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Il blog di FAItango

Archivio per 19 Luglio 2007

Voglia di vacanze … romane

Pubblicato da Nonna Papera su Luglio 19, 2007

Vacanze Romane
Matia Bazar – Antonella Ruggiero – Album: Tango (1983)  

ASCOLTA>>

la bella e brava Antonella Ruggiero

Roma dove sei, eri con me
oggi prigione tu, prigioniera io.
Roma antica città, ora vecchia realtà,
non ti accorgi di me e non sai che pena mi fai.
Ma piove il cielo sulla città.
Tu con il cuore nel fango,
l’oro e l’argento le sale da te,
paese che non ha più campanelli.
Poi dolce vita che te ne vai,
sul lungotevere in festa,
concerto di viole e mondanità,
profumo tuo, di vacanze romane.
Roma bella tu, le muse tue,
asfalto lucido, arrivederci Roma!
Monetina e voilà, c’è chi torna e chi va,
la tua parte la fai, ma non sai che pena mi dai.
Greta Garbo di vanità,tu con il cuore nel fango
l’oro e l’argento le sale da te,
paese che non ha più campanelli.
Poi dolce vita che te ne vai, sulle terrazze del corso
vedova allegra, Maitresse dai Caffè,
profumo tuo, di vacanze romane.

Veduta di Roma

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What’s your price

Pubblicato da pietrado su Luglio 19, 2007

Quanto sei disposto a pagare? (Titolo originale “What’s your price?”)
Talvolta è facile aver la sensazione che ciò che accade in una scena di tango (momento di tango) sia più divertente, drammatico, allegro, shockante e, spesso, più incredibile, ma in pratica più veritiero, di quel possiamo trovare, in genere, nelle peggiori Soap-Opera TV o articoli di testa dei nostri “Tabloid” di fine settimana. OK! Potremmo affermare che le persone, che vi sono coinvolte, non sono i soliti attori, celebrità, esperti, in cerca di 15 minuti di “fama”: ciononostante nessuno ha motivo di lagnarsi, perché, chi è in ballo, sta lavorando sodo e dando davvero il massimo di sé!
Le trame, i fili narrativi, sono ovviamente complessi e succosi e, se qualcuno è “tosto” e lungo da afferrare, al punto di doverci star sopra/attorno pazientemente, ma, qualora ci riusciamo, inizieremo ad apprendere il “chi-è-chi” della nostra scena di tango; la nostra capacità di scorgere l’intreccio di quei fili narrativi sarà solo una questione di tempo: tutto si dispiegherà proprio sotto i nostri occhi.
Come avviene per ogni buona trama, qui c’è garanzia di un’infinità di combinazioni possibili tra i fili: competitività, gelosia, invidia, mediocrità, rompicapo mentali e reali, inganno, tradimento, abuso di alcol e droghe, spionaggio commerciale, complotti, alleanze(più o meno etiche), bullismo, dolori e torture fisiche, fallimenti e successi professionali, fusioni emotive (il fondere il motore), crolli nervosi (andare a pezzi, dar giù di testa), fratture relazionali, storie d’amore proibite, mire amorose irraggiungibili e molto altro.
Gli incidenti di percorso, quelli che non hanno niente a che spartire coi fili narrativi principali del “racconto”, non sono mai le vere cause “strappa-lacrime”, ed è tristemente così nonostante la loro frequenza e numeri.
Possiamo sentirci dispiaciuti per le vittime, e dire a noi stessi “che esse, le vittime, sono perlopiù gli innocenti, i disinformati, gli sprovveduti”. Alcuni potrebbero non essere d’accordo ed insistere nel dire “questo non è sempre vero”.
“A fine giornata, tutti pagano un prezzo che possono permettersi (di pagare): tutti sono fin troppo disposti a stare alle regole (del gioco)!”, questo è quel che direbbero il croupier o il guardiacaccia. L’innocenza è presto persa, non appena la ruota comincia a girare, il gioco comincia, la musica suona ed inizia il ballo.
Questo è l’esterno. Per favore venite da questa parte! Se vi va di addentrarvi nell’avventura, vedrete che questa è la vita, che “questo è il tango”, ossia il luogo in cui “piacere e dolore” si fondono, allorché le emozioni sono a nudo, spoglie per esser viste da tutti. Un insieme impressionante ed accarezzante di “ego”: di esami di percezioni del sé, scavando dentro le nostre ed altrui paure, assaporando la passione cruda dei nostri bisogni di creatività e la consapevolezza dei propri limiti, mentali & fisici, sfidando/invitando altri a condividere le proprie lacune: per ricambiare (e insistere nel farlo) – oppure lottare per rifiutarli – i regali/doni del contatto e dell’intimità senza porre domande sul tempo o il luogo, vivendo in alcuni piccoli momenti nei quali il resto della vita può essere gettato nell’abbondanza; inspirando, espirando, ricominciando a vivere in quelle opportunità spesso perse che esistono soltanto in quello superficie/spessore di tempo, tanto sottile, che si chiama “ora (adesso)”.
Questa è la vita, questo è il tango.
Quanto sei disposto a pagare per entrare in partita e giocare?

