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Il blog di FAItango

Paris c’est toujour Paris!

Pubblicato da Chiara su Maggio 9, 2008

Il tango cancion, fin dai suoi esordi, ha visto trattare più o meno gli stessi temi: le donne, l’amore, la mamma, l’emigrante, il barrio, il mondo campero, l’uomo tradito, ecc… Fra questi temi, sin dai primi anni, non è mai mancata la grande Parigi, con il suo fascino e il suo mistero! E spesso guardando uno scorcio di Montmartre mi sembra di vedere BsAs!

Un farol de Montmartre - Foto by Muffin

Parigi è stata sempre un importante punto di riferimento per il tango (perchè lo era per gli argentini in genere): vi si sono trasferiti i primi maestri, le prime orchestre. Ma lo scambio non è stato mai a senso unico. Anche Parigi ha regalato molto al tango porteño…anche se c’è chi sostiene che non sia stato un gran regalo!

Possiamo pensare che il primo tango in cui si sia sentito l’odore di Parigi, sia stato Griseta, di Delfino e José González Castillo. Nel 1924, la storia della francesita, che vuol vivere come le eroine della letteratura francese, entra nelle case di ogni porteno…(ne abbiamo parlato anche QUI).
Ma l’amore e l’interesse dei porteni per la capitale francese, si ritrova in molti altri tanghi.

Madame Ivonne di Cadicamo e Pereyra è un’altra francesina che affoga i dispiaceri nei vizi, per dimenticare l’uomo e il tango che l’hanno portata in Argentina.
Però se da una parte troviamo un parigino, uomo o donna che sia, che ha lasciato la Francia per seguire l’amore (quasi sempre finito male), dall’altra troviamo un argentino che ricorda, rimpiange, maledice, l’amore e le gioie incontrate a Parigi.
Ad esempio Anclao en Paris di Lenzi e Collazo è il lamento di un porteño che, vivendo a Parigi, vuole rivedere la sua terra; anche il mitico Comme il faut di Eduardo Arolas e Gabriel Clausi, per di più francese sin dal titolo!
Ma sono veramente tanti i tanghi sul tema parigino e non intendo farvi tutta la lista! :-)

Tango en Montmartre - Foto by Kilobar

Già! Parigi, la ciudad bruja, come la definisce Carlos Max Viale nel tango Aquel cuartito de la pensión; Parigi, la città dove piove sempre (questo lo dice anche il più moderno Caceres), la città desiderata, per i suoi divertimenti, le sue notti, le sue donne … ma non c’è amore che tenga, la nostalgia la fa da padrone:

No quiero ni recordar allá en París aquellas noches de frío.
Entré en un bar y una orquesta tocaba un tango argentino…
¡cómo me puse a llorar!

Queste parole di Contursi, nel tango Cómo me puse a llorar rendono davvero bene l’idea!!!

Alle volte mi piace scegliere i tanghi di una tanda in base al tema che trattano…e questo di Parigi è uno dei miei preferiti! Lo so che magari se ne accorgono in pochi…però a me piace giocare con questo pazzo tango! ;-)
E voi, lo avete mai ballato un tango “parigino”, magari proprio a Parigi? :-D

Tango sulla Senna - Foto By Milliped

Un caro saluto
Chiara

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I quadri di Roberto Volta

Pubblicato da Chiara su Maggio 8, 2008

Roberto Volta è un pittore argentino, nato a Río Tercero di Córdoba nel 1946. Vive però a BsAs da quarant’anni. E a BsAs lavora, espone, studia e insegna; nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo talento. Molti relativi ai suoi lavori sulla rappresentazione del tango (maggiori info nel suo SITO).

L’artista accanto a una sua opera

Bellissimi i suoi lavori sulla rappresentazione tradizionale del tango: dai personaggi che lo animano come Gardel, i malevos, las parejas, alle cose che ne rappresentano l’essenza; il farolito, la milonga, la sigaretta….

Farolito plateato

Originalissima la sua visione onirica del tango: i ballerini, gli strumenti, gli ambienti del tango si fondono in un inaspettato tutt’uno, regalandoci fantastici personaggi. Finché vediamo uscire dal quadro persino le note di un tango.

Bandoneando

La onirica tangueria

Utilizzando gli strumenti principe del Tango, la vecchia chitarra e in nuovo bandoneon, sa ricreare atmosfere di sogno in cui vivono i suoi personaggi. La musica, i ballerini, gli strumenti, le movenze sono una cosa sola: Tango!

