Effettivamente questo è il sottotitolo del film “Armagedon“, un film francese del 1976 del regista Alain Jessua. Ne parlo per due motivi: il protagonista, Alain Delon, il mio divo preferito (guardate quant’era bello!) e la colonna sonora del grande Astor Piazzolla (sentite quant’era bravo!).
Nel film si racconta la storia di uno psicopatico che decide di vendicarsi della società, indifferente ai suoi bisogni, cercando di far saltare in aria un teatro. Cercherà di rintracciarlo e fermarlo un commissario con l’aiuto di uno psicologo. Il film di per se non ebbe un gran successo, nè in Francia nè in Italia (molto noir come molti film di Delon), ma la colonna sonora è veramente incalzante e da ricordare.
Ho trovato il trailer del film dove si sente qualche pezzetto della colonna sonora, con un pò di pazienza, fra una battuta e l’altra. Cliccando invece su Soundtrackpotete sentire alcuni assaggi dei brani contenuti nel disco di Piazzolla.
C’è da dire che Delon mi è sempre sembrato un uomo da Tango, anche quando il tango non lo ballavo. E qualcosa di vero c’è. Da sempre l’attore francese è un appassionato ammiratore di Carlos Gardel, avendo in comune con il cantante-attore la passione per il cinema, l’amore per i cavalli (come Gardel ha avuto una scuderia di cavalli da corsa), e probabilmente anche quello per le belle cose (per qualcuno anche la nazionalità??? Aiuto cosa ho detto mai!!!).
Sempre curati nel vestire e nel presentarsi al loro pubblico, sono stati a modo loro, anche se in epoche diverse, icone del glamour e ispiratori di mode e stili. Poi Delon da grande collezionista qual è non si è lasciato certo sfuggire una bella serie di dischi originali di Gardel!
Il termine kitsch ( mi sbaglio a scriverlo circa la metà delle volte!) ha origini tedesche, ed era inizialmente usato per descrivere oggetti di cattivo gusto. Il kitsch è spesso associato a tipi di arte sentimentali, svenevoli e patetici; il termine può comunque essere utilizzato per descrivere un oggetto artistico che presenta una qualsiasi mancanza: una delle caratteristiche di questo tipo di arte consiste, infatti, nel tendere ad essere una imitazione sentimentale superficiale e teatrale. Si sottolinea spesso la mancanza, negli oggetti chiamati kitsch, del senso di creatività ed originalità propri dell’autentica arte. Secondo le definizioni ufficiali, il concetto di kitsch identifica quelle opere considerate tentativo di copia – più o meno malriuscita – di un’arte di livello superiore. Fino a divenire un sinonimo di cattivo gusto.
“Già in questo, il kitsch è commovente. Prima ancora di essere un’arte, è amore per l’arte quando non la si potrebbe esercitare. Ma, poi, lo si fa lo stesso. Oppure lo si deve fare per forza. Il kitsch è l’arte che chiede, per una volta, di essere semplicemente mortale, di poter essere dimenticata o di restare invenduta, ma senza pensare di poter bastare a se stessa. C’è dell’altro. E’ provare a fare arte, come l’arte meglio riuscita stessa. Ma in più, nel suo fallimento annunciato, contiene, puntuale, un tesoro che non sempre è così evidente nelle opere più perfette: qualcosa che racconta delle debolezze, dei desideri irrealizzati, delle sconfitte di chi le ha create. E non solo delle sue vittorie sull’irrazionale e delle sue forze.
Queste parole rendono l’idea del fascino che il kitsch provoca. E’ vero, il kitsch è esagerato, futile, talora ridicolo, ma ha un ritorno emotivo nel momento in cui non si cerca la perfezione dell’arte ma si apprezza il semplice tentativo di trasmettere nella semplicità della forma un’idea, un’ideale astratto.
Vi faccio vedere (sempre se ci riesco) un video che secondo me è kitsch.
E che provoca in me quest’ambivalenza di giudizio e di analisi, divisa tra gli estremi del bello e del brutto.
Eggià! Parliamo proprio di lui il Dieghito nacional: Diego Armando Maradona, classe 60, mancino naturale, talento innato, fantasia allo stato brado!
Gli argentini tutti (e non solo loro) lo adorano. Nella foto qui sopra vediamo un omaggio che la città di Buenos Aires gli ha tributato, affiancandolo a due icone del passato, ma sempre attuali: Gardel ed Evita Peron.
Perchè proprio un post su Maradona? Tanto più che in Italia gli uomini che bazzicano col Tango, in genere sono poco interessati al calcio?!
Tanto per iniziare a Buenos Aires non è così: da sempre ogni quartiere (Barrio) ha avuto il suo stadio dove giocava la squadra locale e annesso il club dove magari si ballava per le feste: in estate, per carnevale … Sicuramente anche in Buenos Aires sono più gli interessati al calcio che al tango … come del resto anche da noi!
Però mi è piaciuto questo video con un pout pourri di gol segnati dal mitico, e, soprattutto, la commovente intervista ad un giovane Diego pieno di speranze per il futuro: <<Mi primer sueño es ganar el Mundial …>>.
Il filmato ha come colonna sonora il bellissimo brano “Monserrat” composto da Campodonico dei BajoFondo Tango Club. Un motivo in più per guardarlo!