(preso e tradotto da Pietro Adorni, alla meglio, sudando sette camicie, ma forse ne valeva la pena… da http://24tango.blogspot.com / )

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Serata conclusiva del festival “Ma ville est Tango” Mentone dom 15 luglio 2007: concerto degli Otros Aires.

Pubblicato da Marina su Luglio 19, 2007

Serata conclusiva del festival “Ma ville est Tango” Mentone dom 15 luglio 2007: concerto degli Otros Aires.

Come al solito decidiamo all’ultimo momento, e come spesso accade in questi frangenti, i cellulari si rifiutano di collaborare. Insomma non riuscimo a partire da Genova prima della 18.30. Per fortuna l’autostrada è sgombra e arriviamo senza problemi alle 20.45, il concerto è programmato per le 21.00. Ci informiamo e ci rassicurano: non comincerà prima delle 21.30: abbiamo un po’ di tempo per mettere qualcosa nello stomaco.. Ci inoltriamo nei vicoli di Mentone, sono graziosissimi, ci sono ancora le bancarelle dal giorno prima (14 luglio, festa nazionale) i negozietti sono tutti aperti, i turisti affollano le “mercanzie” esposte allesterno delle botteghe.Troviamo un poste che sembra fare al caso nostro, una bruschetta au chevre, una omelette nature, due birre e un panaché, il conto, s’il vous palit.. oh cavolo sono le 21.45.. il concerto non sarà cominciato, da quando in qua gli argentini cominciamo un concerto in orario.. arriviamo al tendone, “Sin Rumbo”, ci cambiamo le scarpe di corsa, ci laciamo in pista, finisce “Sin Rumbo”, Miguel Di Genova annuncia un pausa, ma da quanto hanno cominciato a suonare?, ci dicono mezz’ora.. auch, questa volta l’abbiamo fatta grossa…

Il tendone è montato in un parco in riva al mare, l’ Esplanade Francis-palmero, un grosso rettangolo bianco, con un palco montato su uno dei lati lunghi e tavoli tutti intorno al perimetro asterno. I tavoli sono in effetti quelli del ristorante interno al festival, infatti sono ci sono quasi ovunque enormi piatti di carne o di pesce, pane vino bicchieri, commensali.. necessariamentela metà di loro dà le spalle alla pista… Non c’è molta gente, parecchi non hanno neanche le scarpe da tango, mi sorprende che in Francia ci siano persone disposte a pagare 25 euro per ascoltare un paio di ore di musica dal vivo, in Italia non succede…