Guitarra y bandoneon - Un solo corazon

Molto belli davvero. Nel VIDEO una intervista al pittore: una presentazione dei suoi lavori, della sua tecnica della sua passione per il tango.
Un caro saluto
Chiara

 

 

 

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Vedo tango

Pubblicato da Chiara su Maggio 8, 2008

Bronze sculpture by Richard Macdonald

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Dark tango

Pubblicato da aurorabeli su Maggio 7, 2008

Julio e Corina ballano i Bajo Fondo…..

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Una pausa comica: Les Luthiers

Pubblicato da Chiara su Maggio 7, 2008

Les Luthiers, per chi non li conosce, è un gruppo musicisti-comici formatosi in Argentina nel 1967. Famosi in tutto il mondo ispanico per i loro particolari strumenti, tutti fabbricati per gli spettacoli dagli stessi componenti del gruppo. E anche i brani e i testi, spassosissimi, sono composti da loro stessi. Per maggiori info vi rimando al loro SITO.

Per farci una serena risata e per far capire lo spirito del gruppo a chi non li conosce, ho scelto il loro bolero “Perdonala“: potrebbe essere la storia di un amore, tipica di un tango; il protagonista racconta la sua storia con lei, di tutte le malefatte che lei gli ha fatto. Il coretto degli amici, di contorno al racconto, è a dir poco impagabile: iniziano con un suggerimento scontato: “perdonala”, “comprendila” ma poi quando sanno che lei li considera dei mentecatti, passano a un “dimenticala” e il finale è un capolavoro, ma non ve lo voglio rovinare! Buona visione!!! :lol:

Per chi non capisce la lingua vi faccio un breve riassunto della storia … ma non può competere con l’originale (QUI) soprattutto con le espressioni inconfondibili dei “liutai“, da non perdere nel video!

Cantante: non voglio più vivere con Ester, ciò che mi ha fatto non può essere perdonato, che se ne vada, non mi piace soffrire, certe cose si devono solo dimenticare.
Amici: perdonala, perdonala, è dolce, ti è fedele, è una signora. Perdonala, perdonala e stai sicuro che ti ama.
Cantante: non voglio più vivere con Ester. Ciò che si poteva perdonare l’ho perdonato; stasera mentre se ne andava mi ha confessato di non avermi mai amato.
Amici: perdonala non ostante tutto, torna a quei dolci baci. Ester è onesta, presente e sempre fedele.
Cantante: Non voglio più restare con Ester, la nostra vita è stata amara come la bile. Stasera mentre se ne andava mi ha confessato che non mi è stata fedele!
Amici: comprendila, stai calmo, furono solo una ventina, fino a ieri, e pensa che in fondo all’anima questa ragazza è una moglie dolce!
Cantante: non posso vivere con Ester, non posso perdonare questa ragazza. Stasera quando già stava uscendo, mi seguì per la casa brandendo un’ascia!
Amici: tollerala, è solo una ragazza. Conviene che non la vedi qualche giorno. Le migliori coppie litigano e quasi tutte si seguono con un’ascia!
Cantante: non voglio più vivere con Ester. I miei amici non le son mai piaciuti. Stasera uscendo mi ha detto che per lei son tutti dei pezzenti.
Amici: dimenticala, devi dimenticarla, di questa strega devi liberarti. Però prima di dimenticarla raccontaci cosa ti ha fatto di così tremendo che non puoi perdonarla
Cantante: ciò che mi ha fatto è stato tremendo per questo non posso perdonarla: stasera, quando già se ne stava andando…ha deciso di restare! :lol:

Un caro saluto
Chiara

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Lampada Tango

Pubblicato da aurorabeli su Maggio 6, 2008

Ho un amico che di lavoro fa il fabbro, e che ama ideare lampade ed altri oggetti di uso quotidiano nel tempo libero, usando gli stessi materiali che usa nella sua professione per stupire sè stesso e gli altri. Gli ho chiesto come gli vengono le idee. Mi ha risposto tenendo in mano le cose, pensando che magari una cosa si può usare in un altro modo, e pian piano realizza le opere finali lasciando libera la fantasia. Francamente le trovo bellissime.

Andandolo a trovare ho scoperto che ha creato questa lampada  ”Tango”. Personalmente non ho capito immediatamente perchè l’abbia chiamata così, mentre Isabella invece, esperta d’arte moderna, ci è arrivata subito.

Non voglio darvi dritte, lascio alla vostra fantasia comprendere cosa l’ha ispirato.

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Ma le donne ….

