggio 19, 2008

Cogliendo l’occasione di avere tra noi una “porteña verace” apriamo questa nuova rubrica de “Traduciamo Insieme” poichè questo spazio di Faiblog è uno spazio libero dedicato a tutti i lettori che avessero voglia di vedere pubblicati i loro desiderata. Un “grazie” a Flavia per essere sempre qui con noi.

Cambalache
Tango
1934
Letra y Música: Enrique Santos Discepolo 

Que el mundo fue y será una porquería ya lo sé…
Che il mondo sia stato è sarà una porcheria lo so bene…
(¡En el quinientos seis y en el dos mil también!).
Nel cinquecentosei e anche nel Duemila.
Que siempre ha habido chorros, maquiavelos y estafaos,
Che sempre ci siano stati ladri, ingannatori e truffati,
contentos y amargaos, valores y dublé…
contenti e avviliti, valori e imitazioni…
Pero que el siglo veinte es un despliegue
Ma che il secolo venti sia un orizzonte
de maldá insolente, ya no hay quien lo niegue.
di male insolente, non c’è più nessuno che lo neghi.
Vivimos revolcaos en un merengue
Viviamo travolti in una baraonda
y en un mismo lodo todos manoseaos…
e in ugual fango tutti impastati…
¡Hoy resulta que es lo mismo ser derecho que traidor!…
Ed è lo stesso oggi esser retto o traditore !…
¡Ignorante, sabio o chorro, generoso o estafador!
Ignorante, saggio, ladro, generoso o truffatore !
¡Todo es igual! ¡Nada es mejor!
E’ tutto uguale ! Niente è migliore !
¡Lo mismo un burro que un gran profesor!
Lo stesso un asino che un grande professore !
No hay aplazaos ni escalafón, los inmorales nos han igualao.
Non ci sono bocciati ne’ graduatoria, gli immorali ci hanno uguagliato.
Si uno vive en la impostura y otro roba en su ambición,
Se uno vive nell’impostura e un altro ruba per ambizione,
¡da lo mismo que sea cura,
è lo stesso che sia prete,
colchonero, rey de bastos, caradura o polizón!…
materassaio, re di bastoni, imprudente o clandestino !…
¡Qué falta de respeto, qué atropello a la razón!
Che mancanza di rispetto, che assalto alla ragione!
¡Cualquiera es un señor! ¡Cualquiera es un ladrón!
Chiunque è un signore ! Chiunque è un ladro !
Mezclao con Stavisky va Don Bosco y “La Mignón”,
Va Don Bosco con Stavisky e “La Mignon”,
Don Chicho y Napoleón, Carnera y San Martín…
Don Chicho e Napoleone, Carnera e San Martìn…
Igual que en la vidriera irrespetuosa de los cambalaches
Come la vetrina irrispettosa dei robivecchi
se ha mezclao la vida, y herida por un sable sin remaches
si mischia la vita e ferita da una lama senza filo
ves llorar la Biblia contra un calefón…
vedi piangere la Bibbia accanto allo scaldabagno…
¡Siglo veinte, cambalache problemático y febril!…
Secolo ventesimo disordinato problematico e febbrile!…
El que no llora no mama y el que no afana es un gil!
Chi non piange non poppa e chi non ruba è un fesso !
¡Dale nomás! ¡Dale que va!
Dacci dentro dai ! Dai che tutto va bene !
¡Que allá en el horno nos vamo a encontrar!
Che tanto ci incontreremo laggiù all’inferno !
¡No pienses más, sentate a un lao,
Non pensarci su, stattene da parte,
que a nadie importa si naciste honrao!
che a nessuno importa se sei un uomo d’onore !
Es lo mismo el que labura noche y día como un buey,
Lo stesso chi fatica notte e giorno, come un bue,
que el que vive de los otros, que el que mata, que el que cura
e chi vive degli altri, chi uccide, chi guarisce
o está fuera de la ley…
o sta fuori della legge…

L’Orchestra di Donato Racciatti Qui; di Leopoldo Federico Qui; di Francisco Canaro Qui; di Miguel Calò Qui.

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Un tango, una storia: La payanca

Pubblicato da Nonna Papera su Maggio 19, 2008

Curiose le origini di questo tango. Il bandoneonista Pedro Augusto Berto, racconta che una sera del 1906, in un ballo, lui con il suo gruppo, avevano dato fondo a tutto il loro repertorio, e i ballerini volevano ballare ancora. Allora con l’orchestra si mise a improvvisare: prese le note di un Gato (un ballo folkloristico simile alla Chacarera) che era nel loro repertorio e ne cambiò il tempo in due quarti, trasformandolo in un tango-milonga. Probabilemente l’esperimento riuscì bene perchè, da quella sera, cominciò a suonarlo in tutte le occasioni in cui si esibiva. Però senza un titolo, lo suonava e basta. Nel 1917, modificò ancora un pò il motivo e ne pubblicò la partitura, scrivendo sullo spartito “Tango milonga sobre motivos populares“, ma ancora niente titolo.

Il quintetto di Berto

E qui la leggenda sull’origine del titolo ha inizio. Ho trovato ben tre versioni.
La prima racconta che spesso il quintetto di Berto suonava questo brano, ma senza un titolo e una sera, un concorrente disse a Berto: “Don Augusto, perchè non lo intitola La payanca?”
La seconda afferma che lo stesso Berto ce ne ha raccontato l’origine. Pare lo avessero ispirato i giochi di alcuni ragazzetti in un terreno dietro casa. Questi bambinetti cercavano di prendere “al lazo” alcune galline con delle cordicelle (giocavano a fare i gauchos?). Un amico di Berto apostrofò uno dei ragazzetti dicendogli “Pialala de payanca!”. Berto dice che si ispirò così per il titolo…un tango che doveva allacciare i piedi dei ballerini…

Visto che son parole dello stesso autore, bisognerebbe credergli, ma i più maligni sostengono che lo stesso le abbia dette per nascondere il vero motivo del titolo: ovviamente una donna!
Pare che Payanca fosse il nome di una “dama di compagnia” frequentata dal compositore. A suffragio di questo leggiamo le prime parole anonime che vennero scritte per questa musica: “Payanca, Payanquita, no te apresures, que el polvo que te echo quiero que dure” (più o meno… Payanca, dolcezza, non aver fretta di andare in un altro letto, voglio che il “ricordo” di me ti duri un pò…)

 

Ma le parole di questo anonimo, furono presto sostituite da ben due versioni differenti: dapprima la versione di Juan Andres Caruso (QUI) e successivamente quelle di Jesús Fernández Blanco (QUI).
Nel 58, il trio de Los Muchachos de Antes (quelli di Panchito Cao) lo trasformò in un cavallo di battaglia (QUI), portandolo alle orecchie di tutti i portenos, anche di quelli che stavano cominciando a perdere la testa per il rock and roll.
E ancora oggi lo adoriamo; a me piace in tutte le versioni: il ritmato di D’arienzo (QUI), lo “strascicato” di Sassone (QUI); ma anche i più canyengue: la velocissima di Villasboas (QUI) o quello, fra i primi registrati nel 1926 dalla Tipica Victor (QUI). Indimenticabile e imperdibile la versione di Osvaldo Pugliese (QUI)! Alzi la mano che non l’ha mai ballata! :-)

Mi resta comunque la voglia di sentire il Gato che ha dato ispirazione per questo capolavoro. A voi no? che bello sarebbe se sbucasse un appassionato e ce lo facesse ascoltare! ;-)

Un caro saluto
Chiara

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