Il musicalizador inizia la sua selezione, Canaro, poi quattro canyengue (Orquesta Tipica Flingston, commenta un amico), certo, stride un po’ con l’energia degli Otros… Invitare è davvero comlplicato, farsi invitare una “missione impossibile”: la prima fila di commensali fa da “muro” intorno alla pista, ma stanno ancora mangiando, mica si possono disturbare.. appena dietro di loro termina la striscia di moquette rossa, quidi noi, come tanti, siamo su uno sterrato che poco si confà ai miei sandali NeoTango (sossolini e terra dopo un po’ fanno tutt’uno con la pianta dei miei piedi..)
Il musicalizador ha qualche problema tecnico, nel corso della serata riesce a fare tutto quello che ti augari non accada in una serata di tango: musiche che non partono,  musiche che partono e si fermano, brani che prima del finale si attaccano al brano successivo già cominciato, e ciliegina sulla torta, quando annuncia la Cumparsita finale, partono una serie di fruscii ritmici che forse in un’altra vita erano un file musicale, prova a far ripartire il brano tre o quattro volte, intervengono i tecnici, non c’è nulla da fare, opta per una versione di Pugliese: il brano continua ad inerrompersi e a ripartire… Per fortuna decide di non mandarci tutti a casa con questo brutto ricordo e ci allieta con altre 4/5 tande senza incidenti!

Ma torniamo al concerto: gli Otros Aires “ci sanno fare”, strumenti classici che si amalgamano perfettamente con gli effetti campionati e con le percussioni (loro per fortuna senza intoppi tecnici, e non è cosa da poco..). La gente sembra gradire, balla, un po’ disordinata (“ma è un tango o una milonga?” “Boh, decidi tu..”). Alla fine concedono ben quattro bis, qundo ormai sono passate le 23.30. Salutano, escono e riparte il musicalizador; magicamente la pista si riempie, facce e scarpe che sicuramente prima non c’erano volteggino soavemete al ritmo del vals. Mi fa un po’ specie che la gente sia arrivata a concerto finito, capisco che così pagavano meno, capisco che un festival e lungo e che l’ultimo giorno fanno male i piedi, capisco anche che non a tutti piacciono gli Otros Aires, però forse l’organizzazione poteva pensarci che così è un po’ antipatico nei confronti dei musicisti.

Ora che la pista è piena si vedono chiaramente due distinte correnti che si incrociano: capelli rasta, camottiere e pantaloni millitari si alternano a gessato, cravatta e Borsalino. L’effetto è un po da sagra di paese, enfatizzato dalle ghirlande di lucine bianche che ornano il tendone, ma nel complesso si sta bene, non c’è una folla eccessiva, la “compagine” italiana supera la metà delle presenze, parecchie facce conosciute, diversi inviti, soprattutto a fine serata, quando si resta davvero in pochi.

Brivido finale: il musicalizador annuncia che una ragazza di San Remo è rimasta senza passaggio per rientrare a casa, ci offriamo  noi, tanto è di strada e posto in macchina ce n’è. Rientro tranquillo, io mi sono addormantata apena entrata in machina e svegliata praticamente sotto casa, alle 6.30, meno male che qiesta settimana siamo in ferie…
A presto.

Marina

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Borges, Calvino…e la Settimana Enigmistica!

Pubblicato da Nonna Papera su Luglio 19, 2007

Che c’azzecca direte voi?

Intestazione della settimana enigmistica

Anche io non avevo mai accostato Italo Calvino a Jorge Luis Borges, benchè siano due autori che adoro: del primo ho letto quasi tutto; il secondo l’ho conosciuto grazie al tango, ma ora ne apprezzo anche gli aspetti “matematici”, le sue labirintiche biblioteche …

Caricatura di J. L. Borges

Oggi pomeriggio facevo un giochino della Settimana Enigmistica: si chiama “L’aneddoto cifrato”. A numero uguale corrisponde una lettera uguale e quando decifri il codice viene fuori un aneddoto. Le uniche due parole di aiuto erano appunto Calvino e Borges. Mi sono incuriosita.

Caricatura di Italo Calvino

Cosa avranno mai in comune questi due signori? Poi ho pensato al mondo fantastico descritto nelle loro opere!

Che vogliamo di più! Ad entrambi aderisce perfettamente la definizione di fantastico data da non ricordo più chi (mi pare un russo, ma non ci giurerei!)

“..il fantastico è tale se l’esitazione di fronte ad un fatto strano o soprannaturale persiste fino alla fine del racconto...”