Pubblicato da Chiara su Maggio 6, 2008

La querelle, se mi perdonate il francesismo, è nata a seguito di questo POST su Tangoquerido e a questo POST di Nick qui su FAIBlog. Ma il discorso sulla ballabilità o meno di Piazzolla ha preso per me una nuova piega.

Personalmente mi ha fatto pensare il commento di Scarlett che chiedeva più Piazzolla da ballare in milonga. Così mi sono chiesta se abbia senso per noi donne chiedere o meno una musica piuttosto che un’altra. Tanto, mi sono detta, se la musica non piace ai nostri ballerini, mica ballano! Dunque son gli uomini che “scelgono” la musica.
Nick sostiene che i ballerini amano il compas, chiedono musica con compas e Piazzolla li spiazza un pò.
Ho riflettuto a lungo e sono arrivata alla conclusione che spesso i ballerini vogliono il compas perchè con il ritmo, la cadenza, è più facile gestire una donna.

Mi spiego. Ballo sempre più spesso da uomo: mi piace interpretare la musica, ma come uomo mi sento veramnete una principiante. Scelgo spesso di ballare musiche molto cadenzate: Donato, D’Arienzo, un certo Canaro, Biagi, Rodriguez, ecc… Evito Pugliese, De Angelis, Fresedo, Di Sarli, Piazzolla, un pò perchè mi piace ballarli da donna, un pò perchè senza una cadenza ben marcata mi è difficile gestire la ballerina. Molte ballerine seguono il ritmo, ascoltano la musica, e questo, se da un lato ti aiuta quando sei principiante, dall’altro ti ostacola se vuoi “interpretare” una pausa, un tango più dolce, fare qualcosa di diverso.
Nel mio caso la difficoltà nasce anche da un abbraccio che non sempre riesce a essere ben chiuso: marcare in abbraccio stretto è più semplice, ma molto spesso le donne, per problemi di incompenetrabilità dei corpi (le tanto amate tette) o per una sorta di pudore (abbracciare una donna? No grazie), stanno distanti e dunque mi è difficile anche fare una Claesita.

Però il problema di fondo è che “vanno” da sole…sentono la musica e partono. Per fermarle ci vogliono comandi vigorosi…che a me non piace dare, che spesso non so dare, e dunque scelgo il compas e via col ritmo.

Ma questo capita anche agli uomini o è solo un mio problema? E può essere questa la cuasa della richiesta di musica che fanno? Ed è vero che noi donne possiamo solo sperare in certa musica ma poi alla fine a scegliere sono i maschietti?
A voi le risposte! :-)

Un saluto
Chiara

 

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Un tango una storia: La copa del olvido

Pubblicato da Chiara su Maggio 6, 2008

Il tango di cui vi parlo oggi è uno dei tanti tanghi che sono stati scritti appositamente per un sainete porteno. Il sainete (imparentato con la zarzuela spagnola) non è altro che una scenetta che rappresenta la realtà dei sentimenti e dei drammi umani (avete presente il nostro Mario Merola a Napoli…ecco! Più o meno potete farvi una idea). Queste operette teatrali, a carattere popolare e giocoso avevano spesso gli immigranti come protagonisti e oltre a divertire, facevano riflettere sui problemi sociali derivati dal fenomeno dell’immigrazione. Ovviamente un sainete scritto a Buenos Aires non poteva non essere imbevuto di tango. (QUI maggiori info sul sainete…anche se ci sarebbe un mare da dire…ma un pò alla volta! ;-) )

E’ anche il caso dunque del sainete ”Cuando un pobre se divierte” di Alberto Vacarezza. Nel 1921, per accompagnare un atto dello stesso, Vaccarezza chiede la musica a E. Delfino, famoso autore di un tango ben in auge all’epoca (Milonguita). Così Delfino compone il tango La copa del olvido, dedicandone la partitura al leggendario Pascual Carcavallo, impresario del Teatro Nacional, in cui andava in scena quel sainete.

Le mitiche parole sono ovviamente di Vaccarezza, autore di tutto el sainete. Bellissime e intense

¡Mozo! Traiga otra copa y sírvase de algo el que quiera tomar,
que ando muy solo y estoy muy triste desde que supe la cruel verdad.
¡Mozo! Traiga otra copa que anoche, juntos, los vi a los dos…
Quise vengarme, matarla quise, pero un impulso me serenó.
Salí a la calle desconcertado, sin saber cómo hasta aquí llegué
a preguntar a los hombres sabios, a preguntarles qué debo hacer…
Olvide, amigo—dirán algunos—, pero olvidarla no puede ser…
Y si la mato, vivir sin ella, vivir sin ella nunca podré.
¡Mozo! Traiga otra copa y sírvase de algo el que quiera tomar…
Quiero alegrarme con este vino a ver si el vino me hace oluidar.
¡Mozo! Traiga otra copa y sírvase de algo el que quiera tomar.

 

(Cameriere, dammi un altro bicchiere e servi lo stesso a chi vuole bere, perchè son molto solo e triste dopo aver scoperto la crudele verità. Cameriere dammi un altro bicchiere, che stanotte li ho visti insieme … volevo vendicarmi, volevo ucciderla, ma non so come, mi sono calmato. Ho fatto la strada come intontito e senza accorgermene son arrivato qui, per chiedere agli uomini più saggi cosa devo fare. “Dimentica amico”, mi diranno alcuni, però dimenticarla … non può essere. E se la uccido, vivere senza di lei non mi sarebbe possibile. Cameriere un altro bicchiere che voglio bere … voglio rallegrarmi con questo vino e vedere se il vino mi farà dimenticare. Dammi da bere e servi lo stesso a chi ne vuole)


 

Il primo a cantare il brano fu dunque l’attore Josè Ciccarelli; ma il tango entrò subito nella leggenda e lo registrò anche Gardel (QUI con le chitarre di Ricardo e Barbieri). Ovviamente nella decada de oro, venne ripreso da moltissime formazioni.
Delfino spesso si lamentava che questo tango gli portò tanta fama ma pochi soldi. Benchè tutti in casa avessero una partitura di questo tango (per farlo suonare al/alla pianista di casa), molte di queste partiture erano pirata!
Eggià! La piaga delle copie, seppur non dei dischi bensì delle partiture era già ampiamente in forza!
Racconta lo stesso Delfino: Del tango La copa del olvido, il mio editore non arrivò a vendere 5000 copie legittime. L’edizione clandestina, in cambio, piazzò due milioni di esemplari. Chiaramente anche perchè lo vendevano a un prezzo più basso, visto che non pagavano i diritti e la stampa era a bassa risoluzione e la carta di infima qualità. Eran fatte con così poca attenzione che mancava poco che non si vedessero le note o fossero sbagliate. Così ciascun esemplare costava due centesimi e guadagnavano molto vendendolo a dieci, perchè la tiratura era di migliaia di copie. Invece l’edizione legale non poteva costare meno di 40 o 50 centesimi. In qualsiasi ripostiglio si improvvisava una “casa de musica”. I falsificatori facevano fortuna (bellissimo che dice “hacian su agosto”!). La legge non li proteggeva ne li copriva, ma nemmeno li puniva. A volte sequestrava i locali, ma i falsari sapevano evitare le pene maggiori. Mi ricordo di uno di questi usurpatori che sosteneva di essere innocente “rovistate dappertutto!” diceva ai polizziotti “vedrete che qui non ci sono stampe clandestine” Ed effettivamente non c’erano…in vista! Per caso uno alzò una grata scoprendo gli stampati che erano stati nascosti la sotto….”

Sicuramente, dice Josè Gobello nel suo reportage, questi numeri non possono essere del tutto veri, ma sicuramente l’esagerazione nasconde un fondo di verità: le stamperie clandestine e il gran successo del brano! Dunque nulla di nuovo sotto al sole! :-D
Se in milonga vi metteranno la versione più usata, quella di Tanturi-Castillo (QUI), avrà per voi un nuovo sabor e ve la godrete un pò di più! Almeno per me è così! ;-)

Un caro saluto
Chiara

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Omaggio a Antonio Agri

Pubblicato da Chiara su Maggio 5, 2008

Antonio Agri nacque a Rosario il 5 maggio del 1932. Un violinista eccezionale.

Il giorno seguente alla sua morte per cancro nel 1998, sul Clarin di BsAs scrivevano: “Quasi autoditadda, trascorse la maggior parte della sua carriera con Astor Piazzolla, che lasciò solo per lavorare, come violinista, nell’Orchestra Stabile del Teatro Colon”. Pare che per questo abbandono Piazzolla ci rimase molto male, dopo averlo portato con se in giro per tutto il mondo (anche a Roma lo abbiamo visto nelle registrazioni di Piazzolla con Mina).