Ed è questa la senzazione che si prova davanti ai testi dei due autori! Il periodo fantastico di Calvino mi era noto, ma la conoscenza fra i due molto meno. Poi ho scoperto che Borges aveva una bruttissima malattia agli occhi che lo portò lentamente alla cecità. Ma questa orrenda malattia venne da lui utilizzata in senso creativo e la sua potenza visionaria riuscì a sfruttare il terribile male, volgendolo in materia letteraria.

Volete sapere l’aneddoto risultante nella Settimana Enigmistica? Mi perdoni chi voleva scoprirlo da solo…

Italo Calvino era noto per essere uno di poche parole.

Una volta che Borges, ormai cieco, fu avvisato della sua presenza

durante un incontro con alcuni amici, rispose:

<<Lo sapevo già. L’ho riconosciuto dal silenzio!>>.

Un euro e trenta spesi bene!

Un saluto

Chiara

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Bandoneon: struttura interna e manutenzione

Pubblicato da aurorabeli su Luglio 19, 2007

 

Ho trovato un filmato dove si spiega come è fatta la struttura interna di un bandoneon.

Sapevate che in Germania, a Carlsfeld, c’è un museo del bandoneon?

Il sito ufficiale è http://www.bandonion.de/

In Italia, nella città di Castelfidardo delle Marche, esiste invece un museo della fisarmonica che vanta circa 12.000 visitatori l’anno.

La collezione è composta da circa 360 esemplari tutti diversi tra loro, compresa la preziosa collezione Giuseppe Panini (l’indimenticato “re” delle figurine, convinto appassionato dello strumento), molti dei quali “pezzi unici” provenienti da ventidue paesi diversi, ed è affiancata da una tipica bottega artigiana dell’inizio del secolo scorso.

Si segnala la partitura originale di “Adios Nonino” di Astor Piazzolla.

Ulteriori informazioni su orari e prezzi li trovate su: http://www.comune.castelfidardo.an.it/Visitatori/Fisarmonica/museo_fisa.htm

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Buenos Aires Hora Cero: intervista a Los Cosos de al Lao

Pubblicato da aurorabeli su Luglio 19, 2007

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Ieri sera, a Parma, si è tenuto lo spettacolo Buenos Aires Hora Cero organizzato dall’Union Tanghera, compagnia di ballo che ruota intorno a Claudia Codega ed Esteban Moreno, che sono stati  coreografi oltre che protagonisti dell’evento organizzato in collaborazione con ATER, Associazione Teatrale dell’Emilia Romagna.

Di struttura semplice, con brani suonati dalla pregevole orchestra Los Cosos de al Lao intervallati da pezzi ballati in coreografie di gruppo o delle singole coppie, il risultato è piacevolmente equilibrato, dando risalto a tutte le individualità.

Che non sono individualità da poco.

Con Claudia ed Esteban ieri sera ballavano Celine Ruiz e Damian Rosenthal oltre a  Marcela Guevara e Stefano Giudice (metto i nomi delle ballerine davanti a quelli degli uomini in violazione alla tradizione del mondo del tango che vede premessi  gli uomini, ma chiedo venia)

Ho avuto la fortuna di fare una chiacchierata con tutti i protagonisti della serata i quali, molto gentilmente, si sono fermati un po’ con me a raccontarmi le loro esperienze.

Inizio a raccontarvi le loro idee partendo da quello che mi hanno detto i membri dell’orchestra, riservando per i post dei prossimi giorni le parole degli altri (sito ufficiale www.loscososdeallao.com.ar).

E’ il bandoneonista, Gustavo Paglia, il membro più antico del gruppo ed il superstite della formazione originaria, con la quale aveva iniziato a collaborare 12 anni fa, il più comunicativo ed estroverso. Ma tiene a precisare che loro non sono né gerarchicamente organizzati né ruotano intorno ad un’unica persona, quanto risultano  essere piuttosto un gruppo più anarchico dove si condividono le scelte ed ogni persona porta le sue esperienze musicali ad arricchire gli arrangiamenti, alla fine predisposti da lui.

Pone quindi gli accenti su questa ricerca di stare bene insieme, in armonia, che diventa modo di condividere esperienze e scelte in tranquillità e con l’apporto di tutti.

Il contrabbasso, Adrian De Felippo, sintetico, conferma che è rimasto in questo gruppo con cui collabora da un anno proprio perché si trova bene come ambiente, altrimenti avrebbe cambiato se avesse trovato condizioni diverse.

Continua Gustavo affermando che a questo risultato contribuiscono anche i ballerini. Questo sia da un punto di vista umano, perché il gruppo è coeso e funziona, sia da un punto di vista musicale. Infatti loro, abituati a salire sul palcoscenico con coppie di ballo, si confrontano anche con questi artisti e con le loro esigenze per le scelte di orchestrazione e questo produce il risultato finale.

E’ interessante l’affermazione di Fabian Adell, che suona il piano e da soli due mesi si è unito al gruppo.

Alla mia domanda se abbia trovato subito una sintonia con gli altri mi ha risposto che lui ritrova nel tango strutture della musica classica barocca.

Nel tango, ha detto, c’è una sorta di base tradizionale che tutti conoscono e che fa da guida comune, e che poi dalla comunicazione reciproca nasce il nuovo gruppo accessibile umanamente e musicalmente.

Il gruppo è poi completato da un violinista molto bravo, Rudy May.

La serata si ripeterà il 20 luglio a Civitanova Marche al Teatro Rossini e consiglio di farci un salto.

Ho trovato un unico enorme difetto nella serata, condiviso dagli altri tangheri presenti: a fine serata ci è rimasta la voglia di ballare sulla loro musica, e ci sarebbe piaciuto organizzare una milonga estemporanea sulla pista.

Ma, sig, questo non sempre è possibile!

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Il suonatore di Bandoneon

Pubblicato da Nonna Papera su Luglio 19, 2007

Vincenzo Todisco, è figlio di immigrati italiani e forse, proprio per questo, sa descrivere così bene, attraverso gli occhi del nipote, la storia di Ermanno Guidi, il suonatore di bandoneòn.

Vincenzo Todisco - Il Suonatore di bandoneon - Ed. Casagrande

In realtà il bellissimo libro è la storia di Pablo Flores, un ragazzino “argentino d’origine, italiano di nascita, svizzero d’adozione, apolide di pensiero e tanghero per ambizione e passione”, che scopre il tango nelle cantine di un Grand Hotel dell’Engadina subendone il fascino e del suo viaggio speciale che lo porterà in Argentina – terra amata e mai vista - sulle tracce di un nonno vissuto ai limiti della leggenda (c’è di mezzo anche il Che).

Il bello del libro, quello che è piaciuto a me, è che l’autore descrive le emozioni, le senzazioni dei protagonisti, anche attraverso le parole dei tanghi più o meno conosciuti: “el corazon al sur”, “en esta tarde gris”,”naranjo en flor”, “adios muchachos”, “tomo y obligo”, “mi Buenos Aires querido”, “ballada para un loco”, “la cancion de Buenos Aires”, “rondando tu esquina” solo per citarne alcuni.

Vi riporto due descrizioni tratte dal libro: la prima su cosa sia Buenos Aires per il protagonista, la seconda su cosa sia il tango per la sua ballerina.

Calamita del mondo. Migliaia e migliaia di uomini stanchi e donne e bambini che un mattino di nebbia avvistano il tuo porto e pensano eccola lì! Citta-formicaio. Davanti, il mare – infinito -, e dietro, lontano la Pampa – infinita -, e lei lì in mezzo tra acqua e terra, tra due cose che non finiscono, Buenos Aires. Mitica terra promessa. Culla del tango e dei versi di Borges. Voce rauca dell’arrabal e gatti che strisciano silenziosi tra le note di una canzone….”

(foto di Buenos Aires dal Mar del Plata negli anni 40-50)

Mar del Plata negli anni 40-50

Abrazo tanguero

Il tango secondo Maria

Devi essere duro y violento e poi dolce y triste e devi llorare [piangere] e sentirte solo quando mi stringi. Cercame con affanno. Quando mi trovi, yo te sfuggo. Ci prendiamo e ci lasciamo. Esta es la danza de una mor que no ha pace

 ”Vincenzo Todisco -Il suonatore di bandoneon – Ed. Casagrande”

Un consiglio per una bella lettura sotto l’ombrellone!

Chiara

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