Diceva lo stesso Agri: “Astor mi disse di tutto, che lo lasciavo per le scure assi del Colon, che cercavo la sicurezza di una pensione… E aveva ragione. Mozart o Vivaldi non mi hanno mai dato quello che mi ha dato il tango. Quello che sono lo devo al tango“.
Certamente Piazzolla gli aveva dato tutta la libertà che l’estro di Agri richiedeva: se qualche volta Agri, suonando, aggiungeva qualcosa allo spartito di Piazzolla, prima ancora che lo stesso aprisse bocca, il violinista lo apostrofava dicendo “Zitto! Sto lasciando un contributo!” :-)

Per omaggiarlo, vi faccio riascoltare uno dei capolavori che amo di più: Agri, Morgado e Goyeneche in un Viejo Ciego da brivido…tre grandi musicisti … tre grandi autori, Manzi, Piana, Castillo … un gran tango (QUI). E come si dice ”Agri dejo el violin y esta tocando el arpa!”

Un caro saluto
Chiara

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I Tanghi che mi Piacciono: El Adiòs

Pubblicato da dctango su Maggio 4, 2008

El Adiòs
Letra: Virgilio San Clemente
Musica: Maruja Pacheco Huergo
1937

En la tarde que en sombras se moria,
Nella sera che moriva tra le ombre,
buenamente nos dimos el adios;
alla buona ci siamo dati l’addio;
mi tristeza profunda no veias
non vedevi la mia tristezza profonda
y al marcharte sonreiamos los dos.
e andandotene sorridevamo tutti e due.
Y la desolación, mirandote partir
e la desolazione guardandoti partire
quebrada de emoción mi pobre voz…
interrotta dall’emozione la mia povera voce…
El sueño más feliz moria en el adios,
Il sogno più felice moriva nell’addio,
y el cielo para mi se oscurecio.
ed il cielo per me si oscurò.

En vano el alma
Invano l’anima
con voz velada
con voce velata
volco en la noche la pena…
riversò nella notte la pena…
Solo un silencio
Solo un silenzio
profundo y grave
profondo e grave
lloraba en mi corazón.
piangeva nel mio cuore.

Sobre el tiempo transcurrido
Passato il tempo trascorso
vives siempre en mi,
vivi sempre in me,
y estos campos que nos vieron
e questi campi che ci hanno visti
juntos sonreir,
insieme sorridere,
me preguntan si el olvido,
mi chiedono se l’oblio,
me curo de ti.
si è preso cura di te.
Y entre los vientos
E tra i venti
se van mis quejas
se ne vanno i miei lamenti
muriendo en ecos,
morendo in echi,
buscandote…
cercando te…
Mientras que, lejos,
Mentre che lontani,
otros brazos y otros besos
altri abbracci e altri baci
te aprisionan y me dicen
ti imprigionano e mi dicono
que ya no has de volver.
che ormai non devi tornare.

Cuando vuelva a lucir la primavera,
Quando torna a risplendere la primavera,
y los campos se pinten de color,
ed i campi si dipingono di colori,
otra vez el dolor y los recuerdos
un’altra volta il dolore ed i ricordi
de nostalgias llenaran mi corazón.
riempiranno il mio cuore di nostalgia.
Las aves poblaran de trinos el lugar
Gli uccelli popoleranno il luogo di stornelli
y el cielo volcara su claridad…
ed il cielo rovescerà il suo chiarore.
Pero mi corazón en sombras vivira,
Ma il mio cuore vivrà nelle ombre,
y el ala del dolor te llamara.
e ala del dolore ti chiamerà.

En vano, el alma
Invano l’anima
dira a la luna;
dirà alla luna;
con voz velada la pena
con voce velata la pena
y habra un silencio
e ci sarà un silenzio
profundo y grave,
profondo e grave,
llorando en mi corazón.
che piange nel mio cuore.

Francisco Canaro Qui; Angel Vargas y Armando Lacava Qui; Argentino Ledesma Qui; Hugo Del Carril, Qui.

Ancora una volta il tema dell’abbandono e della sofferenza per la lontananza della persona amata in questo bellissimo tango del 1937.

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Tango: soldi soldi tanti soldi….

Pubblicato da Chiara su Maggio 4, 2008

Lo que hace falta es empacar mucha moneda,
vender el alma, rifar el corazón,
tirar la poca decencia que te queda…
Plata, plata, plata… plata otra vez…
Asi es posible que morfes todos los dias,
tengas amigos, casa, nombre… y lo que quieras vos.
El verdadero amor se ahogo en la sopa:
la panza es reina y el dinero Dios…
Que culpa tengo si has piyao la vida en serio?

Quello che è importante è accumulare un sacco di soldi,
vendere l’anima, mettere all’asta il cuore,
fottere la poca decenza che ti è rimasta…
Soldi, soldi, soldi, … ancora soldi…
Così puoi mangiare tutti i giorni,
avere amici, casa, fama…e tutto quello che vuoi.
Il vero amore è affogato nella minestra:
la pancia è la regina e i soldi il tuo Dio….
Che colpa ne ho se ho preso la vita sul serio…

QUE VACHACHE! - Enrique Santos Discépolo - 1926
QUI la versione di Gardel e QUI di Canaro con Charlo

 

Foto by Ainower

Mi ricorda tanto Soldi Soldi Soldi di Betty Curtis - 1962 (QUI)

Soldi, Soldi, Soldi, tanti soldi, beati siano soldi
I beneamati soldi perchè chi ha tanti soldi vive come un pascià
E a piedi caldi se ne sta!
Prendi, spandi e spendi non domandare da dove provengono
Dindi, tanti dindi che nelle tasche ti fanno din-din-din ….

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Vedo tango

Pubblicato da Chiara su Maggio 4, 2008

Un tango? Ole! E vamos de caschè!  :-)

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Tango differenziato

Pubblicato da Chiara su Maggio 3, 2008

Mi è capitato in questi giorni di dover indicare il livello di alcuni ballerini per capire quali corsi di uno stage avrebbero potuto frequentare. Premesso che penso che ciascuno possa frequentare quello che vuole, pure se non è del suo livello (salvo poi che se si trova male son fatti suoi), mi sono trovata in difficoltà!

 

In base a cosa posso definire un ballerino principiante, intermedio o avanzato? E questi livelli hanno delle sotto-distinzioni? Si va in base ai mesi di scuola, alle figure, alla “proprietà” di marcacion?
Direte che potevo direttamente chiedere agli interessati! Ma so già che si sarebbero tutti molto sottovalutati. Sono pochi i sicuri di se che ammetterebbero di essere avanzati (salvo poi fare subito la battutina, aggiungendo che sono avanzati nel senso di rimasti….) :-)
Insomma il tango si può “differenziare” per livelli di apprendimento?

Ma dico io: proprio a me è toccata sta “scelta”? Scegliere! Che difficile! Faccio fatica anche a scegliere in quale bidone buttare la spazzatura, da quando in casa ne ho quattro per la differenziata! ;-)

Un caro saluto
Chiara

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La mujer bionica

Pubblicato da emanuele su Maggio 3, 2008

Ebbene si, lo sappiamo tutti: fra le nostre tanguere è molto diffuso il complesso del “ce le ho piccole“. Hai poco a dire che non è bello scontrarsi con colline di silicone; ribattono che “senza”, non ci si alza mai dalla sedia.

libro

Siccome poi, se sono insoddisfatte di sé, le nostre donne diventano tristi, e se son tristi non viene voglia di invitarle, forse è meglio un po’ di silicone, che uno sguardo da tapiro!

labbra a canotto? certo! nasino francese? evvai!

naso

Liposuzione, Mastoplastica, Botulino, chi più ne ha più ne metta…

Com’è la vostra tanguèra bionica ideale? gambe lunghe, vita stretta, fianchi sinuosi…

(i chirurghi plastici ringraziano)

E voi donne, cosa sareste disposte a fare, per tirarvi un po’ su? chirurgia o palestra?

(e consolatevi: anche noi maschi abbiamo i nostri bei sacrifici da fare… pensate che io praticamente non mangio aglio da due anni…)

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Musica fratelli!

Pubblicato da Chiara su Maggio 2, 2008

Nella storia del tango non è stato raro trovare intere famiglie di musicisti che si son dedicati allo stesso genere. Forse perchè le famiglie erano numerose, forse perchè in casa si respirava aria di musica, forse perchè c’erano parecchie origini italiane e si sa…gli italiani avevano famiglie numerose…e sono un popolo di musicisti e navigatori… ;-)
Sta di fatto che molti dei nostri amati beniamini erano imparentati.

Una orchestra di Julio De Caro

I primi che mi vengono in mente sono i Greco (Angel, cantante e chitarrista con Vicente, bandoneonista e direttore, entrambi compositori); oppure i De Caro (Angel, violinista e direttore con Francisco, pianista, anch’essi entrambi compositori); gli infiniti Lomuto (Enrique e Francisco, pianisti, direttori e compositori con Victor, bandoneonista e chitarrista; Hector il direttore … ne ho dimenticato qualcuno, a parte mamma e papà?). E come non nominare i più famosi: i Canaro (Francisco, violinista e direttore con Juan, bandoneonista, direttore, entrambi compositori); o i Caló (Miguel, bandoneonista con Roberto, pianista, cantante e attore, nonchè entrambi direttori e compositori); e che dire dei Fresedo (Emilio, poeta e violinista con Osvaldo, bandoneonista, direttore e compositore).

Una delle orchestre di Francisco Canaro

Poi c’era anche il terzetto dei Di Cicco (Ernesto, bandoneonista, Fioravanti, pianista e Minotto, bandoneonista, compositore e direttore).
Ce ne sono veramente tanti ancora, ma quelli che non posso dimenticare sono i fratelli Pizarro: anche loro in cinque! :-)
Parliamo di Alfredo, bandoneonista e direttore; Domingo, chitarrista e direttore; Juan José, bandoneonista e compositore; Manuel, bandoneonista, direttore e compositore; e per finire Salvador, bandoneonista e direttore.

Una orchestra di Francisco Lomuto (fra i bandoneon Manuel Pizarro)

Questa rassegna non tiene conto poi delle donne di famiglia. Sicuramente almeno una sorella per famiglia suonava il piano secondo il costume dell’epoca, poi magari però non lo faceva per il pubblico se non per pochi amici.
La cosa più curiosa era che spesso i genitori, entrambi o uno dei due, non volevano che i figli si dedicassero alla musica, perchè era diffusa la credenza (forse fondata) che la vita del musicista era una vita da dissoluti, senza grandi prospettive lavorative. Qualche volta un genitore musicista invece incoraggiava il figlio a studiare, ma per generi più classici… Non era il caso dei Lomuto, con mamma e papà musicisti, quasi per forza dovevano seguire il solco… A quanto pare, in un modo o nell’altro, questi ragazzi un appoggio per coltivare la passione musicale lo hanno trovato. Ad esempio la nonna di Manuel Pizarro pensò a fomentare la passione per la musica dei nipoti. Racconta infatti lo stesso Manuel che fu lei a comprargli il primo bandoneon per seguire le lezioni di Juan Maglio Pacho. Emmenomale! Si poteva rinunciare a un simile maestro? :-)
Quasi quasi me la vedo davanti questa nonna! :-)

Una formazione di Minotto di Cicco 

Spesso poi lavoravano insieme gli uni con gli altri, in uno scambio di famiglie da capogiro: capitava che uno dei fratelli Piazarro suonasse con uno dei Greco, oppure per uno dei Canaro; e che la settimana dopo invece un altro Greco suonasse con lo stesso Pizarro ma con un altro Canaro… e quando poi si incontravano all’estero, magari a Parigi? Un Lomuto con un Canaro, un Calò con un Fresedo, un Di Cicco a suonare per un Fresedo e così via … Questo splendido mischione di fratelli di tango! Mi affascina e incuriosisce! :-D
Ma c’è da perderci il sonno per star dietro a tutte le combinazioni! :-)

Un caro saluto
Chiara

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Tra sacro e profano

Pubblicato da Chiara su Maggio 1, 2008

L’ho visto e non ci potevo credere! Ma non credo sia uno scherzo!
Un nuovo musical di tango. Sempre chiediamo nuove idee, nuovi schemi per gli spettacoli di tango, che rischiano di essere uno la copia dei precedenti. In questo caso forse la novità c’è , ma … sarà troppa tutta in una volta? :-)
Lo spettacolo si intitola “Sebastian Tango” e si presenta così:

Un titolo un programma: “Sebastián Tango” è un Musical ispirato alla vita del martire cristiano San Sebastiano, soldato romano a capo della Guardia Imperiale. Morì per difendere i cristiani durante le persecuzioni di Diocleziano. Nell’iconografia classica è rappresentato legato e trafitto da numerose frecce. Si narra che comunque non morì per effetto delle frecce, perchè raccolto e curato da pie donne; però cercando il martirio tornò da Diocleziano per rimproverarlo dei suoi gesti e questo lo condannò a morte, stavolta assicurandosi che fosse morto!

Mantegna - San Sebastiano

Tornando al nostro spettacolo (uno spettacolo nel vero senso della parola!) la storia è ambiantata in una milonga ben poco tradizionale. L’ambientazione è in una sorta di chiesa barocca dove scene di sesso si confondono a suon di tango. Sebastian (Giovanni Bermond), il ballerino protagonista, figlio della padrona del locale (Daniela Arcuri anche coreografa) , si innamora di uno dei prostituti del posto (David Palo). La fidanzata (Tamara Bisceglia), gelosa, chiede aiuto al ruffiano (Alejandro Figliolo) per dividerli. Ma i fatti portano a un finale tragico…

La brillante idea è di Rodrigo Cervantes Ramírez, le coreografie sono di Rubén Cuello e Daniela Arcuri;  la musica di Martín Bianchedi.
Dunque una storia d’amore che mostra le passioni umane portate all’estremo: seduzione, tradimento, sesso, martirio, misticismo e morte si combinano per raccontare un intreccio. Ed è la combinazione per mettere in scena tutte le coppie del tango: uomo con uomo, donna con donna; il tradizionale uomo-donna rimane solo una delle alternative! Il trionfo del tango queer!

Ovviamente la recensione non è mia! Mica ho visto sta cosa! Ho solo tradotto quello che ho trovato nella presentazione sul sito dello spettacolo.
Nello stesso sito anche i giorni e i luoghi di programmazione a BsAs. Chi si sacrifica e va a vedere se è tutto vero? :-)

Un caro saluto
Chiara

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Balli? Solo se guido io…

Pubblicato da Chiara su Maggio 1, 2008

Foto by RuMi

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Sondaggio d’Opinione: Il “Vero” Tango ?

Pubblicato da dctango su Aprile 30, 2008

Ultimamente un post mi ha fatto riflettere su questa vicenda di cui, sicuramente in salse diverse, si sarà già discusso altrove. Esiste un modello supremo di tango argentino o “tutto è tango” come qualcuno sostiene ?
Per me il vero tango esiste ed è quello interpretato dai musicisti della guardia vieja e guardia nueva(fatte salve le recenti orquestas tipicas). Finito questo periodo che ha avuto il suo culmine nella decade d’oro, un tale, di nome Astor Piazzolla ha sublimato il tango e lo ha portato sui palchi, sui set cinematografici e nei teatri. Ciò non vuol dire che non lo si possa ballare, ma non in milonga, bensì secondo ben studiate coreografie. Lo so la mia visione è molto “ortodossa” e forse poco aperta ai nuovi gusti contemporanei, ma parte dall’idea che questi compositori pensassero prima di tutto a far ballare il tango alla gente comune e nelle milonghe. Posso sbagliarmi e per questo voglio sentire le vostre opinioni in merito, certo che commentatori più autorevoli di me possano chiarire questo quesito. Avete facoltà di massacrarmi. :D
Ancora: chi potrebbe dire che Gardel non cantasse dei tanghi… ma il vero tango ballato non era certo quello che lui cantava (infatti nessuno si azzarderebbe a mettere Gardèl in una milonga).
Vi dirò di più anche Bajofondo, Tanghetto, il Tango Turco (non me ne voglia DJ Morokal) per me non sono il “Vero Tango” anche se poi li mettiamo in milonga e li balliamo con i passi del tango.

L’Immagine non è l’oggetto

Socrate

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Tango: amore mi manchi.

Pubblicato da Chiara su Aprile 30, 2008

¡No estás! Te busco y ya no estás.
¡Qué largas son las horas ahora que no estás!…
Qué ganas de encontrarte después de tantas noches.
Qué ganas de abrazarte, ¡qué falta que me haces!…
Si vieras que ternura que tengo para darte,
capaz de hacer un mundo y dártelo después.
Y entonces, si te encuentro, seremos nuevamente,
desesperadamente, los dos para los dos.

Non ci sei! Ti cerco ma ancora non ci sei.
Quanto son lunghe le ore quando non ci sei!…
Che voglia di incontrarti dopo tante notti.
Che voglia di abbracciarti, cos’altro mi puoi fare!…
Se vedessi che tenerezze conservo per te,
sarei capace di creare il mondo e poi di regalartelo.
E allora, se ti incontro, saremo nuovamente
inaspettatamente, l’uno per l’altro.

Que falta que me hacés - Armando Pontier, Miguel Caló y Federico Silva
QUI la versione di Leopoldo cantata da Sosa
QUI la classica versione di Calò…con tanto di presentazione!

Ma quanto è bello questo tango! Lo dedico a due cari amici: se li vedo in pista, non posso non mettergliela!  ;-)

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Caroline da BsAs

Pubblicato da Chiara su Aprile 30, 2008

Suipacha 384 - Buenos Aires - Argentina by Metempsycose

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